36 scolari per classe, "ore" ridotte a 35 minuti per mancanza di personale, insegnanti sottopagati. La Croazia è uno dei Paesi europei ad investire meno nella scuola. Ora il nuovo governo annuncia riforme, ma i sindacati degli insegnanti rimangono scettici

21/03/2012 -  Paulina Arbutina

(Tratto Novosti e selezionato da Le Courrier des Balkans sul cui portale è stato pubblicato il 15 marzo 2012)

Tutti i ministri dell'Educazione che si sono succeduti negli ultimi 20 anni hanno provato ad imporre la loro visione sulla riforma del sistema scolastico croato. Questi cambiamenti, sempre affrontati come questioni altamente politiche, non sono mai andati a buon fine. Secondo quanto afferma ora il nuovo ministro dell'Educazione Željko Jovanović, una nuova riforma sarebbe prevista per il 2012-2013.

Con la riforma si intende introdurre molte nuove materie, tra le quali ad esempio l'educazione sessuale, l'informatica fin dalla prima elementare e, a scelta, l'educazione civica o la religione, che andrebbero a rimpiazzare materie quali “Politica” ed “Economia”. Uno dei punti cruciali della nuova proposta di riforma è inoltre il prolungamento della durata della scuola primaria, che durerà 9 anni e l'allungamento dell'insegnamento secondario obbligatorio.

Sono in corso nel Paese numerosi dibattiti sul troppo lavoro richiesto agli scolari, sul sovraccarico dei programmi e sulla messa in campo di progetti pilota mirati all'eliminazione dei compiti a casa. Intanto i programmi scolastici sono quelli di vent'anni fa, data dell'ultima riforma del sistema educativo croato.

Stagnazione o regressione?

Le norme pedagogiche e le condizioni d'insegnamento nella maggior parte delle scuole croate sono sotto la media europea. Le classi hanno più di 36 alunni. Per far fronte alla carenza di personale in molte scuole le “ore scolastiche” durano 35 minuti, cioè dieci in meno dei 45 minuti previsti per regolamento. L'equipaggiamento scolastico poi, assomiglia di più a pezzi da museo che strumenti di lavoro del XXImo secolo.

In queste condizioni, senza programmi adeguati e chiaramente definiti, il successo o il fallimento scolastico dipendono esclusivamente dagli insegnanti, sottopagati e il cui prestigio sociale si è notevolmente affievolito.

La Croazia investe poco nel suo sistema scolastico e i salari degli insegnanti sono al di sotto della media nazionale. Spesso gli insegnanti sono obbligati, per rimpinguare il proprio salario, a lavorare in più scuole contemporaneamente. A loro avviso non si tratta solo di stagnazione negli ultimi vent'anni, ma la scuola starebbe ormai regredendo.

Scuole o guardaroba?

“La scuola è ormai divenuta un guardaroba dove si lasciano i propri figli mentre si è al lavoro, non è più un luogo dove si educa. Contano solo i voti e non più il sapere. Per evitare problemi con le ispezioni gli insegnanti non esitano a regalare buoni voti. Non è affatto normale che l'85% degli scolari abbiano 5/5 (il massimo dei voti, ndr) in tutte le materie, non ha proprio senso”, s'indigna Dalibor Perković, professore di fisica e uno degli autori della riforma ora proposta dal ministro Jovanović.

“Nessuna delle riforme proposte in passato è mai stata applicata, perché erano tutte preparate nei gabinetti politici, senza alcuna concertazione con gli insegnanti. Le riforme devono essere condotte con spirito di continuità. Il sistema scolastico non deve riprodurre la struttura sociale. Deve rappresentare un processo dinamico, una locomotiva dello sviluppo, perché prepara i giovani ad affrontare il loro futuro”, afferma Gvozden Flego, ex ministro per la Ricerca, aggiungendo che nella nuova riforma è indispensabile prendere in considerazione la giustizia sociale.

“Le ineguaglianze sociali si riproducono nei livelli superiori. Lo dimostrano le statistiche: in Europa non vi è che un 2% di studenti universitari i cui genitori non abbiano fatto studi secondari, ma in Croazia sono più del 15%: l'insegnamento superiore deve rimanere accessibile a tutti”, ribadisce Flego.

L'accademico Vladimir Par propone invece di migliorare progressivamente la qualità dell'insegnamento senza grandi cambiamenti strutturali. “L'educazione si deve migliorare attraverso nuovi metodi insegnamento e con la diminuzione del volume del sapere enciclopedico imposto agli scolari. L'esperienza dei Paesi più sviluppati dimostra però le conseguenze nefaste di una liberalizzazione troppo ampia”, sottolinea.

Nessuno sforzo di budget

Anche se tutti ritengono che riforme siano urgenti e indispensabili, Željko Stipić, presidente del sindacato degli insegnanti Preporod, rimane scettico. Nel nuovo budget pubblico non vi sarebbe copertura finanziaria per i cambiamenti annunciati e quindi il sindacalista prevede un degrado delle condizioni generali del funzionamento della scuola.

“Non credo proprio si possano fare passi avanti senza reperire i fondi necessari... Senza uno sforzo finanziario, rimarremo dove siamo: ad essere i peggiori scolari d'Europa”, afferma Stipić. A suo avviso è il ministro delle Finanze che prende le decisioni e non il ministro dell'Educazione.

“Non c'entra che visione si abbia del futuro, senza i finanziamenti ogni riforma non rimane che un pio voto. Tutte le riforme hanno un prezzo, ed è la ragione per la quale non si riesce mai a farle. Non siamo pronti ad introdurre nuove materie in un programma già sovraccarico. Una sola ora in più nel programma implicherebbe la creazione di 750 nuovi posti di lavoro, cosa che costerebbe più di un miliardo di kune (circa 130 milioni di euro, ndr). Ora, allo stesso tempo, si diminuisce il budget statale per l'educazione di 400 milioni di kune (53 milioni di euro, ndr)”, spiega.

Ciononostante, secondo Milan Matijević, professore presso la Facoltà di Scienze della formazione di Zagabria, ci sono molte cose che si possono cambiare senza aver necessità di molti soldi. “Serve semplicemente organizzare meglio gli insegnanti, dare loro obiettivi chiaramente identificabili e piani concreti. La scuola è innanzitutto costituita da persone, prima ancora che da infrastrutture ed equipaggiamenti. E' importante investire energia in una migliore organizzazione e nella formazione del personale”.


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