Il logo del OMO Ilinden PIRIN

Per molti, in Bulgaria, il macedone non è che un dialetto bulgaro, e la nazione macedone una creatura artificiale partorita dal COMINTERN. Ma sulla 'questione macedone' interviene ora anche la Corte europea per i Diritti Umani di Strasburgo

07/12/2005 -  Tanya Mangalakova

Il 20 ottobre 2005, la Corte europea per i Diritti Umani di Strasburgo ha condannato per la quarta volta la Bulgaria per il caso "OMO Ilinden PIRIN" acronimo di "Organizzazione Unita Macedone Ilinden - Partito per lo Sviluppo Economico e l'Integrazione del Popolo" dopo che il partito, nato nel 1999 nella regione del massiccio del Pirin, è stato sciolto nel 2000 dalla corte costituzionale bulgara perché "minacciava la sicurezza nazionale" con le sue idee di carattere separatista.

La Corte di Strasburgo ha ritenuto che il governo bulgaro abbia violato l'articolo 11 della "Convenzione Europea sui diritti Umani" in almeno dodici occasioni, tra il marzo 1998 e il settembre 2003, impedendo il diritto di libera e pacifica assemblea degli attivisti di "OMO Ilinden PIRIN", e condannandolo a un risarcimento di 6000 euro.

La Corte, pur ritenendo credibile il sospetto delle autorità bulgare che alcuni leader del partito serbino velleità separatiste, e che non escludano le nozioni di autonomia o addirittura secessione per la cosiddetta "Macedonia del Pirin", ha sentenziato che "un partito può lottare per cambiare le strutture dello stato, a patto che lo faccia attraverso azioni legali e democratiche e che i cambiamenti proposti appaiano anch'essi compatibili coi principi della democrazia".

Nel caso OMO Ilinden Pirin, conclude la Corte, "non ci sono indicazioni che tali presupposti siano venuti a mancare, e nessuna azione presa dal partito sembra portare una reale minaccia alla sicurezza nazionale bulgara", anche considerata la trascurabile influenza dell'organizzazione a livello nazionale.
I macedoni in Bulgaria
Il leader di "OMO Ilinden PIRIN" Ivan Singartiyski viene dal villaggio di Mousomishte, nella regione di Gotze Delchev. Intervistato da Osservatorio, ha dichiarato che l'obiettivo del partito è " il riconoscimento della minoranza macedone in Bulgaria". Secondo i suoi dati il partito avrebbe 2000 membri, disseminati su tutto il territorio nazionale. "Vorremmo partecipare alle elezioni", afferma "ma senza un accordo con un'altra forza politica bulgara, temiamo sia impossibile entrare in parlamento. E al momento nessuno vuole allearsi con noi". " A febbraio o marzo 2006 proveremo a registrare un nuovo partito" ha concluso Singariyski, "ma già sappiamo che verremo ostacolati in ogni modo".

Le autorità bulgare sono particolarmente sensibili al tema "macedoni in Bulgaria" a causa della complessa vicenda della "questione macedone". All'ultimo censimento, 5000 cittadini bulgari si sono dichiarati "macedoni", ma alcuni attivisti di OMO Ilinden PIRIN sostengono che in realtà siano 250mila. Alcuni media nella Repubblica di Macedonia si sono spinti a sostenere che tutta la regione intorno al massiccio del Pirin sia in realtà abitata da macedoni, e che questi siano soggetti a discriminazione riguardo alla libertà di esprimere la propria identità nazionale.
Un po' di storia
Il governo bulgaro è stato il primo a riconoscere la neonata Repubblica di Macedonia, nel 1992. Quando però, durante la prima visita ufficiale a Sofia di Kiro Gligorov, primo presidente del nuovo stato, venne richiesto alla Bulgaria di riconoscere la "nazione" e la lingua macedone, questa richiesta venne respinta. Secondo molti linguisti bulgari, infatti, il macedone non è che un dialetto bulgaro, mentre in molti, in Bulgaria, ritengono che la "nazione macedone" non sia altro che una creatura artificiale partorita dal COMINTERN.

