Zoran Milanović  (foto Roberta F.)

Zoran Milanović  (foto Roberta F. )

Dura sconfitta alle europee per i socialdemocratici del premier Milanović. L’HDZ, ora all’opposizione, emerge come il primo partito del paese. Il voto europeo avrà conseguenze di lungo corso sulla scena politica croata. Un’analisi

29/05/2014 -  Drago Hedl Osijek

Mancavano solo duecento voti per far sì che anche il più giovane membro dell’Unione europea, la Croazia, si unisse a quei paesi che al Parlamento europeo hanno mandato deputati di estrema destra. L’Alleanza per la Croazia, coalizione di otto partiti politici guidati dal HDSSB, partito di Branimir Glavaš, già condannato per crimini di guerra, per pochissimo non è riuscita ad ottenere un suo deputato a Strasburgo. Domenica sera, appena sono comparsi i primi risultati elettorali, al loro quartier generale si è festeggiato alla grande. Sembrava infatti che uno dei loro rappresentanti sarebbe riuscito ad andare al Parlamento europeo. Tuttavia, grazie al metodo D'Hondt utilizzato per il conteggio dei voti, il deputato dell’Alleanza per la Croazia è stato sorpassato dal sesto candidato della lista dell’HDZ, per soli 203 voti.

L’HDZ , il maggior partito di opposizione, e i suoi partner di coalizione hanno battuto nettamente, conquistando sei seggi al Parlamento europeo, i socialdemocratici (SDP) del premier Milanović e i partiti della loro coalizione che a Strasburgo hanno ottenuto complessivamente quattro seggi.

La sorpresa di OraH

La grande sorpresa della tornata elettorale per le europee è stato però il partito OraH, dell’ex ministro dell’Ambiente in quota SDP, Mirela Holy. Questo piccolo partito, sulla scena politica croata da soli sei mesi, ha attirato a sé  parte dell’elettorato di sinistra deluso e insoddisfatto dal premier Zoran Milanović (SDP). Grazie al buon risultato avrà un deputato al Parlamento europeo, che si unirà al gruppo dei Verdi europei.

Espresso in percentuale: l’HDZ ha conquistato il 41,42 per cento di preferenze, l’SDP il 29,93 per cento e OraH il 9,42 per cento.

Questi risultati corrispondono più o meno a quanto era già stato annunciato dai sondaggi d’opinione pubblica svolti durante i mesi scorsi. Si trattava solo di capire se al Parlamento europeo sarebbe andato anche il Partito laburista, fino a poco tempo fa la terza forza politica del paese. I laburisti, proprio perché impegnati per i diritti dei lavoratori, erano tra i favoriti degli elettori di sinistra. Le cose sono cambiate con la comparsa di OraH che in questo momento sembra rappresentare in modo molto più convincente i principi socialdemocratici. Inoltre Mirela Holy ha indossato anche l’aureola della vittima: il premier Milanović l’aveva infatti rimossa da ministro, dopodiché l’ha anche esclusa dall’SDP. L’insoddisfazione rispetto all’SDP e la possibilità di un’alternativa politica guidata da un importante ex membro di questo partito è stata la combinazione vincente per OraH.

Nonostante l’affluenza degli elettori sia stata di poco superiore a quella dello scorso anno quando – poco prima dell’ingresso nell’UE il 1 luglio -  la Croazia per la prima volta aveva votato i suoi deputati, con il 25,24 per cento di elettori recatisi alle urne i croati hanno superato in affluenza solo i polacchi, gli sloveni, i cechi e gli slovacchi. Ma se il sud est Europa non fosse stato colpito dalla catastrofica inondazione poco prima delle elezioni, l’affluenza sarebbe stata sicuramente più alta.

Conseguenze sulla politica interna

I risultati delle elezioni per il Parlamento europeo avranno conseguenze di lungo corso sul piano della politica interna croata. L’opposizione dell’HDZ cercherà di sfruttare al massimo la vittoria. La richiesta di elezioni politiche anticipate (quelle regolari sono previste per la fine del prossimo anno), che finora si era sentita in modo sporadico e a bassa voce, potrebbe adesso diventare più insistente. L’HDZ cercherà  di sicuro di sfruttare la vittoria elettorale anche alle prossime presidenziali, in agenda per la fine di quest’anno. Al momento l’HDZ non ha ancora indicato ufficialmente il proprio candidato, anche se i media già scrivono che sarà Kolinda Grabar Kitarović, ex ministro degli Esteri, poi ambasciatrice croata negli USA, attualmente assistente del segretario generale della NATO.

Nonostante l’attuale presidente della Repubblica, Ivo Josipović, secondo tutti i sondaggi continui ad essere il politico più popolare in Croazia, parte degli analisti ritiene che proprio Kolinda Grabar Kitarović potrebbe essere la sua rivale più scomoda. Josipović alle scorse elezioni era stato candidato dall’SDP, tuttavia la perdita di rating di questo partito non ha influito apparentemente sulla popolarità del presidente.

La turbolenta situazione che regna all’interno dell’SDP non farà che complicarsi ulteriormente dopo la perdita di voti alle europee. Il rating dell’SDP è in caduta costante. Anche se l’HDZ è stato duramente colpito dai processi per corruzione del suo ex capo e premier Ivo Sanader - e lo stesso partito è stato condannato per aver sottratto denaro alle casse dello stato - l’SDP non ha sfruttato l’occasione.

Poco prima delle elezioni europee, i sondaggi mostravano che l’HDZ godeva di un solido vantaggio e che, se le elezioni si dovessero tenere ora, otterrebbe il 23,3 per cento di voti, mentre l’SDP si fermerebbe al 18,9 per cento. Alcuni piccoli scandali di corruzione in cui sono stati coinvolti funzionari di basso livello dell’SDP, ma anche l’incapacità del premier Milanović e dei suoi ministri di far ripartire l’economia, aumentare le entrate e diminuire il numero dei disoccupati, hanno allontanato i cittadini dai socialdemocratici.

Capolinea per Milanović?

Il premier Milanović, però, ha anche un altro problema all’interno del partito. La recente rimozione del ministro delle Finanze Slavko Linić ha visibilmente spostato l’ago della bilancia all’interno dell’SDP e contro Milanović si è creato un fronte compatto della potente lobby dell’SDP di Fiume (Rijeka).

Con la sconfitta elettorale sono giunte anche dubbi sulla responsabilità diretta di Milanović, e le cose si complicano ulteriormente col fatto che Tonino Picula (ex ministro degli Esteri), che Milanović aveva marginalizzato, piazzandolo al quinto posto della lista elettorale per il Parlamento europeo, ha ottenuto il maggior numero di preferenze.

In molti tempo fa vedevano Picula come il possibile successore di Milanović. Dopo il trionfo alle elezioni europee (Picula ha ottenuto il 48 per cento di voti della lista dell’SDP) questa possibilità diventa molto più concreta.

 

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