La febbre calcistica dilaga nel paese, facendo dimenticare problemi sociali e aumenti dei prezzi. Metà governo in Germania per la sfida con il Brasile, mezzo milione in ferie o malattia per seguire le partite. Un paese in trance

20/06/2006 -  Drago Hedl Osijek

I quattro bambini venuti al mondo all'ospedale di Rijeka poco dopo la partita di calcio Croazia-Brasile, Klea, Emili, Doroteja e Adrijan, invece che con le magliette bianche di cotone che di solito si mettono ai neonati, sono stati vestiti con delle minuscole divise bianche e rosse della nazionale croata di calcio. Così, grazie al personale dell'ospedale e con il permesso delle madri, si sono aggregati ai molti croati che in questi giorni, invece dei soliti vestiti, camminano per strada con la maglia della nazionale.

Il paese è in preda alla follia del calcio, una vera febbre da tifosi, e l'unico tema delle conversazioni è il calcio. I tassisti di Zagabria hanno addobbato le loro macchine con delle piccole bandiere croate, le cassiere nei grandi centri commerciali, durante il lavoro, portano le bandane con i colori nazionali croati; le terrazze dei bar non si riescono ad immaginare senza i grandi schermi al plasma, e in alcuni ristoranti i camerieri che servono gli ospiti sono vestiti con la divisa della nazionale. I croati hanno dimenticato tutti i problemi che affrontano quotidianamente: la grande disoccupazione, il prezzo della benzina che aumenta al galoppo, la riforma della sanità che significa meno diritti e più spese per i servizi sanitari. Si sono dimenticati anche che in molti quest'anno non avranno i soldi per fare le vacanze al mare e che con molta difficoltà quest'autunno pagheranno ai loro bambini i libri scolastici. Tutti parlano solo di calcio.

Quasi metà governo, con a capo il premier Ivo Sanader, ma anche un significativo numero di parlamentari, visto che il Parlamento nel periodo dell'euforia calcistica non si ritrova, ha partecipato alla partita tra Croazia e Brasile. A dire il vero non tutti hanno avuto l'onore, come il premier Sanader, di seguire la partita dalla tribuna vip in compagnia del cancelliere tedesco Angela Merkel, ma i 20mila croati, quanti erano venuti ad incoraggiare la loro nazionale, in qualche modo si sono sistemati sulle tribune. Per numero i tifosi croati non erano inferiori a quelli brasiliani, e fra essi c'era persino Branimir Glavas, deputato del parlamento, il cui nome negli ultimi mesi viene messo in relazione con i crimini di guerra commessi a Osijek nel 1991. Proprio il giorno della partita col Brasile, il Tribunale distrettuale di Zagabria ha preso la decisione di avviare le indagini contro Glavas, ma il giudice istruttore gli ha consentito di andare a vedere la partita. Glavas è stato anche alla partita col Giappone e ha già annunciato che rimarrà in Germania anche per la partita con l'Australia.

I giornali hanno scritto che mezzo milione di croati, durante i mondiali di calcio in Germania, hanno preso le ferie o la malattia, che è, avvertono gli analisti, un male per un paese che spera che l'aumento della produzione interna di quest'anno potrebbe essere del 4 per cento. I croati, ha reso noto l'agenzia di sondaggi "Optimum media direction", sono i primi - davanti ai serbi e ai tedeschi - per il tempo che passano davanti al televisore, guardando i mondiali di calcio. Dal 9 all'11 giugno, secondo i sondaggi di questa agenzia, in media il 17,8 per cento della popolazione della Croazia tifava davanti ai televisori.

Dei mondiali di calcio sono particolarmente contenti i commercianti, in particolare i venditori di televisori. Nei giorni prima dell'inizio dei mondiali è stato segnato un aumento delle vendite di televisori addirittura del 30 per cento. Si fregano le mani anche i produttori di birra, che fra l'altro sono anche i più grandi inserzionisti le cui pubblicità non scompaiono dagli schermi e dalle pagine dedicate agli annunci dei media croati. Alcuni venditori hanno accompagnato la vendita dei televisori, inclusi i modelli più cari, con una furba campagna di marketing: hanno promesso agli acquirenti che gli avrebbero restituito i soldi se la squadra croata avesse vinto contro il Brasile. Un buon lavoro lo hanno fatto anche le agenzie turistiche che organizzano treni e pullman speciali per i tifosi, e fra Croazia e Germania è stato creato un vero ponte aereo. Si lamentano solo gli albergatori e gli operatori turistici sull'Adriatico, temendo che i mondiali di calcio possano danneggiare gli ottimi risultati turistici dell'anno scorso.

Una storia a parte riguarda i media, che sulle loro pagine d'apertura, fra l'altro riservate ai temi politici e di attualità, hanno spostato le notizie dello sport. Il giorno della partita col Giappone, lo "Jutarnji list" di Zagabria in prima pagina ha pubblicato il grido di guerra: "all'attacco", scritto in lingua croata e giapponese, e il suo concorrente, "Vecernji list", su tutta la prima pagina ha riportato il titolo in una parola: "Vincete!". Come se si trattasse di una vera guerra, e non di uno spettacolo di calcio.

Del resto i media hanno ceduto all'euforia calcistica generale, così la stella del giorno, con tanto di status d'eroe nazionale, è diventato il tifoso croato Ante Zuanic, il quale durante la partita col Brasile è riuscito a rompere il cordone della sicurezza tedesca ed apparire sul campo di gioco. Nonostante si tratti di un classico gesto da hooligans, la maggior parte dei giornali croati hanno trasformato quell'incidente in un raro gesto da eroe, e lo scatto di Zuanic in una mossa che ha "distrutto la sicurezza tedesca". I giornali hanno pubblicato anche la sua ampia biografia dalla quale si vede che è stato nella Legione straniera, e si vanta che dopo la fine dei mondiali andrà in Iraq. Il commentatore di "Novi list", Branko Mijic, prendendo in giro l'atteggiamento glorificatore dei media nei confronti di Zuanic, ha scritto: "La Croazia ha avuto un nuovo eroe! Le sue foto dominano sulle prime pagine dei giornali, e di lui si scrive e parla negli elogi. Non è un generale, nonostante il suo nome sia Ante (fra l'altro, sul destino di Gotovina i media croati da tanto tempo non dicono più niente), né un politico, tycoon, stella di una soap opera o modella arrivata dalla macchina della televisione per rendere ottusi".

Ma, il gesto da hooligan di Zuanic è stato soltanto l'introduzione a quello che è accaduto sulle strade di Mostar, in Bosnia ed Erzegovina, dove dopo la partita ci sono stati forti scontri fra i bosgnacchi e i croati di Mostar. I primi tifavano per il Brasile e i secondi, naturalmente per la nazionale del paese confinante, così le scene della città divisa assomigliavano alle immagini del medio oriente.

L'euforia calcistica in Croazia non sembra arrestarsi, nonostante i magri risultati che la nazionale ha realizzato fino ad ora durante gli incontri col Brasile e il Giappone. Quell'unico punto vinto, che offre almeno la speranza teorica di arrivare in finale, continua a mantenere lo stato febbrile e tiene i croati in una specie di trance calcistica.


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