A rendere il tutto più complicato, dalla fine della seconda guerra mondiale agli anni sessanta, gli abitanti della regione del Pirin furono costretti a dichiararsi macedoni dalle stesse autorità bulgare, fedeli attuatori dell'idea di Stalin, risalente al 1946, sull'autonomia culturale di questa regione. Chi resisteva andava incontro ad arresti, violenza e sanzioni amministrative, nel primo caso che si ricordi nella storia, di uno stato che tenta di denazionalizzare con la forza la sua stessa popolazione.
Pareri contro
Il comitato Helsinki di Bulgaria ha rappresentato "OMO Ilinden PIRIN" nella causa presentata a Strasburgo.

Il presidente del comitato, Krassimir Kanev, ha dichiarato ad "Osservatorio": "Di fatto, la sentenza di Strasburgo sconfessa la Corte Costituzionale, che ha dichiarato "OMO Ilinden PIRIN" anticostituzionale. La questione principale posta da questa sentenza, è la concordanza della costituzione bulgara con i dettami della Convenzione Europea sui diritti dell'uomo. L'altro problema riguarda la libertà di assemblea. "OMO Ilinden PIRIN" cerca di organizzare incontri commemorativi, che però vengono costantemente proibiti."

"Il governo sembra non avere imparato nulla dalle sentenze di Strasburgo",ha aggiunto Kanev, " e preferisce pagare le sanzioni piuttosto che rivedere la sua posizione. E' un approccio cinico alla legge."

Krassimir Karakachanov, leader dell'VMRO, è uno dei 61 parlamentari ad aver sottoscritto la denuncia contro "OMO Ilinden PIRIN" nel 1999. "L'Europa parla di diritti individuali, e non di quelli di minoranza", ha affermato durante l'incontro con "Osservatorio". "Non esiste una definizione di minoranza nazionale" ha continuato, " e secondo alcuni basterebbe che cento folli si radunassero dichiarandosi "marziani" per ottenere diritti collettivi. La corte di Strasburgo ha sbagliato, non è storicamente competente, e anche se una nazione macedone ha iniziato a formarsi dal dopoguerra nell'attuale Repubblica di Macedonia, come affermano gli esperti occidentali, questo processo non riguarda la Bulgaria."

"La sentenza è un fatto", ha concluso Karakachanov, " ma la Bulgaria non dovrebbe prendere in considerazione tesi prefabbricate o permettere le attività di organizzazioni separatiste come "OMO Ilinden PIRIN".
Il caso "Radko" e i Bulgari in Macedonia
Il 27 ottobre 2000 si teneva a Skopje una manifestazione per la promozione dell'associazione "Radko", un nome che fa riferimento allo pseudonimo più usato da Ivan Mihailov, "Radko" appunto, leader storico del VMRO, morto in esilio a Roma nel 1990.

Fin dall' inizio della manifestazione ci furono molti mormorii, ma il discorso di Vladimir Pankov, presidente dell'associazione, fu una vera bomba, specie nel momento in cui veniva dichiarato lo scopo principale dell'organizzazione: promuovere l'identità storico-culturale degli slavi macedoni che riconoscevano le proprie radici bulgare. I media si scatenarono, definendo "Radko" un'organizzazione contraria all'identità nazionale macedone. L'associazione, tra l'altro, fu accusata di fascismo e di revisionismo, e di tentare di riabilitare il terrorismo del collaborazionista Mihailov.

In seguito la Corte Costituzionale di Macedonia stabiliva che il programma dell'associazione "Radko" era "diretto alla distruzione violenta dell'ordine costituzionale, e all'incitamento all'odio e all'intolleranza etnica e religiosa". L'associazione è stata sciolta, e Pankov, che già in precedenza aveva subito più volte le "attenzioni" dei servizi di sicurezza macedoni, ha deciso di rinunciare alla cittadinanza macedone, optando per quella bulgara.

Entro il sei febbraio 2006 la Corte di Strasburgo dovrebbe sentenziare anche sul caso "Radko", che ha presentato nel 2001un ricorso contro la decisione dello stato macedone. Ed anche in questo caso, a difendere la causa dell'associazione è il Comitato Helsinki di Bulgaria."La messa al bando di "Radko" è tutt'altro che giustificata." ha commentato per "Osservatorio" Krassimir Kanev." Le autorità macedoni, di fatto, hanno applicato gli stessi pregiudizi e le stesse misure prese da quelle bulgare nel caso di OMO Ilinden PIRIN".


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