“Ritam zločina - Il ritmo del crimine” (1981) di Zoran Tadić

Una rassegna sul cinema croato come ne sono state organizzate poche in Italia. È “Incontri con il cinema croato – Susreti s hrvatskim filmom u Rimu”, in programma al Cinema Trevi di Roma da oggi a domenica 14 novembre

11/11/2010 -  Nicola Falcinella

A Roma, in questi giorni, un ciclo dedicato al cinema croato che comprende 11 lungometraggi, tre documentari e sette cortometraggi scelti tra i più interessanti della produzione recente con l’aggiunta di alcuni capisaldi di una cinematografia vicina ma poco conosciuta in Italia.

Giovani registi come Dalibor Matanić, Arsen Anton Ostojić, Goran Dević e Zvonimir Jurić, cineasti esperti quali Vinko Brešan o Branko Schmidt e i numi tutelari Oktavijan Miletić (“Lisinski”, realizzato durante l’occupazione nazista, è considerato il primo lungometraggio sonoro croato), Zvonimir Berković, Krsto Papić, Dušan Vukotić e Zoran Tadić.

Saranno proposte anche opere d’animazione della “scuola di Zagabria”, che ebbe il suo momento di maggior splendore negli anni ’60 e ’70, compreso “Surogat – Surrogato” (1961) di Dušan Vukotić, vincitore dell’Oscar. La rassegna prevede tutte le proiezioni a ingresso gratuito e, sabato alle 21, un incontro moderato da Francesco Crispino con i registi Dević e Schmidt, Carmen Lhotka (direttrice della Cineteca croata) e il critico Sergio Grmek Germani.

La rassegna è a cura di Tina Hajon e patrocinata dall’Ambasciata di Croazia e Associazione Italo Croata a Roma con la collaborazione della Cineteca Croata, Centro Sperimentale di Cinematografia Cineteca Nazionale, Jadran Film, Hrvatska radiotelevizija.

Giovedì 11

Alle 17 c’è “H-8…” (1958) di Nikola Tanhofer (importante come operatore e direttore della fotografia ancor più che come regista), da un soggetto di Zvonimir Berković, con Boris Buzančić, Đurđa Ivezić, Antun Vrdoljak, Vanja Drach, Stane Sever, Marija Kohn.

Un’auto pirata provoca lo scontro tra un autobus e un furgone in cui perdono la vita otto persone. All’inizio il narratore indica i posti che si riveleranno “mortali” nell’autobus, ma lo spettatore non sa chi li occupa e rimane nell’incertezza fino alla fine. La pianista Alma, spiegando la forma musicale della “fuga” al compagno di viaggio Boris, svela la costruzione del film: nella “fuga”, i motivi s’intrecciano e hanno uno scopo comune, allo stesso modo, le persone che viaggiano, vanno verso una stessa meta.

Alle 19 c’è il corto “Prljavi mali mjehurići - Bollicine sporche” (2008) di Ivan Livaković seguito dalla commedia “Kako je počeo rat na mom otoku - Com’è iniziata la guerra sulla mia isola” (1996) di Vinko Brešan con Vlatko Dulić, Ljubomir Kerekeš, Ivan Brkić, Predrag Vušović Pređo, Božidar Orešković, Ivica Vidović. Uno dei più bei film della Croazia indipendente, grande successo nelle sale con 350.000 spettatori. Siamo nel 1991, Blaž Gajski arriva su una piccola isola dell’Adriatico per liberare il figlio dalla caserma dell’esercito jugoslavo. Aleksa, il capo della caserma, minaccia tutta l’isola con l’esplosivo dei depositi. La popolazione locale e la nuova amministrazione cercano di convincerlo ad arrendersi, ma per ottenere ciò dovranno organizzare una serie di concerti e spettacoli teatrali.

