La vedova del testimone di crimini di guerra assassinato chiede i danni al governo croato. Ufficiale croato, Milan Levar aveva testimoniato contro il proprio esercito per i crimini commessi nei confronti della popolazione serba in Krajna. Tornato in Croazia dopo aver reso le proprie dichiarazioni all'Aja, fu assassinato di fronte al figlio nella propria casa di Gospic. Ora la vedova chiede al governo croato i danni per non averlo protetto. Drago Hedl ricostruisce la vicenda in questo articolo scritto per l'Institute for War and Peace Reporting (IWPR), traduzione di Carlo Dall'Asta.

20/06/2003 -  Anonymous User

La vedova di un ufficiale dell'esercito croato ucciso per aver reso una testimonianza decisiva all'Aja ha intentato una causa contro il governo perché - secondo l'accusa - non ha fatto nulla per proteggerlo.

Il marito di Vesna Levar, Milan, aveva testimoniato sei anni fa sulle presunte atrocità commesse dai Croati contro i Serbi. E' stato successivamente assassinato da ignoti, nonostante il parere favorevole di Zagabria ad una richiesta dell'Aja di fornirgli la protezione della polizia.
Sua moglie chiede 800 mila kune (circa 100 mila euro) di danni al governo, sostenendo che non ha fatto nulla per garantire la sua sicurezza. Dice che era riluttante a intraprendere la causa, ma di essere stata costretta a farlo dalla latitanza delle autorità nel provvedere al mantenimento della sua famiglia.

"Sono stata paziente e non volevo intraprendere un'azione legale", ha detto Vesna Levar a IWPR. "Mi aspettavo che lo stato mi aiutasse, che mio figlio Leon, che frequenta ora il settimo anno di scuola, avrebbe ricevuto la pensione di suo padre e che ci avrebbero dato un posto per vivere. Nessuno ha fatto nulla, io non ho ricevuto neanche una kuna dallo stato."
Milan Levar era un ufficiale comandante nella squadra di ricognizione e sabotaggio dell'esercito croato e del centro di sorveglianza e intercettazione di Gospic nel 1991. Nel 1997, la sua disponibilità a recarsi volontariamente al Tribunale per testimoniare sugli alti ufficiali dell'esercito accusati di aver organizzato l'uccisione sistematica dei Serbi nell'area, finì sulle prime pagine dei giornali nazionali.

Quando Levar tornò in Croazia dopo aver reso la deposizione all'Aja, parlò apertamente alla stampa. Intervistato, raccontò di essersi incontrato nel 1991 con Ivica Oreskovic, segretario del locale comitato di crisi, e col generale Mirko Norac, in un luogo pieno di cadaveri.
"Persone morte sgozzate giacevano sul pavimento, e l'incontro si teneva in mezzo a tutto quel sangue. Io resto della mia opinione, che Norac e Oreskovic sono stati quelli che hanno dato gli ordini e commesso crimini di guerra", ha detto Levar a un giornalista di Novi List.

Lui e la sua famiglia furono successivamente minacciati, vessati e ostracizzati dai loro vicini a Gospic.
Il primo di Aprile 1998 il Tribunale dell'Aja chiese a Zagabria di porre Levar sotto protezione della polizia. Due settimane dopo, il governo allora guidato dal Presidente Franjo Tudjman, informò il procuratore capo del tribunale Carla Del Ponte che vi si sarebbe provveduto.

Ma la vedova di Levar insiste che il governo non ha mai fornito nessuna misura di protezione a suo marito. E il 28 Agosto 2000, Levar fu ucciso da una bomba fatta esplodere fuori dalla sua casa a Gospic. Suo figlio di nove anni fu testimone dell'omicidio.
L'inchiesta della polizia sull'assassinio - apparentemente una ritorsione per la sua testimonianza - confermò le affermazioni di Vesna Levar. La conclusione fu che a Levar non era mai stata data nessuna protezione perchè il governo di Tudjman non aveva autorizzato la polizia di Gospic a farlo.

Quando il governo del primo ministro Ivica Racan si insediò nel 2000, iniziò a investigare sulle accuse di Levar e, nel febbraio 2001, incriminò Norac per crimini di guerra. Il generale fu finalmente processato e condannato a 12 anni di prigione, e sta attualmente ricorrendo in appello contro la sentenza.
Tuttavia, nessuno fu mai arrestato per l'omicidio di Levar e alla sua famiglia non fu mai assegnato alcun indennizzo.

"Lo stato non ha fatto nulla per mio marito, benchè fosse stato emesso l'ordine di proteggerlo. E' per questo che lo ritengo indirettamente responsabile della sua morte", ha detto Vesna Levar a IWPR.
Ha dichiarato di essere riluttante a intraprendere una lunga battaglia legale contro lo Stato - perchè questo la costringerà a rivivere l'assassinio del marito - ma di non avere scelta.

Il limite legale in Croazia per ricorrere in casi come questo è di tre anni, e questo agosto ricorrerà il terzo anniversario della morte di Levar.
"Non ci sono soldi che possano compensare la perdita del padre di mio figlio, o la perdita di mio marito. Ma almeno la vita può essere facilitata a mio figlio, perchè io non posso dargli ciò di cui ha diritto- ha affermato."

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