Home / aree / Croazia / 17 marzo: Zagabria valuta le alternative

Commenti

senza titolo

Caro Lale, mi sembri molto felice della cosa.
Meno male che c'è qualcuno contento.
Andrò a farmi un giretto nei siti che mi consigli tu, l'ho fatto anche nel caso precedente e ho fatto bene.
Non sono in grado di analizzare la situazione e pertanto mi astengo.
Esprimo solo alcune impressioni:
0) sono triste per questa cosa:
1) me l'aspettavo, anche perchè ritengo che se l'opinione pubblica croata si è fatta un certo giudizio sulla questione, non si muove certo sotto pressione internazionale, qualunque sia il prezzo da pagare;
2) non sono assolutamente sicuro della purezza d'intenti del TI, ma voglio mantenere un minimo di doverosa fiducia;
3) spero che alla radice non vi sia un tentativo USA di porre le premesse per indebolire l'UE;
4) spero che i governi croati, di destra o di sinistra che siano, non si mettano a disposizione di progetti di questo tipo;
5) meglio l'isolamento di una nuova guerra civile, forzata ancora una volta dal processo d'integrazione europea i Croati hanno già pagato abbastanza in questo senso;
6) spero che l'Europa del futuro sappia realizzarsi senza dover ricorre a forzature di questo genere, che sono comunque sintomo di grande fragilità politica anche se vogliono presentarsi all'opposto.

....

capodistria è slovena, scusa , che casino.....

X Manlio

Radio Italo-Dalmatina.
http://www.radiocapodistria.net/

X Manlio


http://www.edit.hr/lavoce/050314/index.html

Dalmatino,Rijeka/Fiume, in italiano

x Manlio

Stoccolma - 2005-03-13 13:09:00
La Croazia non è pronta per L'Ue

Le autorità della Croazia non collaborano abbastanza nell'assicurare alla giustizia i sospetti autori di crimini di guerra, quindi occorrerà ancora del tempo prima che la repubblica balcanica possa dimostrare di rispondere ai criteri per l'ingresso nell'Unione Europea. Lo ha dichiarato ieri a Stoccolma Ollie Rehn, commissario europeo per l'allargamento. Tutto fa pensare, quindi, che i leader dell'Ue decideranno di rimandare l'inizio dei colloqui per l'ingresso della Croazia nell'Unione, quando si incontreranno, giovedi. Il magistrato Carla Del Ponte, Procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale dell'Aja, ha chiarito ai governi dell'Ue di non credere che le autorità di Zagrabia abbiano fatto del loro meglio per catturare il generale Ante Gotovina, considerato da molti croati come l'eroe della guerra di indipendenza 1991-1995. L'opinione di Carla del Ponte sembra peraltro condivisa dalla maggior parte dei leader dei 25 Paesi membri dell'Ue, secondo fonti diplomatiche di Bruxelles.

Nel frattempo Mesic continua a dire di non sapere dove si trova Gotovina e blablabla...

Ringrazio

Ti ringrazio per la cortesia.
Se conoscessi bene la lingua (serbo-croata, ok?) non me ne starei come un allocco ore all'interno di questo sito a leggermi cose più o meno interessanti nell'attesa che il buon traduttore (che mi auguro quantomeno sia in ferie a godersi un meritato riposo) invii qualche articolo interessante di Hedl o di altri.

EX-YU:LE RESPONSABILITA' VATICANE

Nei primi anni '80, subito dopo la morte di Josip Broz Tito, viene segnalata l'apparizione della Madonna ad alcuni giovani croati a Medjugorje, una località della Erzegovina dove già durante la seconda Guerra mondiale i fascisti si erano scatenati con violenze ed uccisioni contro la popolazione di religione ortodossa. La gerarchia cattolica non ha mai voluto ufficialmente riconoscere la veridicità delle apparizioni di Medjugorje, ma il clero locale (i frati francescani dell'Erzegovina noti da secoli per il loro fondamentalismo e, nel Novecento, per il loro supporto alla causa degli ustascia) se ne è avvalso per fini propagandistici. Anche dall'Italia sono stati organizzati pellegrinaggi.

Sarebbe interessante sapere che fine hanno fatto oggi quei ragazzi "visionari" o "miracolati": sappiamo ad esempio che Marija Pavlovic, che aveva fatto voto di entrare in convento, è oggi felicemente sposata; pare anzi che anche gli altri quattro ragazzi protagonisti della vicenda abbiano messo su famiglia, e che tre di loro siano emigrati all'estero.

Molti dicono che le cose, in Jugoslavia, cominciarono a precipitare con la morte di Tito. Ma si può anche dire che le cose cominciarono ad andare a rotoli quando "apparve" la Madonna a Medjugorje. Probabilmente sono vere entrambe le affermazioni...