Infine alle 21 il corto “La strada” (2004) di Damir Čučić precede “Volim te - Ti amo” (2005) di Dalibor Matanić con Krešimir Mikić, Nataša Janjić, Leon Lučev, Ivana Roščić, Zrinka Cvitešić e Ivana Krizmanić. È la storia di un giovane copywriter che scopre di essere sieropositivo in seguito a una trasfusione di sangue. La sua vita cambia completamente, da un giorno all’altro, anziché i soldi, la carriera, il fidanzamento con una bella ragazza, arriva il licenziamento. Tutti lo abbandonano e lui decide di vendicarsi contagiando donne finché un incontro non cambia tutto.

Venerdì 12

Alle 17 “Lisinski” (1944) di Miletić con Branko Špoljar, Lidija Dominković, Srebrenka Jurinac, Veljko Maričić, Tomislav Tanhofer. Il primo lungometraggio sonoro del cinema croato, realizzato dal filonazista Stato Indipendente della Croazia (NDH) con intenti propagandistici, anche se Miletić riesce a contenere la componente ideologica.

È la vicenda di un giovane e talentuoso insegnante di pianoforte che, con l’aiuto di alcuni amici, cerca di affermarsi come compositore, malgrado l’ambiente ostile e la debole salute. S’innamora della bella Hedviga, ma pensa di non esserne all’altezza. Spronato da un amico, scrive una canzone patriottica e la prima opera croata. Sarà però accettato e acclamato solo dopo la sua morte.

Alle 19 c’è l’ottimo “Rondo” (1966) di Zvonimir Berković, con la fotografia di Tomislav Pinter (uno dei maggiori direttori della fotografia jugoslavi) e come interpreti Stevo Žigon, Milena Dravić, Relja Bašić, Zvonimir Rogoz, Rudolf Kukić, Boris Festini. Tre attori celebri (Dravić, Bašić, Žigon) per un dramma da camera intorno a un triangolo d’amore. Il giudice Mladen gioca ogni domenica a scacchi con l’amico Fedja e sua moglie Neda e si invaghisce di quest’ultima. La passione che nasce turba l’equilibrio tra i tre.

Alle 21 l’animazione “Maestro Koko” (1968) di Zlatko Grgić, Boris Kolar, Ante Zaninović, un corto parte della serie del Professor Balthazar, la più popolare tra quelle realizzate dalla scuola di Zagabria.

A seguire viene proiettato “Ta divna Splitska noć - Quella bella notte a Spalato” (2004) di Arsen Anton Ostojić con Mladen Vulić, Nives Ivanković, Mariko Prga, Marija Škaričić, Vicko Bilandžić, Ivana Roščić. Tre storie ambientate a Spalato (il Palazzo di Diocleziano tra tossicodipendenti e spacciatori) poco prima dell’inizio di un nuovo anno. C’è un tocco di magico e di incanto e un po’ troppa maniera e luogo comune, ma il film ha ricevuto diversi premi ai festival di Pola e Sarajevo.

Sabato 13

Alle 17 “Lisice - Le manette” (1969) di Krsto Papić con Fabijan Šovagović, Adem Čejvan, Jagoda Kaloper, Ilija Ivezić e Fahro Konjhodžić. È il 1948, nello sperduto villaggio di Dinara si svolge una festa di nozze, sulla quale alita il fantasma delle purghe iniziata dopo la rottura tra Stalin e Tito. Un film con la struttura della tragedia classica, che mostra la ripetitività degli eventi della politica e la loro crudeltà. All’epoca il film non piacque né al patito comunista né ai suoi oppositori e ne fu impedita la partecipazione al Festival di Cannes.

Alle 19 l’interessante documentario “Dečko kojem se žurilo - Il ragazzo che aveva fretta” (2001) di Biljana Čakić Veselić. L’autrice racconta la ricerca del fratello Ivan, scomparso all’inizio della Guerra, calandola dentro la storia familiare e la scomparsa di suo nonno, nel 1945, che la nonna ha atteso per tutta la vita.

A seguire il bel corto “Žuti mjesec - Luna gialla” (2009) di Zvonimir Jurić, vincitore di molti premi, e il documentario “Poplava - L’alluvione” (2010) di Goran Dević. Un lavoro premiato all’ultimo Sarajevo Film Festival che mostra alcuni villaggi della Lika regolarmente soggetti ad alluvioni nell’indifferenza del governo. Il film mostra due volontari, uno della minoranza serba e uno croato che si prodigano per le proprie comunità, ma anche come i religiosi sfruttino il dramma per scopi di propaganda.

