( GOC53 / Flickr)

Sullo sfondo del ricambio al vertice a Cipro nord, resta nel segno del degrado il presente di tante chiese e monasteri, sacri alla cristianità orientale ortodossa. Chiesette bizantine profanate e trasformate in discoteche, luoghi d’incontro per rave parties, e persino in pizzerie o stalle

22/04/2010 -  Gilda Lyghounis

Sotto gli occhi della Teòtokos, la Madre di Dio delle icone bizantine, che tiene preoccupata Gesù fra le braccia, un’altra Madonna, intesa come rockstar, intona il suo dissacrante “Like a Virgin”. E la voce di Lady Gaga dà il ritmo a un rap di luci psichedeliche puntate su sbiaditi e bellissimi, affreschi medievali.

Un'antica chiesa usata come pub

La stessa scena si ripete quasi ogni sera da Lapito ad Acheritos fino alla regione di Famagosta, nelle chiesette bizantine profanate e trasformate in discoteche, luoghi d’incontro per rave parties, e persino in pizzerie o stalle a Cipro nord, il terzo dell’isola abitata da turco ciprioti e da migliaia di immigrati anatolici, da quando nel 1974 fu occupata da 30mila soldati turchi, che tuttora presidiano il confine di filo spinato con la Repubblica di Cipro, a maggioranza greco-cipriota.

Lo scempio dei luoghi sacri al cristianesimo e del patrimonio artistico, con il saccheggio di turiboli, arredi preziosi e la distruzione progressiva di dipinti millenari dura da decenni, ma ha attirato ora l’ attenzione internazionale.

Ha sollevato infatti le proteste e l’intervento dell’Unesco e del papa Benedetto XVI, atteso nella Repubblica di Cipro dal 4 al 6 giugno. Il pontefice ha già ricevuto un libro fotografico che documenta la trasformazione dei templi cristiani in stalle e sgabuzzini, inviatogli dal presidente grecocipriota Dimitris Christofias.

Da Nicosia, come ha già fatto prima di lui il premier socialista ateniese Ghiorgos Papandreu nel suo viaggio nell’isola pochi giorni fa, Benedetto XVI lancerà un grido di dolore per la perdita di testimonianze di arte e di fede che sarà ancora più difficile da alleviare, ora che dall’altra parte del filo spinato ha trionfato a Cipro nord (repubblica non riconosciuta dall’Onu e non appartenente all’Unione Europea, ndr) nelle elezioni della settimana scorsa il nazionalista Dervis Eroglu, con oltre il 50%.

Sconfitto invece l’ex ‘presidente’ Talat che aveva avviato da più di un anno incontri regolari con la controparte grecocipriota per arrivare a una riunificazione dell’isola, divisa dal 1974, sotto forma di una Confederazione fra due Stati. Ora invece la nuova leadership nazionalista di nord-cipriota sembra intenzionata a sancire una volta per tutte lo statu quo e a far nascere due Stati autonomi.

Intanto, sullo sfondo del ricambio al vertice a Cipro nord, resta nel segno del degrado il presente di tante chiese e monasteri, sacri alla cristianità orientale ortodossa ma per i quali a breve potrebbe pronunciarsi direttamente anche il Papa romano, dal momento che anche un piccolo numero di chiese cattoliche sono accomunate da questo destino.

Tanto più che si tratta di luoghi che erano stati costruiti e frequentati per secoli dagli ortodossi e cattolici residenti nell’isola, fino all’invasione di Ankara del 1974.

La basilica gotica di San Francesco a Famagosta, ad esempio, è trasformata in una birreria-pizzeria. Mentre la vicina chiesa cattolica fondata dai Cavalieri di San Giovanni è ora una discoteca e sul suo altare ogni sabato suonano dal vivo gruppi rock.

Alle serate partecipano ogni anno anche migliaia di turisti tedeschi e inglesi incuranti –ha denunciato di recente Charalambos Hotzakoglou, docente di arte bizantina, responsabile del dossier di denuncia sullo stato dei monumenti in abbandono a Cipro nord- dei danni al patrimonio storico-artistico e del fatto che nella chiesa al posto dei cori religiosi risuonino ritmi pop.

Sono già all’opera anche i tombaroli e i ladri di antichità: nella chiesetta di San Eufimiano, a Lisi, sempre a Cipro nord, il pavimento è stato distrutto e gli affreschi millenari dell’abside staccati e rubati. La chiesa della Madonna a Trachona è stata riconvertita in scuola. Ma che dire di chi, invece dei rave parties, delle discoteche o addirittura delle capre o dei vecchi mobili, ha preferito piazzare negli antichi monasteri turisti danarosi?

Secondo i quotidiani grecociprioti “Simerini” e “Alitheia” lo storico monastero di Aghias Anastasia, a Lapitho, è stato trasformato in hotel: l’Anastasia Resort Hotel per l’esattezza, con tanto di piscina. E soprattutto di casinò. Sant’Anastasia si starà rivoltando nella tomba.


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