Ivo Sanader

Il premier croato Ivo Sanader lascia senza spiegazioni valide la guida dell'esecutivo e del partito. Un gesto a sorpresa che ha scioccato e spaventato la Croazia. L'analisi del nostro corrispondente

03/07/2009 -  Drago Hedl Osijek

Le dimissioni del premier croato Ivo Sanader sono arrivate, del tutto inaspettate, mercoledì 1° luglio 2009. Sanader ha lasciato anche la guida del partito al governo HDZ, l'Unione democratica, e ha dichiarato che non si candiderà - come molti pensavano - alle elezioni presidenziali che si terranno a fine anno. Perfino il presidente croato Stjepan Mesić ha saputo delle dimissioni del premier soltanto un'ora e mezza prima che venissero comunicate alla stampa. Nel mondo politico e diplomatico di Zagabria l'improvviso abbandono di Sanader ha provocato il caos totale.

"Grazie a Dio non sono malato", ha affermato Sanader presentando le sue dimissioni, smentendo le voci di un suo ritiro per seri motivi di salute. Ha evitato anche le allusioni al fatto che lascia il suo ruolo di premier per un incarico presso un'istituzione europea. E questo è tutto, per quanto riguarda le ragioni delle sue dimissioni, eccetto le lunghe spiegazioni su quanto ha fatto nei 20 anni di carriera politica, di cui 6 in veste di premier.

Sotto shock l'opinione pubblica croata, perché un tale abbandono a metà di un mandato (il secondo) nessuno poteva aspettarselo. Soprattutto ora che il paese si trova nella situazione economica più difficile da quando la guerra è finita. Sanader non sembrava una persona che si arrende facilmente e lascia la nave nel momento in cui l'acqua sale nella stiva. Tuttavia ha lasciato, e ai cittadini costernati non ha dato buone spiegazioni.

Esistono alcuni indizi che l'avrebbero potuto portare a questa decisione. Il primo è lo scisma all'interno del suo partito, HDZ, in cui ha prevalso la corrente di destra più radicale. Il secondo indizio è l'affare dell'acquisto dei camion militari su cui è in corso un'indagine parlamentare; il terzo sono le catastrofiche condizioni economiche in cui versa il paese insieme al drastico calo del PIL, che nel primo quadrimestre del 2009 è sceso del 6,7%. Il quarto elemento è il blocco totale dei negoziati di adesione all'Ue imposto dalla Slovenia.

Secondo l'esperto politico Davor Butković, «l'HDZ ha inghiottito Sanader», il suo stesso partito, in cui ora hanno preso la scena Andrija Hebrang, Ivan Šuker e Božidar Kalmeta, della corrente di destra. L'esperto sostiene che questa tesi si possa confutare con il testamento di Sanader, che pone alla guida del governo e del partito Jadranka Kosor, la sua più leale collaboratrice.

L'affare dell'acquisto dei camion militari in cui è immischiato l'ex ministro della Difesa Berislav Rončević, pagati una decina di milioni di kune (circa 1,5 milioni di euro) in più rispetto al loro prezzo - come dicono voci non ufficiali - ha portato alla scissione interna al partito. Sanader ha cercato di chiarire il più possibile la situazione, ma Andrija Hebrang, potente uomo del partito ed ex ministro della Difesa, si è fortemente opposto. "Se consegniamo Rončević", ha detto Hebrang a Sanader, "nessuno di noi potrà più essere sicuro".

Per giustificare le dimissioni di Sanader, che hanno lasciato tutti di stucco, si parla della difficile situazione del paese, molto più seria di quanto l'opinione pubblica possa immaginare. Il tracollo del PIL, conseguenza diretta dell'esitazione di Sanader a introdurre dure, ma necessarie, misure anti-recessione, hanno condotto il paese sull'orlo della bancarotta. Dal bilancio mancano 15 miliardi di kune (circa 2 miliardi di euro), e già si dice che il paese non abbia più soldi per pagare le pensioni e gli stipendi dei dipendenti pubblici. Oltre a ciò, il paese ha uno spaventoso debito estero di circa 40 miliardi di euro, la cui estinzione torna ora in discussione.

In cima a tutto questo, la Croazia non riesce a risolvere la questione del blocco sloveno ai negoziati di adesione all'Ue. Sanader, secondo fonti a lui vicine, si sente completamente abbandonato da quelli che fino a ieri erano alleati croati, in primis Germania e Austria, i quali, a suo avviso, non hanno fatto nulla per aiutarlo. D'altro canto, da Bruxelles giungono voci di come l'Ue sia delusa dalle lente riforme nella giustizia croata e dalla flebile lotta alla corruzione e al crimine organizzato.

Che sia stato l'insieme di tutti questi fattori, questo enorme onere, a piegare Sanader e condannarlo alle dimissioni o se si tratti di altro, è comunque meno importante di ciò che l'abbandono di Sanader, in questo momento, significa per la Croazia.

Zoran Milanović, leader dell'opposizione e presidente del principale partito avversario, SDP, Partito Socialdemocratico, sta già chiamando ad elezioni anticipate (che dovrebbero tenersi tra due anni). I principali economisti ritengono che un ritorno alle urne, in questo momento, non sarebbe una buona soluzione per la Croazia, perché le farebbe perdere dei mesi importanti in cui, per via delle pratiche elettorali e della formazione di un nuovo governo, nessuno guiderebbe il paese.

"La crisi economica incalza, tardiamo con le misure necessarie e ora non abbiamo chi le possa implementare in tempi brevi", afferma Damir Kuštrak, presidente dell'Associazione croata dei lavoratori.

Gli analisti fanno notare che il possibile passaggio del governo nelle mani della vicepresidente Jadranka Kosor, che Sanader ha indicato come suo successore, e qualche ritocco d'estetica nel nuovo gabinetto, non sono tuttavia la via d'uscita. Difficilmente la Kosor sarà una persona in grado di applicare tagli seri e dolorosi, seppur necessari, che violeranno i diritti della società.

Con le dimissioni di Sanader la Croazia entra in un periodo particolarmente instabile, e questo nel peggior momento possibile. La crisi impera, i problemi sono enormi e si è temporeggiato in modo drammatico su questioni decisive; in questo caos totale, il capitano ha abbandonato la nave.


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