Alle 21, dopo la tavola rotonda, l’animazione “Surogat – Surrogato” (1961) di Dusan Vukotić, vincitore dell’Oscar. Chiude la serata “Crnci - I neri” (2009) di Dević e Jurić, uno dei casi cinematografici degli ultimi anni, con Ivo Gregurević, Emir Hadžihafizbegović, Rakan Rushaidat, Krešimir Mikić.

Una storia ambientata alla fine della guerra che tocca un tabù della storia recente croata e ha ricevuto premi a Pula (miglior film e miglior attore non protagonista) e a Cottbus (miglior regia). L’unità speciale dell’esercito chiamata Crnci (i neri) sta per essere sciolta. Ma il comandante Ivo che ha appena perso i tre uomini in un’azione vuole, prima di sciogliere l’unità, recuperare i loro corpi e far esplodere una diga per vendicarsi con il nemico. I sopravvissuti vengono mandati in azione, ognuno con i propri traumi e i propri dubbi. Troveranno il vero nemico, dove meno se lo aspettano, in se stessi. Dević e Jurić raccontano usando lo stile del thriller (e contaminazioni da horror psicologico) l'azione di una squadra speciale per cercare dei compagni dispersi a tregua già siglata.

Domenica 14

Alle 17 in programma “Tko pjeva zlo ne misli - Chi canta male non pensa” (1970) di Krešo Golik con Relja Bašić, Mia Oremović, Mirjana Bohanec, Franjo Majetić, Tomislav Žganec, Vida Jerman. Una commedia musicale che mostra, in modo sottilmente critico, la vita della piccola borghesia a Zagabria prima della Seconda guerra mondiale. Il piccolo Perica vive con la madre Ana, casalinga e accanita lettrice di romanzi d’amore, e il padre Franjo, che spesso beve un po’ troppo. La domenica, senza essere invitata, si unisce a loro la sorella nubile della madre, Mina. La sua presenza innervosisce Franjo e i pranzi si concludono spesso con un litigio. Ma l’apparizione casuale del tenero ed elegante signor Fulir cambierà la routine. Al termine è prevista l’animazione “Drama oko cvijeća - Le api di Pino” (1977) di Ante Zaninović.

Alle 19 c’è il documentario sperimentale “Trg 20 stoljeće na filmu - La piazza. Il XX° secolo sulla pellicola” (2009) di Hrvoje Juvančić, che impiega materiali d’archivio che hanno come sfondo la Ban Jelačić, la piazza principale di Zagabria. Segue “Ritam zločina - Il ritmo del crimine” (1981) di Zoran Tadić con Ivica Vidović, Fabijan Šovagović, Božidarka Frajt, Dragutin Klobučar, Zdenka Trach. Una pellicola di genere, considerata dalla critica il miglior film croato degli anni ’80. La storia di Ivica, che abita da solo nella casa ereditata da suo padre e suo nonno, a Trnje, antico quartiere di Zagabria. Un pomeriggio riceve la visita di un uomo particolare, Fabijan, che vorrebbe affittare una stanza. Questi è appassionato di statistica e dei crimini avvenuti a Trnje e negli altri quartieri di Zagabria. Nello stesso tempo Zdenka, la donna amata da Ivica ai tempi della scuola, torna a vivere nel quartiere.

Conclude la rassegna alle 21.15, “Metastaze - Le metastasi” (2009), il più recente film di Branko Schmidt, protagonisti Rene Bitorajac, Franjo Dijak, Robert Ugrina, Rakan Rushaidat e Jadranka Đokić. È il ritorno a Zagabria di Filip dalla Spagna, dove era in una comunità per tossicodipendenti. Nel quartiere di periferia incontra i vecchi amici cambiati per le conseguenze della corruzione, della criminalità e della violenza diffusa.


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