Ante Gotovina

Il generale latitante croato Ante Gotovina, ricercato per crimini di guerra e contro l'umanità per il ruolo svolto nelle guerre degli anni '90 e in particolare nell'operazione "Tempesta" contro la popolazione serba delle Krajne, è stato arrestato questa notte in Spagna. Del Ponte: "Presto anche Karadzic e Mladic". I nostri articoli

08/12/2005 -  Andrea Rossini

Crimini contro l'umanità e violazione delle leggi e delle usanze di guerra. In particolare: persecuzione, omicidio, saccheggio di proprietà, distruzione di città e villaggi, deportazione, trasferimento forzato di popolazione e altri atti inumani. Sono queste le accuse cui dovrà rispondere il generale croato Ante Gotovina di fronte ai giudici dell'Aja. Secondo la Procura il latitante, comandante in capo delle operazioni, esercitava infatti de jure e/o de facto il comando e il controllo sulle forze croate nel corso dell'operazione "Tempesta".

Avvenne 10 anni fa, d'estate. L'esercito croato attaccò i Serbi delle Krajne che nel giro di pochi giorni dovettero abbandonare in massa il Paese per rifugiarsi in Bosnia Erzegovina o Serbia. Secondo lo sperimentato copione della pulizia etnica, le persone espulse furono terrorizzate per non poter più fare ritorno, i loro beni depredati e le abitazioni date alle fiamme. Decine di migliaia furono le case distrutte, incerto il numero dei civili uccisi - duemila secondo l'organizzazione serba "Veritas" - mentre il numero dei profughi raggiungeva ormai la cifra delle centinaia di migliaia. Secondo l'Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa (Osce), infatti, furono circa 300.000, tra il '91 e il '95, i Serbi che dovettero lasciare la Croazia. Gran parte dell'esodo avvenne proprio nell'agosto del '95. Dieci anni dopo, ed è questo un dato ancora più inquietante, solo 117.000 sono quelli che avrebbero fatto ritorno, sempre secondo l'Osce.

Nell'atto di accusa dell'Aja si legge che: "Tra il 4 agosto 1995 e il 15 novembre 1995, l'accusato Ante Gotovina, agendo individualmente e/o in concerto con altri rappresentanti in associazione criminale, pianificò, istigò, ordinò, perpetrò o favorì ... la persecuzione della popolazione serba nella regione meridionale della Krajna. ... In questo periodo le forze croate assassinarono almeno 150 Serbi della Krajna ... saccheggiarono sistematicamente le loro proprietà ... distrussero villaggi ... costringendo attraverso la violenza e gli atti di intimidazione la popolazione a lasciare la regione".

Dal giorno in cui era stato reso pubblico il mandato d'arresto contro di lui, nel 2001, Gotovina era latitante. La sua cattura e consegna al Tribunale Internazionale dell'Aja era divenuta condizione indispensabile nel procedere del percorso di integrazione europeo della Croazia. Lo scorso 3 ottobre la Procuratrice capo del Tribunale, Carla Del Ponte, aveva stupito media e opinione pubblica internazionali dichiarando che, nonostante Gotovina fosse ancora latitante, la Croazia "stava collaborando". Le dichiarazioni del magistrato avevano acceso la luce verde del Consiglio europeo. Qualcuno parlò di realpolitik e di uno scambio Turchia-Croazia, alle spalle delle vittime delle guerre degli anni '90. In realtà - come oggi appare evidente - dopo l'arresto di Hrvoje Petrac, uomo d'affari complice del generale, era veramente così: Zagabria era credibile, dopo molti tentennamenti le autorità stavano collaborando, l'arresto era solo una questione di tempo.

Gotovina è stato arrestato nella notte tra mercoledì e giovedì nelle isole Canarie. A dare la notizia, oggi, è stata proprio Carla Del Ponte, a Belgrado: "Vorrei condividere con voi una buona notizia che ho ricevuto un'ora fa: Ante Gotovina è stato arrestato questa notte nelle isole Canarie e sarà presto trasferito all'Aja. Si tratta di un'ottima notizia e vorrei ringraziare la Croazia per la cooperazione così come le autorità spagnole per aver cooperato ed aiutato noi e la Croazia. Eravamo sulle tracce di Gotovina da settembre, ora è infine agli arresti e presto sarà all'Aja. Ci aspettiamo che anche gli altri latitanti, Karadzic e Mladic, siano presto arrestati e inviati all'Aja" (B 92).

Secondo le rivelazioni dell'agenzia spagnola EFE, il generale è stato fermato in un hotel nella località turistica di Playa de las Americas, a Tenerife. Secondo funzionari del governo spagnolo, l'udienza per l'estradizione potrebbe tenersi a Madrid già nella giornata odierna: "Mi aspetto che sarà consegnato e condotto in giudizio molto presto, dato che è stato arrestato all'estero", ha dichiarato alla Reuters da Zagabria l'avvocato di Gotovina, Marijan Pedisic.

Il Primo Ministro croato, Ivo Sanader, ha sottolineato che questo arresto rappresenta un segno della credibilità internazionale della Croazia: "Vorrei dire che quanti hanno avuto fiducia in noi quando sostenevamo che Gotovina non era in Croazia hanno ricevuto oggi una definitiva conferma" (BBC).

Vedremo se il processo Gotovina potrà chiarire anche chi ha sostenuto il generale in questi 4 anni di latitanza, in quali luoghi, e se ci siano eventualmente state anche responsabilità di tipo istituzionale. Non è questa, però, la cosa più importante in questo momento. E' inutile ignorare che Gotovina ha mantenuto in questi anni di latitanza il sostegno di una grande parte dell'opinione pubblica croata, che considera il generale un eroe nazionale. C'è da augurarsi che il suo arresto e soprattutto il dibattito in aula, che troverà certamente largo spazio sui media croati, possano aiutare a far luce sui crimini commessi, favorendo un percorso di rielaborazione critica del passato recente anche da parte degli attuali supporter del generale. La Croazia è tuttavia già irreversibilmente sulla strada per l'Europa. Ci auguriamo che anche il resto dei Paesi delle regione la possano presto seguire. Il rischio, tuttavia, è che dopo la cattura degli ultimi latitanti eccellenti, venute a cadere le 'condizionalità' che vincolavano il percorso di integrazione europeo, cada una coltre di silenzio sui problemi che il dopoguerra ha lasciato ancora aperti e irrisolti. Ogni Paese ha i suoi. Per la Croazia si tratta principalmente dei diritti di 180.000 profughi.

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