Martin Čotar è un ex ciclista professionista. Appesa la bicicletta al chiodo ha continuato ad impegnarsi nel mondo delle due ruote. Per sviluppare al meglio il potenziale legato al cicloturismo in Istria. Un'intervista

21/10/2011 -  Massimo Moratti

Martin Čotar è uno che di ciclismo ci vive. Ex corridore professionista, è stato più volte campione di Croazia e una volta campione europeo nella categoria speranze. Terminata l’attività agonistica, Martin ha iniziato a lavorare con le istituzioni della Regione istriana per sviluppare i percorsi ciclistici in Istria e trasformare l’Istria in un paradiso ciclistico.

Al momento è consulente per la cooperazione internazionale per la Regione istriana, ma quando ci sono eventi come la Parenzana lui risponde alla chiamata ed eccolo a dar una mano agli organizzatori. La Parenzana è una competizione di mountain bike che si svolge in Istria a fine settembre e che oramai è giunta alla sua sedicesima edizione. È uno degli eventi chiave della stagione ciclistica in Croazia.

Incontriamo Martin al termine della prima tappa della Parenzana, quando oramai tutti i ciclisti sono rientrati nelle loro stanze. È una serata di fine settembre, il tempo è ancora bello e Martin cerca di rilassarsi dopo una giornata intensa… ma senza troppo successo, visto che tra cellulare e ciclisti Martin è indaffaratissimo. Iniziamo a parlare di Istria Bike, il ricco portale web, curato dall’Ente Turismo della Regione Istriana, che presenta online tutte le informazioni per chi volesse percorrere l’Istria in mountain bike.

Martin, come si è sviluppata l’iniziativa di Istria Bike?

Istria Bike è un’iniziativa che ha raccolto tutti i percorsi cicloturistici dell’Istria, al momento 43. Li ha riuniti in un solo sito ed ha armonizzato la loro presentazione. I percorsi sono suddivisi a seconda delle aree geografiche e per ogni percorso è indicato il tipo di terreno, la lunghezza, la difficoltà, i dati GPS, l’altimetria, la cartina e il road book.

Per fare questo è stato necessario svolgere un grosso lavoro sul terreno, per standardizzare la segnaletica, mettere a posto i percorsi, assegnare un codice a ciascuna zona, e così via…. Una volta fatto questo, si sono organizzate le gare per dar visibilità alla zona, alla Parenzana e a un'altra competizione in zona a due ruote, la Terra Magica Valamar, che si terrà a maggio prossimo.

Si sono poi promossi corsi per guide ciclistiche e infine si è fatta una promozione su Istria Bike con foto e video. Adesso ogni percorso è contraddistinto da un numero preciso e all’inizio di ogni percorso c’è una mappa che indica lo sviluppo del percorso e i posti che si attraverseranno. Sul progetto Istria Bike dobbiamo però ancora lavorare molto per poter competere con aree come Bolzano o Maiorca. Tra l’altro, oltre ai percorsi attuali, ci sono altri 30 percorsi che vogliamo inserire nel sito e questa sarà una delle prossime sfide, così in tutto avremo più di 70 percorsi online.

C’era già una tradizione di mountain bike in Istria?

Non direi… Si è cominciato a parlare di mountain bike solo a metà degli anni '90. Prima di allora c’era solo il ciclismo su strada. La mountain bike è quindi una cosa relativamente nuova, ma in forte crescita.

La cooperazione tra associazioni sportive e istituzioni?

Funziona bene, gli enti pubblici forniscono i soldi alle associazioni sportive per organizzare corse o manifestazioni e questo è il modo diretto di operare. Ma vi è anche una forma di cooperazione indiretta: se si fanno foto o video i ciclisti locali diventano protagonisti e ne beneficiano direttamente. Entrano a far parte del settore produttivo perché sono quelli che alla fine servono a far da guida sul territorio e a promuoverlo, diventano una parte importante della promozione del territorio e dell’ambiente naturale. Oltre a ciò occorre tenere sempre d'occhio i percorsi, controllarne lo stato, la segnaletica, fare da guida nel corso di eventi promozionali. In queste occasioni sono i ciclisti ad intervenire e ad essere impiegati proprio in virtù della loro expertise.

E qual è l’interazione col territorio? Come cambia il rapporto con la popolazione, soprattutto nelle zone più rurali?

Anche questo sta cambiando, la gente si abitua a poco a poco. I ciclisti ora cercano percorsi alternativi, in scala ridotta, che attraversino i paesini, fuori dalle rotte del turismo di massa. Il ciclista cerca il piccolo e il bello, e qui in Istria lo trova. Pian piano paesini isolati entrano a far parte delle rotte turistiche abituali.

Gli abitanti dei villaggi iniziano a parlare lingue straniere e ad entrare in contatto con i turisti. Il ciclista è una persona sofisticata, si appoggia alle buone strutture e cerca “il value for money”, cioè il massimo ritorno per il proprio denaro. Quindi l’hotel a 3 stelle, ma ben tenuto, anziché quello a 4, il cibo locale, semplice ma saporito.

Martin alla Parenzana

Il ciclista è poi un turista informato, per forza di cose deve informarsi sul territorio, usa il GPS e si documenta prima di partire. In più mangia bene e beve bene dato che deve recuperare energie. Insomma è un turista meno invadente di altri, dei motociclisti per esempio che spesso si avventurano fuoristrada e ciò provoca le reazioni dei contadini. Possiamo senz’altro definire il ciclista come il prototipo del turista responsabile.

Progetti per il futuro?

Per il futuro l’importante è assicurarsi i fondi necessari per continuare il progetto Parenzana 3, che, come i precedenti, sarà finanziato grazie all’IPA, un fondo dell’Unione europea, così che tutte le infrastrutture create, che già sono ad un buon livello, possano divenire sostenibili. In quest’ottica sarebbe importante affidare parte dei percorsi a privati, Ong o società profit che possano sviluppare e mantenere questi tracciati e così sviluppare pacchetti turistici.

Un’altra possibilità sarà quella di promuovere il territorio portando la gente direttamente nelle cantine dei produttori locali. In questa fase, si possono fare singole attività, che arricchiscono il

territorio e integrano l’offerta. Quello che manca al momento è però un corpo centrale, che aggreghi tutti i produttori locali, che coordini il tutto e segua l’attuazione dei vari progetti, che devono venir definiti assieme.

Questa è la via da seguire, un approccio integrato che includa tutti, che tenga conto delle specificità e che si faccia carico di portare avanti un piano comune. Abbiamo capito che questo ci manca. Insomma occorre un organo centrale, un’istituzione che si basa sulla fiducia dei partner i quali però devono poi seguire le idee che vengono proposte, una sorta di agenzia dello sviluppo ma solo per il turismo.

È questo l’organo che può tra l’altro prolungare la stagione turistica, includendo maggio e giugno e poi settembre e ottobre. Perciò occorre focalizzare l’approccio, dare la priorità ad alcuni eventi e poi proseguire, senza disperdere i fondi e mantenere il tutto collegato assieme. L’anno prossimo ci dedicheremo ai programmi e a fare il marketing e occorrerà preparare i vari progetti in tempo per non perdere occasioni propizie. Occorre muoversi senza indugiare, tenendo conto che il tempo passa velocemente.


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