Il partito socialista vince ma è lontano dalla maggioranza necessaria per formare un governo. Dovrebbe ottenere l'appoggio del partito dell'ex re Simeone che nega però ogni tentazione di ritornare al governo. In Bulgaria non ha vinto nessuno, tranne gli ultranazionalisti di Attack

29/06/2005 -  Tanya Mangalakova

Nella 40esima Assemblea nazionale della Bulgaria entreranno 7 partiti. Nelle ultime elezioni politiche, tenutesi lo scorso 25 giugno, i bulgari hanno eletto il Parlamento più "colorato" degli ultimi 15 anni. Pochi sono stati coloro i quali si sono dichiarati pienamente soddisfatti dei risultati elettorali. Ha vinto la Coalizione per la Bulgaria all'interno della quale il peso maggiore è quello del Partito socialista bulgaro. Ha ottenuto il 34,17, in realtà meno di quanto si aspettasse. Occuperà 82 posti in Parlamento, sui 240 disponibili, non sufficienti quindi per formare un governo per conto loro. Il partito dell'ex re Simeone di Sassonia Coburgo Ghota, Movimento nazionale Simeone II, ha ottenuto il 22,08% e 53 posti in Parlamento. Il movimento che si pone come garante dei diritti della minoranza turca, il Movimento turco per i diritti e le libertà, ha ottenuto il 14,17% e 34 posti in Parlamento. I partiti della destra sono stati superati dalla sorpresa di queste elezioni: Attack, movimento ultra-nazionalista e xenofobo ha raccolto l'8,75% dei consensi e 21 posti dell'Assemblea. A seguire la Coalizione delle forze democratiche unite, 8,33%, i Democratici per una Bulgaria forte, 7,08% e l'Unione popolare bulgara con il 5,42%.

Formare il governo? Un rebus
Arrivare ad un governo sarà aprticolarmente complesso. La vittoria del Partito socialista è particolarmente amara perché per governare hanno bisogno dell'appoggio di 120 parlamentari più uno. Sergei Stanishev, leader dei socialisti, in questi giorni sta cercando di convincere altri partiti ad entrare in coalizione. L'unico partner con una certa credibilità potrebbe essere il partito che rappresenta la minoranza turca, già al governo in coalizione con Simeone di Sassonia Coburgo Ghota. Ma anche l'apporto di questi ultimi non porterebbe alla maggioranza assoluta. Secondo quanto riportato dai principali quotidiani in questi giorni sono state avviate negoziazioni tra i socialisti ed il Movimento nazionale Simeone II. Ma l'ex re aveva dichiarato, alla vigilia delle elezioni, e lo ha ribadito il 28 giugno, che non sarebbero mai andati al governo in coalizione con i socialisti.

Alcuni analisti ipotizzano una scissione in seno al partito di Simeone che potrebbe portare ad un terzo candidato all'incarico di Primo ministro, diverso dallo stesso Sergei Stanishev e da Simeone di Sassonia-Coburgo Ghota. Nel caso i socialisti non riuscissero a raccogliere il sostegno sufficiente ad un governo da loro guidato la palla passerebbe al Movimento nazionale Simeone II che però è difficile riesca ad ottenere il sostegno dei partiti della destra.

Tutti contro Attack

Senza dubbio la sorpresa più dolorosa di queste ultime elezioni è stata l'entrata in Parlamento del movimento Attack. "Questa è la prima volta nella nostra storia recente che un partito dalla chiara ideologia fascista entra in Parlamento" ha riportato la stampa alcuni giorni dopo le elezioni. Alcuni sono arrivati a proporre una sorta di "quarantena" imposta ad Attack prima che entri in Parlamento. Georgi Markov, ex giudice della corte costituzionale, ha dichiarato che il movimento dovrebbe essere bandito a causa della sua ideologia ultranazionalista. Il quotidiano Dnevnik descrive il suo leader, Volen Siderov, come la "nuova arma del caos".

I sociologi hanno provato a spiegare il perché di questo successo. "Se i politici continuano a chiudere gli occhi rispetto a quanto sta avvenendo e dormono i loro sogni potranno trasformarsi ben presto in incubi" ha affermato il sociologo Zhivko Georgiev intervistato dal quotidiano Troud. "Gli elettori di questo movimento non sono degli outsidere, non sono gli emarginati. Questa coalizione era stata etichettata come fascistoide e comunista, ed i suoi sostenitori come rifiuti della società, come i perdenti della transizione. In effetti Attack ha calamitato i voti di protesta. Ma l'elettore medio di Attack non è affatto un outsider: di solito ha un livello alto d'educazione, è occupato con un reddito vicino o superiore alla media nazionale. E con tanta rabbia".

Per un altro sociologo, Rancho Stoychev, ci è chi stigmatizza il fenomeno Attack. ma a suo avviso non è vero che tutti i suoi elettori sono fascisti e xenofobi. Alcuni certo lo sono, ma rappresentano la minoranza. Dopotutto a suo avviso la maggioranza degli elettori di Attack ha dichiarato che il più grave problema per la Bulgaria in questi ultimi anni è stato il deficit di responsabilità politica.

Turismo elettorale, istruzioni d'uso

Durante le elezioni è nata una grande polemica sul cosiddetto "turismo elettorale". La stampa ha riportato le accuse del partito "Tempi nuovi" secondo il quale sarebbero stati organizzati viaggi di turchi che risiedono in Turchia ma hanno la doppia cittadinanza per votare anche in Bulgaria. La stessa cosa sarebbe accaduta anche per i Rom, che sarebbero riusciti a votare in più seggi elettorali.

Particolare accesa è stata la polemica nella città di Kardjali, sud della Bulgaria, città considerata una roccaforte del Movimento per i diritti e le libertà. I rappresentanti locali dei socialisti hanno richiesto le dimissioni di tutti i membri del Comitato elettorale locale, a causa di violazione della normativa elettorale. Il quotidiano 24 Chassa ha addirittura riportato della predica dall'altare di un prete ortodosso locale che si è scagliato contro la stessa commissione denunciando che anche questa volta la comunità ortodossa di Kardjali non ha ottenuto un proprio rappresentante in Parlamento. Sono stati venduti gli interessi nazionali bulgari", avrebbe dichiarato il religioso.

Vincenti e perdenti

Secondo la stampa queste ultime sono state le elezioni più costose della recente storia democratica della Bulgaria. Milioni di leva sono stati spesi per le campagne pubblicitarie dei candidati, per interventi radio ed in televisione. A questi occorre aggiungere i milioni di leva spesi dal governo allora in carica per organizzare una contestatissima "lotteria elettorale" volta ad aumentare il numero di chi si sarebbe recato alle urne. Il quotidiano Troud ritorna in modo polemico sulla lotteria: "Le elezioni sono terminate ed adesso? Le bollette elettriche, del riscaldamento e dell'acqua saranno più costose. Cari compatrioti, è la fine del corteggiamento elettorale. Gli unici fortunati saranno coloro i quali hanno vinto i premi della lotteria elettorale".


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