• Il 1990 è l'anno dedicato a Madre Teresa di Calcutta. Pochi sanno che questa suora era originaria di Skopje, nella ex repubblica federata di Macedonia, ed apparteneva al gruppo etnico albanese. Lo stesso anno raggiungono il culmine le tensioni tra albanesi e serbi nella regione del Kosmet (Kosovo e Metochia). Dinanzi a personalità albanesi Giovanni Paolo II, in uno dei paesini albanesi del meridione d'Italia, celebra la Madonna di Scutari, patrona e protettrice dell'Albania. Durante la celebrazione il papa afferma: "Madre della speranza regalaci il giorno Leeeeeenel quale questo popolo generoso possa essere unito", dichiarando così esplicitamente il sostegno del Vaticano alla causa degli albanesi del Kosovo.

Negli anni successivi segnaliamo tra l'altro la visita del papa in Albania (paese - per inciso - a stragrande maggioranza atea o, al limite, musulmana) e la frequentazione di Madre Teresa con pezzi grossi dello Stato quali la vedova di Hoxha, con la quale presenzia ad una cerimonia dinanzi ad un monumento alla "Grande Albania".

• Nel 1991 scoppia la guerra. Il papa parla all'Angelus delle "legittime aspirazioni del popolo croato". Il riconoscimento ufficiale della Croazia indipendente da parte del Vaticano avviene il 13 gennaio del 1992, contro il parere del resto della comunità internazionale, almeno apparentemente: gli altri paesi si adegueranno dopo due giorni.

• Nel 1992 la guerra civile si estende in Bosnia-Erzegovina, repubblica a maggioranza relativa di musulmani. I serbi (cristiani ortodossi) costituiscono un terzo della popolazione, mentre circa il 15% sono croati (cattolici). Durante il conflitto i soldati croati compiranno i crimini più efferati (semmai sia possibile compilare statistiche su queste cose... noi comunque ci riferiamo ai dati del londinese Institute for Strategic Studies - cfr. LIMES n.3/'95, pg.60). Le cronache parlano di soldati che vanno in guerra con il rosario al collo, di preti e frati francescani erzegovesi che vanno in giro con la pistola (alcuni intervistati anche dall'italiano Avvenire) o tuonano dai pulpiti delle loro chiese, di ingiustizie nella distribuzione degli aiuti della Caritas (secondo il criterio "etnico", applicato d'altronde da tutte le organizzazioni umanirie religiose)...

• Il culmine dell'interventismo vaticano viene raggiunto nel 1994 con la visita del papa a Zagabria. Il viaggio di Karol Wojtyla in Croazia avviene nel pieno del conflitto bosniaco, mentre è ancora aperta la ferita delle Krajne (territori dell'odierna Croazia a maggioranza serba, in quel periodo autonomi e sotto il controllo di truppe ONU), ed è una evidente boccata d'aria per il regime di Tudjman, con il quale il papa si incontra e presenzia a cerimonie pubbliche. Scriveva La Repubblica del 12/9/1994: "...il contatto con la folla fa bene a Giovanni Paolo II. I fedeli lo applaudono ripetutamente. Specie quando ricorda il cardinale Stepinac, imprigionato da Tito per i suoi rapporti con il regime di Ante Pavelic, ma sempre rimasto nel cuore del Croati come un'icona del nazionalismo. Wojtyla, che sabato sera ha pregato sulla sua tomba, gli rende omaggio, però pensa soprattutto al futuro."

Da una mezza frase di un articolo di giornale veniamo dunque a conoscenza del fatto che il papa ha pregato sulla tomba del collaborazionista dei nazisti Stepinac, nell'entusiasmo dei seminaristi di San Girolamo (la chiesa croata di Roma, all'inizio di Via Tomacelli, nota tra l'altro per avere ospitato Pavelic in fuga dopo la guerra; cfr. il libro "Ratlines" di M. Aaron e J. Loftus) presenti a Zagabria per l'occasione.

Il 26 novembre successivo Vinko Puljic, arcivescovo cattolico di Sarajevo, è nominato cardinale dal papa insieme ad altri 30 che rispecchiano le tendenze della geopolitica vaticana. Citiamo ad es. Mikel Loliqi, 92enne cardinale di Scutari (Albania). In onore di Puljic due giorni dopo si tiene un concerto sinfonico nella stessa chiesa di San Girolamo.

• 1995: è l'anno risolutivo. Dopo una primavera in cui la tensione cresce enormemente (Srebrenica ecc.), e si parla insistentemente di una visita del papa a Sarajevo, in luglio Giovanni Paolo II in una dichiarazione ai giornalisti si schiera per l'intervento militare (contro i "tentennamenti" della comunità internazionale, perchè si faccia finalmente "il necessario" per punire gli aggressori, e così via). Pochi giorni dopo Tudjman ordina il definitivo "repulisti" della Krajna, mentre in settembre, dopo l'ennesimo grande attentato sarajevese stile "strategia della tensione" (v. Cronologia), la tanto invocata "comunità internazionale" interviene a forza di bombe contro i serbobosniaci.

In dicembre, con gli accordi di Dayton, la guerra si interrompe.

• Nell'ottobre 1996 il rettore della chiesa di San Girolamo (di cui sopra), monsignor Artur Benvin, viene trovato impiccato. La notizia non "passa" sui giornali. Noi l'abbiamo trovata sull'Evropske Novosti, giornale serbo, che ipotizza triangolazioni di danaro per comprare armi tra il clero croato, pezzi grossi musulmani di Sarajevo e la Trzaska Kreditna Banka di Trieste, la banca della minoranza slovena in Italia dichiarata fallita proprio in quelle settimane.

