Rifiutata dal Comitato Olimpico Internazionale la candidatura di Sofia ad ospitare i giochi invernali nel 2014. Le ragioni di un fallimento

30/06/2006 -  Francesco Martino

L'avventura olimpica di Sofia, candidata ad ospitare i giochi invernali del 2014, è finita ancor prima di cominciare. Il nome della capitale bulgara, infatti, non è stato inserito dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO) tra quelli che si contenderanno il diritto di ospitare la manifestazione sportiva invernale più importante e seguita del pianeta. Promosse Sochi (Federazione russa), Salisburgo (Austria) e Pyeongchang (Corea del Sud), che ora attendono la decisione finale, prevista per luglio 2007. Il presidente del Comitato Olimpico Bulgaro, l'ex campionessa di salto in alto Stefka Kostadinova, ha annunciato che Sofia si candiderà per le olimpiadi del 2018.

In Bulgaria i media parlano di sconfitta annunciata, a causa di carenze strutturali, scarsi segnali di reale supporto alla candidatura da parte delle istituzioni e della cattiva pubblicità fatta al paese dai continui scandali, tra cui quello recentissimo che ha coinvolto l'ex premier Simeone di Sassonia per corruzione. Delusione tra chi aveva puntato sui giochi per rivitalizzare l'economia bulgara e imporre il paese come centro turistico invernale dei Balcani. Ma c'è anche chi tira un sospiro di sollievo, come le associazioni ambientaliste che, preoccupate dalla poca chiarezza dei progetti olimpici sulle aree montane di Bansko e Borovets, località sciistiche al centro di aree protette, avevano inviato una lettera d'allarme allo stesso comitato olimpico.

Arrivederci al 2018

Losanna, 22 giugno 2006. Jacques Rogge, presidente del Comitato Olimpico Internazionale, rende pubblico il rapporto conclusivo sulle sette città canditate ad ospitare i giochi olimpici invernali 2014. Nel documento, pubblicato sul sito ufficale del comitato (www.olympic.org), Sochi, Salisburgo e Pyeongchang vengono giudicate adatte ad ospitare i giochi, mentre il progetto presentato da Almaty (Kazakhstan), viene definito "buono, ma con molte difficoltà e rischi". Per Sofia, così come per Jaca (Spagna) e Borjomi (Georgia), il giudizio è senza appello: "al momento la città non presenta il livello di preparazione necessario per ospitare i giochi del 2014".

Stefka Kostadinova, ex campionessa di salto in alto e ora presidente del Comitato Olimpico Bulgaro, non ha nascosto la sua delusione. "Come sportiva non sono abituata alle sconfitte, e quello che è successo mi è difficile da digerire", ha dichiarato la Kostadinova, ancora titolare del record mondiale della sua specialità, con i 2.09 saltati al campionato mondiale di Roma nel 1987. "Io comunque sono ottimista", ha continuato, "credo che la Bulgaria e Sofia meritino le olimpiadi, e vi posso assicurare che lavoreremo per realizzare questo obiettivo". Dopo aver augurato buona fortuna alle concorrenti, la Kostadinova ha ribadito la volontà di insistere con la candidatura di Sofia per i giochi del 2018.

In Bulgaria le reazioni alla decisione del CIO non si sono fatte attendere. Tutti i quotidiani hanno sottolineato i numerosi punti giudicati insufficienti nella relazione del CIO, tra cui il debole supporto al progetto da parte delle istituzioni, lo stato insoddisfaciente di strade e infrastrutture, la carenza di posti letto e la mancanza di impianti sportivi già pronti o in costruzione. Queste le ragioni per cui nel giudizio finale il CIO ha classificato Sofia al penultimo posto, meglio soltanto di Borjomi.

"Fiasco totale nella lotta per le olimpiadi 2014" ha titolato il quotidiano Sega, commentando che "è senza senso aspettare le olimpiadi per sistemare le proprie infrastrutture, la logica vorrebbe il contrario, come mostra la decisione del CIO". Vesela Lecheva, presidente dell'Agenzia Nazionale per la Gioventù e lo Sport, ha denunciato la mancanza di professionalità all'interno del comitato per la candidatura di Sofia. "Abbiamo perso tempo prezioso", ha aggiunto la Lecheva, "e il supporto della presidenza e del governo è arrivato tardi", giudizio condiviso dal sindaco di Sofia Bojko Borisov. Anche il selezionatore della nazionale di calcio Hristo Stoichkov ha criticato la strategia organizzativa, sostenendo che, per avere qualche reale possibilità di riuscita, bisognava candidarsi direttamente alle olimpiadi del 2018.

