Dal ruolo svolto nel riconoscimento dell'indipendenza della Croazia all'appello alla riconciliazione, pronunciato a Zagabria nel 1994. Papa Wojtyla ha avuto un'importanza cruciale nella storia recente del Paese, che ha visitato tre volte. I Croati piangono un padre

04/04/2005 -  Drago Hedl Osijek

Quando sabato scorso tutti i canali televisivi e radiofonici della Croazia hanno interrotto la programmazione, poco dopo le dieci di sera, per annunciare la morte di Papa Giovanni Paolo II, un sentimento comune di tristezza ha avvolto il Paese. Malgrado i media parlassero da giorni delle gravi condizioni di salute del Santo Padre, la notizia è giunta dolorosa. In Croazia, Giovanni Paolo II non era visto solo come Papa, ma come un eccezionale amico, che aveva visitato il Paese per tre volte.

"I cittadini della Repubblica di Croazia, e non solo i credenti, ricorderanno con profondo rispetto e sincero ringraziamento Papa Giovanni Paolo II come un grande amico, rammentando le sue tre storiche visite nel nostro Paese", ha dichiarato il Presidente croato Stjepan Mesic commentando la morte del Pontefice.

"Stiamo parlando di un grande, forse del più grande uomo dell'epoca in cui viviamo", ha affermato il Primo Ministro Ivo Sanader alla notizia della morte del Papa. "Ha seguito il popolo croato, dalla resistenza all'aggressione alla creazione di istituzioni democratiche, fino a sostenere la Croazia nella sua richiesta di ingresso nell'Unione Europea", ha detto il Primo Ministro. Sanader era stato l'ultimo capo di governo ricevuto in udienza da un Papa già visibilmente malato, il 22 febbraio scorso.

Zagabria ricorda sempre che è stato il Vaticano il primo a riconoscere la Croazia, dopo l'indipendenza e la sanguinosa guerra causata dalla fine della Jugoslavia. Quel riconoscimento era stato di importanza cruciale perché pochi giorni più tardi, il 15 gennaio del 1992, i Paesi dell'Unione Europea facessero lo stesso. Viene sempre sottolineato il fatto che il ruolo più importante nella decisione del Vaticano era stato quello svolto da Giovanni Paolo II. Un altro elemento che viene rilevato è il grande contributo avuto da Giovanni Paolo II nella caduta del comunismo in Europa, così che è stata la Chiesa Cattolica in Croazia ad avere un ruolo forte, forse quello determinante, nelle prime elezioni multipartitiche del 1990, sostenendo fortemente l'Unione Democratica Croata, il partito del primo Presidente croato Franjo Tudjman.

La Croazia, però, ricorda in modo particolare il fatto che il Papa ha visitato il Paese tre volte. La prima il 10 settembre del 1994, quando ha celebrato la messa per un milione di fedeli nell'ippodromo della capitale, ricordando i 900 anni dell'episcopato di Zagabria. Giovanni Paolo II ha visitato per la seconda volta la Croazia il 2, 3 e 4 novembre del 1998. In quell'occasione ha visitato Zagabria e il più grande luogo di pellegrinaggio in Croazia a Marija Bistrica, mentre il terzo giorno si era recato a Split, la terza città della Croazia. Il Papa è venuto per la sua terza e ultima visita in Croazia all'inizio di giugno del 2003. La Croazia aveva affermato con orgoglio che questo era il suo giubileo, il centesimo viaggio all'estero, da lui dedicato alla sua "amata Croazia", come il Papa stesso amava sottolineare. In età avanzata, e già visibilmente in un precario stato di salute, nei cinque giorni del viaggio aveva visitato Rijeka, Dubrovnik, Osijek, Djakovo e Zadar, dove aveva celebrato messa di fronte ad una moltitudine di fedeli.

In occasione della sua terza e ultima visita in Croazia il Papa aveva anche incontrato il Primo Ministro del tempo, l'ex comunista Ivica Racan, circostanza che aveva mostrato come il Papa rispettasse egualmente ogni governo scelto democraticamente. L'Unione Democratica Croata di Tudjman, che aveva governato il Paese dalle prime elezioni multipartitiche fino al gennaio del 2000, aveva cercato di presentare le visite papali come il sostegno al partito e alla sua politica. Tudjman una volta aveva addirittura abusato della visita del Papa in Croazia mettendo sui manifesti elettorali le foto che lo ritraevano insieme al Pontefice. Questo comportamento non era stato bene accolto dal Vaticano, come neppure la politica della Croazia nei confronti della Bosnia Erzegovina e la guerra ivi condotta da Zagabria all'inizio degli anni '90.

Quando il Papa aveva visitato la Croazia per la prima volta, nel settembre 1994, un terzo del Paese era ancora occupato dai ribelli serbi, e il nazionalismo largamente diffuso e incoraggiato da tutti i maggiori uomini politici guidati dal Presidente Tudjman. Le parole pronunciate dal Papa nel corso della messa che stava celebrando scioccarono molti. Il Pontefice aveva parlato della necessità della riconciliazione e del perdono, cosa che molti Croati, con le ferite della guerra ancora fresche, non avevano trovato piacevole. Al tempo il Papa aveva parlato metaforicamente dei fiumi Sava e Danubio, che uniscono la Croazia con i suoi vicini, compresa la Serbia, e aveva menzionato la necessità di unione tra le genti di quest'area.

Al tempo, un tale approccio da parte del Papa non era stato commentato né dai politici croati né dagli alti esponenti della Chiesa Cattolica del Paese, perché i Serbi erano allora visti come feroci nemici, e chiunque li avesse considerati come un popolo che andava accettato veniva visto come traditore nazionale. Eppure, in quanto chiaro amico della Croazia e indiscutibile autorità morale, il Papa era riuscito ad aiutare i Croati a capire che erano obbligati a vivere insieme ai propri vicini, e che era nel loro proprio interesse mantenere buoni rapporti, nonostante le esperienza traumatiche.

Il fatto che il Papa avesse ragione è evidente oggi, solo dieci anni dopo aver parlato sul territorio croato della necessità del perdono e della riconciliazione. I rapporti con la Serbia si sono completamente normalizzati, e le parole del Papa erano state profetiche.

Dal momento dell'indipendenza della Croazia, negli ultimi 15 anni, il Papa è stato certamente la persone più amata dai Croati. Questo era evidente non solo nell'euforia che accoglieva le sue visite, ma anche nei gesti quotidiani delle persone. Il suo ritratto è esposto in molte case e uffici; i libri sulle visite del Papa in Croazia trovano spazio in molte case, e la malattia presagio della sua morte era stata seguita in Croazia con grande tristezza e preoccupazione.

"Mi sento come se fosse morto mio padre", ha detto una donna in lacrime alla notizia della morte del Pontefice. Molti Croati la pensano allo stesso modo.


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