• Durante la primavera 1997 (12 e 13 aprile) si realizza la "tanto attesa" visita del papa a Sarajevo. La visita ha un contenuto palesemente politico, essendo stata preceduta da varie polemiche (cfr. ad es. Predrag Matvejevic su "la Repubblica" del 5/3/1997, e come risposta ad es. le dichiarazioni del vescovo di Mostar in visita a Trieste) e da vari attentati alle istituzioni cattoliche in Bosnia, tra cui uno, sventato, contro il papa (i giornali parlano di un ponte nella zona musulmana da far esplodere al momento del passaggio del papa, ma la bomba sarebbe stata disinnescata dai militari stranieri della missione SFOR - cfr. i giornali di quei giorni).

• Nel maggio 1998 viene ufficialmente annunciata la prossima visita del papa in Croazia. Nell'ottobre successivo il papa andra' a Zagabria ed a Marija Bistrica, il principale santuario cattolico della Croazia, dove celebrera' la cerimonia per la beatificazione di Alojzije Stepinac. Sulle responsabilita' di Stepinac in quanto collaborazionista del regime genocida di Ante Pavelic nello "Stato Croato Indipendente" instaurato durante la II Guerra mondiale suggeriamo la lettura del libro "L'Arcivescovo del genocidio", di M.A. Rivelli (Ed. Kaos 1999).
• Durante la sua visita in Croazia all'inizio di ottobre 1998 Karol Wojtyla oltre a beatificare Stepinac pronunzia alcune frasi rispetto alla situazione in Kosovo, oggetto di una violentissima campagna-stampa, che alludono al diritto di "ingerenza umanitaria" da parte della "Comunita' Internazionale", cioe' alla liceita' di un intervento armato per "aiutare chi soffre". Quando il 24 marzo 1999 la NATO effettivamente attacca la Repubblica Federale di Jugoslavia con il pretesto del Kosovo, il papa cita una frase di Pio XII, vale a dire di quel suo predecessore che non solo non aveva fatto nulla per denunziare e fermare il nazifascismo, ma che viceversa benedi' Pavelic e lo sostenne tramite il clero croato (si veda a proposito il libro di Carlo Falconi "Il silenzio di Pio XII" uscito nel 1965, nonche'i gia'citati "Ratlines" e "L'Arcivescovo del genocidio"). La frase recita: "Con la guerra tutto e' perduto, con la pace niente e' perduto". All'Angelus pasquale, una settimana dopo, il papa afferma retoricamente: "Ma come si puo' parlare di pace quando si costringono le popolazioni albanesi a fuggire... e se ne incendiano le abitazioni?... E come rimanere insensibili di fronte alla fiumana dolente dei profughi dal Kosovo?". Percio', a parte la discutibile richiesta di una "pausa" nei bombardamenti in occasione della Pasqua (cattolica, non ortodossa), il Papa non fa appello per la loro cessazione incondzionata.

Nei giorni successivi la stampa riporta anche le dichiarazioni del Cardinale croato di Sarajevo Vinko Puljic che rivendica la giustezza dell'intervento militare argomentandola con la necessita' "di estirpare la malattia" e di sconfiggere una volta per tutte "il creatore della guerra" Slobodan Milosevic.


Giornale croato, molto satirico

Manlio, eccone uno, non so se lo conosci, se parli la lingua credo ti piacerà .Saluti >>>>>http://feral.mdlf.org/

manca la materia prima

Ciò che mi preoccupa maggiormante in questi giorni è l'assenza di articoli dalla Croazia.
Mentre questo sito viene devastato da "spiritosoni" di ogni sorta, non giungono notizie sulla questione Gotovina e Krajina.
Approfitto per dire che non mi piace la nuova impostazione riguardo ai commenti dei lettori che mi pare troppo macchinosa.
Per comodità abuso ulteriormente di questa pagina per dire che accetto di partecipare all'"ultima cena" proposta non mi ricordo da chi.
Propongo che ognuno porti un piatto della sua terra (io porterei lasagne o tortellini ma comunque non mortadella ), inoltre condizione sine qua non è che intervenga anche Negrin in qualità d'assaggiatore; in fondo senza di lui queste discussioni non sarebbero mai nate.

mamma mia dammi mille lire...

L'alternativa migliore sarebbe quella di chiedere di federarsi agli Stati Uniti d'America.
Non sta scritto da nessuna parte che delle federazioni debbano necessariamente essere contigue territorialmente.
L'unione europea, almeno fino al caso Croazia, si è fondata su presupposti economici e i prossimi decenni vedranno sicuramente inasprirsi le tensioni tra USA ed Europa.
Agli americani servono punti d'appoggio in Europa, come in Medio Oriente e altrove.
Tanto se non lo fa' la Croazia, lo farà qualcun altro.
Vorrà dire che per andare in Croazia chiederò il visto a Washington, sperando me lo concedano perchè sono un po' di sinistra.

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