Il progetto "Sofia 2014"

E' la terza volta che Sofia si candida, senza successo, ad ospitare le olimpiadi invernali. Nel 1985 la capitale bulgara perse di soli due voti la competizione per i giochi del 1992, assegnati ad Albertville. Due anni più tardi, nel 1987, il tentativo venne ripetuto, ma il risultato fu deludente: Sofia arrivò ultima in classifica, e i giochi del 1994 si tennero a Lillehammer.

Anche in questa occasione la candidatura di Sofia era partita sotto cattivi auspici. A riproporre la città come sede dei giochi invernali era stato Ivan Slavkov detto "Bateto"( il Fratellone), genero del leader del partito comunista Todor Zhivkov, presidente del Comitato Olimpico Bulgaro dal 1982 e influente membro del CIO. Un anno dopo l'invio ufficiale della candidatura, avvenuto nell'aprile 2004, Ivan Slavkov ha dovuto però dimettersi da tutte le cariche che rivestiva in seguito allo scandalo provocato dal documetario della BBC "Olimpiadi in vendita". Slavkov, contattato da giornalisti che si erano finti consulenti, era stato filmato mentre si dichiarava pronto a trovare voti a favore della candidatura di Londra per le olimpiadi del 2012 in cambio di denaro.

Il progetto "Sofia 2014", che aveva l'ambizione di riportare i giochi nei Balcani dopo Sarajevo 1984, era stato consegnato al CIO a gennaio di quest'anno. Erano previste tre località quali sede delle attività sportive. A Sofia dovevano essere tenute le cerimonie di apertura e chiusura dei giochi, all'interno dello stadio nazionale "Levski", e tutte le attività indoor. Sulle pendici delle Vitosha, il monte che domina il panorama della capitale bulgara, avrebbero dovuto sorgere le piste per il bob e lo skeleton. Le altre due località coinvolte sono Borovets, località sciistica a 70 chilometri da Sofia, che avrebbe dovuto ospitare le gare dello sci da fondo, del freestyle e dello snowboard, e Bansko, noto centro turistico, che avrebbe fatto da base per le gare di biathlon.

Secondo la KPMG, società di revisione internazionale, l'impatto dell'eventuale organizzazione dei giochi a Sofia avrebbe avuto sull'economia bulgara la stesso effetto del prossimo ingresso del paese nell'Unione Europea. Il costo complessivo dell'organizzazione dei giochi sarebbe stato intorno al miliardo e 300 milioni di dollari, di cui 219 milioni di dollari soltanto per la realizzazione e l'ammodernamento delle strutture sportive. Secondo il comitato promotore le entrate previste durante lo svolgimento dei giochi avrebbero raggiunto i 443 milioni di dollari, stima che il CIO ha però giudicato "ottimistica".

E l'impatto ambientale?

Uno dei punti più controversi sulla candidatura di Sofia era legato all'impatto ambientale delle nuove strutture sportive che sarebbero dovute sorgere sul monte Vitosha, a Borovets e Bansko, tutte zone che ricadono all'interno di aree naturali protette. "Il progetto di Sofia non fornisce dati sufficienti sull'impatto ambientale", recita il rapporto del CIO, "e la presenza e costruzione di nuovi impianti in aree montane protette suscitano preoccupazione". Alla base di questo severo giudizio del CIO in molti hanno visto la lettera d'allarme inviata al comitato da trenta associazioni e organizzazioni non governative, tra cui il WWF e l' associazione "Za zemiata". Il quotidiano 24 Chassa ha accusato le associazioni di aver boicottato la candidatura di Sofia, "raccontanto al CIO che avremmo costruito bombe atomiche, piuttosto che impianti sportivi". Le associazioni continuano però a pensare che il progetto avrebbe dovuto essere discusso a fondo con la società civile.

"Rifiutandosi di discutere seriamente sui problemi di impatto ambientale" ha scritto recentemente su Dnevnik Katerina Rakovska del WWF, "le persone che hanno proposto la candidatura di Sofia per i giochi del 2014 si frappongono come ostacolo all'ingresso della Bulgaria nell'Unione Europea".


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