La trojka di Vukovar

Il Tribunale dell'Aja ha emesso la sentenza per la famosa "trojka" di Vukovar. Contro gli ufficiali dell'Armata popolare jugoslava, Sljivancanin e Mrksic sono state emesse pene da molti definite blande e ingiuste, mentre Radic è stato assolto. Sconcerto e delusione tra l'opinione pubblica croata

02/10/2007 -  Drago Hedl Osijek

Il premier croato Ivo Sanader, poche ore dopo che il Tribunale dell'Aja lo scorso giovedì ha emesso la sentenza contro gli ex ufficiali dell'Armata popolare jugoslava (JNA), accusati di crimini a Vukovar, è andato sul luogo delle fosse comuni di Ovcara, non lontano da Vukovar, per placare l'eruzione di insoddisfazione generale.

Ad Ovcara si sono radunati spontaneamente gli abitanti di Vukovar e con in mano le candele accese hanno espresso il disappunto per la sentenza dell'Aja, considerandola non solo scandalosa e vergognosa, ma offensiva e umiliante nei confronti delle vittime.

"Sono venuto a Ovcara a causa di un forte sentimento di resistenza e di protesta rispetto una tale sentenza ingiusta e inumana. Sono venuto per stare coi cittadini di Vukovar in nome di tutta la Croazia", ha detto il premier Sanader, invitando tutta quanta l'opinione pubblica croata a mantenere la calma in questo momento difficile.

"Sono ancora sotto shock e non posso credere che il Tribunale dell'Aja abbia emesso una sentenza così vergognosa. È giustizia questa? Si puniscono così i crimini? Che razza di messaggio ci invia il tribunale fondato dalle Nazioni Unite con l'intento di punire chi ha commesso crimini di guerra?", ha detto un incredulo e sorpreso Zdravko Komsic, difensore di Vukovar, uno dei comandanti di Vukovar, che dopo la caduta della città era stato fatto prigioniero e condotto nel campo di detenzione di Sremska Mitrovica, in Serbia.

In Croazia non accenna a placarsi il sentimento di amarezza per la sentenza contro i tre ex ufficiali della JNA, Miroslav Radic, assolto da tutte le accuse; Veselin Sljivancanin, condannato a cinque anni e Mile Mrksic, condannato a 20 anni di carcere. Vukovar per i croati è il simbolo delle uccisioni e delle sofferenze della guerra, quello che per i bosgnacchi è Srebrenica.

Il fatto che per la morte di oltre 260 persone, perlopiù feriti dell'ospedale di Vukovar che dopo la caduta della città il 18 novembre 1991 furono condotti nella fattoria di Ovcara e lì uccisi e ammassati in una fossa comune preparata anzitempo, sia stata emessa una pena così blanda, ha innescato un atteggiamento anti-Aja. Il Partito croato del diritto (HSP), il partito più a destra dello spettro politico parlamentare, ha richiesto una immediata sospensione della legge costituzionale con la quale la Croazia si impegna a collaborare pienamente con il Tribunale dell'Aja. I leader del partito hanno inviato forti critiche sul conto dei precedenti governi croati, considerandoli corresponsabili per questa pena blanda, perché non hanno fatto abbastanza affinché la Croazia presentasse tutte le prove sulla tragedia di Vukovar.

Dalle numerose dichiarazioni piene di amarezza, espresse sul conto della sentenza dell'Aja contro Mrksic, Sljivancanin e Radic, si può evincere che il Tribunale dell'Aja con una sentenza così blanda in pratica ha amnistiato la JNA dalla responsabilità per i crimini di Ovcara, e poi che la colpa l'ha addossata sui membri della cosiddetta Difesa Territoriale (i soldati dell'unità locale, dei serbi rivoltosi in Croazia) e sulle forze di volontari e paramilitari, venuti dalla Serbia.

A questo ordine di considerazioni si appellano anche alcune note organizzazioni non governative croate. "La sentenza è particolarmente deludente per le famiglie delle vittime, in particolare quando sappiamo che con i tre accusati dall'Aja non sono stati accusati gli ufficiali della JNA di rango più alto, Blagoje Adzic e Veljko Kadijevic, i quali dovevano avere la responsabilità in quanto superiori, se non come chi aveva dato gli ordini. Ci preoccupa il fatto che la sentenza ha diminuito la possibilità della condanna penale per i crimini degli ufficiali della JNA responsabili", si legge nel comunicato che, tra gli altri, è stato firmato dal Comitato di Helsinki per i diritti umani della Croazia, da Documenta e dal Comitato civico per la difesa dei diritti umani.

Consapevole dell'enorme insoddisfazione dell'opinione pubblica, ma anche del fatto che adesso può cercare di sfruttare il caso della sentenza dell'Aja per la campagna elettorale, Sanader tenta di tranquillizzare gli animi. Lunedì primo ottobre, ha ricevuto i rappresentanti di oltre 30 associazioni di veterani di guerra, con l'intento di convincerli che il governo sta facendo il possibile per rendere avvertire della "ingiustizia dell'Aja" e fare in modo che venga corretta.

Oltre ad aver protestato contro una tale sentenza nei confronti dei responsabili dei crimini di Vukovar ed ad aver ha inviato una lettera al segretario generale dell'ONU Ban Ki Moon, Sanader ha annunciato anche la sua presenza all'Assemblea generale dell'ONU il 15 ottobre. Suggerirà, come ha precisato, la creazione di una commissione internazionale di esperti per il diritto penale internazionale, la quale avrebbe il compito di valutare la sentenza e il lavoro del Tribunale dell'Aja.

"Personalmente sono sorpreso e deluso da questa sentenza del tribunale", ha comunicato l'ambasciatore americano in Croazia Robert Bradtke, aggiungendo di non aver ancora avuto modo di vedere i dettagli della sentenza, cosa necessaria per comprendere su cosa si fonda la decisione del tribunale. "È difficile capire come pene del genere possano essere adeguate ai crimini commessi a Ovcara", ha dichiarato Bradtke.

Gli analisti politici croati ritengono che la sentenza dell'Aja nei confronti di coloro i quali l'opinione pubblica croata considera responsabili dei crimini di Ovcara possa avere delle conseguenze negative, soprattutto sui processi per crimini di guerra in corso nei tribunali locali che vedono accusati croati di crimini di guerra commessi contro serbi, oppure sui processi che devono ancora iniziare. Gli analisti ritengono che l'atmosfera venutasi a creare con la sentenza dell'Aja di sicuro non va a vantaggio di questi processi.

Il secondo elemento, al quale fanno riferimento gli analisti, potrebbe essere la creazione di un'ondata di atteggiamenti anti serbi e il peggioramento delle relazioni infra-nazionali nei luoghi con una forte presenza di serbi. Che questi avvertimenti non sono senza fondamento è testimoniato anche da due avvenimenti verificatisi nello scorso weekend. In due villaggi presso Benkovac, nella Croazia meridionale, sono state rovinate sei abitazioni dei rientranti serbi, mentre in un incidente a Vukovar lo scorso weekend si sono scontrati fisicamente dei giovani serbi con dei giovani croati dopo che, secondo quanto dichiarato dalla polizia del luogo, un giovane di nazionalità serba, in stato di ubriachezza ha urlato "Ripeteremo Ovcara".


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