Assieme ad altri paesi balcanici, la Bulgaria sottoscrive l'accordo "open skies" per un libero spazio aereo comune europeo. Le conseguenze dell'apertura del mercato

26/06/2006 -  Francesco Martino Sofia

Dopo dieci anni di tentennamenti, ritardi e ripensamenti, anche la Bulgaria entra a far parte dei paesi con regime di libero spazio aereo comune. Il 9 giugno, durante un incontro ufficiale con rappresentati e ministri dell'Unione Europea tenutosi in Lussemburgo, il ministro dei trasporti Petar Mutafchiev ha sottoscritto, insieme ai ministri di numerosi altri paesi europei, l'accordo sullo spazio aereo comune noto con il nome di "cieli aperti" (open skies). L'accordo, nato nel 1996 e sottoscritto originariamente dagli allora dieci membri dell'Unione Europea, con questo ultimo allargamento arriva a comprendere 35 paesi e circa 500 milioni di utenti. "Cieli aperti" prevede che tutte le compagnie aeree che rispondono ai requisiti di sicurezza, e che hanno i necessari certificati, licenze e assicurazioni, possano operare negli stati che hanno sottoscritto il trattato, senza più dover sottostare alla complicata procedura che richiedeva che, per operare tra due paesi, una compagnia dovesse essere ufficialmente nominata dalle rispettive autorità aereonautiche. Con la firma dell'accordo vengono a cadere anche i permessi operativi, le limitazioni nel numero e nella frequenza di voli e i prezzi concordati tra le compagnie autorizzate al volo.

Insieme alla Bulgaria, "cieli aperti" è stato sottoscritto dai ministri dei trasporti di Albania, Croazia, Macedonia, Romania, Serbia, Montenegro e dall'autorità dell'Unmik in Kosovo, oltre che da Norvegia e Islanda, così che l'attuale allargamento dell'accordo assume un significato particolare per la regione dei Balcani. Adesso il documento dovrà essere ratificato dai vari parlamenti, ma potrebbe entrare in vigore già a partire dal prossimo settembre.

Secondo le aspettative il primo risultato dell'accordo sarà la comparsa sul mercato bulgaro di nuove compagnie "low-cost"(oltre alle due già operative, la ungherese Wizz Air, e la slovacca Sky Europe), che fino ad oggi sono state limitate dagli accordi bilaterali, come quello che permette solo alle due compagnie di bandiera, "Alitalia" e "Bulgaria Air" di collegare l'Italia e la Bulgaria. "Mi aspetto l'arrivo di almeno quattro-cinque nuove compagnie low-cost, come è già successo negli altri paesi dell'Europa centro-orientale, dopo di che la concorrenza le ridurrà a due o tre", ha dichiarato al settimanale Kapital Emil Delibashev, manager commerciale della British Airways in Bulgaria.

Che succede alla Bulgaria Air?

L'accordo "cieli aperti" non è limitato solo alle compagnie straniere che vogliono operare in Bulgaria ma, almeno in teoria, anche a quelle bulgare che volessero espandere la propria attività in altri paesi firmatari. Il direttore della "Hemus Air", Dimitar Pavlov, ha reso noto che la compagnia sta già ragionando sulla possibilità di aprire nuove rotte europee.

Le cose al momento sembrano più difficili per la compagnia di bandiera, la "Bulgaria Air", che in questo momento è sottoposta a procedura di privatizzazione. Non è un segreto che le autorità bulgare hanno ritardato la firma di "cieli aperti" soprattutto per proteggere dalla concorrenza le rotte garantite alla compagnia grazie al mercato chiuso e agli accordi bilaterali. Questo atteggiamento aveva portato a casi limite, come quello, avvenuto ad aprile, della revoca improvvisa dei permessi alla compagnia low-cost italiana My Air, che aveva annunciato l'apertura di due collegamenti per Sofia dagli aereoporti di Bergamo e Bologna e venduto molti biglietti. L'improvvisa retromarcia delle autorità bulgare aveva lasciato sulla pista numerosi passeggeri, che erano stati poi trasportati a Sofia dalla "Bulgaria Air" con uno speciale sconto.

Al momento sarebbero più d'una le compagnie interessate ad acquisire la "Bulgaria Air". Secondo il quotidiano economio russo Vzglyad, anche la compagnia "Ilyushin finance", controllata dall'oligarca e deputato Aleksandar Lebedev avrebbe iniziato a sondare il terreno per un'eventuale acquisto. Altri predendenti sarebbero la stessa compagnia bulgara "Hemus Air", la compagnia austriaca "Austrian Airwais" e il consorzio greco-americano formato da "Olympic Investors" e "York Capital Managment". L'unica cosa sicura, per il momento, sono i problemi organizzativi della "Bulgaria Air". Dopo l'ennesimo ritardo, dodici ore rispetto all'orario previsto per il volo per Sofia da Mosca dello scorso 11 giugno, reso ancora più amaro per i passeggeri dall'imprevisto atterraggio all'aeroporto di Burgas, a più di 400 chilometri dalla capitale, il quotidiano Dnevnik ha titolato " Volare con la Bulgaria Air, una condanna". La causa dei frequenti ritardi, sempre secondo il quotidiano, sarebbe nell'insufficiente numero di aerei, otto invece degli undici necessari, utilizzati per coprire le varie linee.

La battaglia per gli aereoporti

Se da una parte la "Bulgaria Air" è in difficoltà, dall'altra il traffico aereo nel paese continua a crescere, in particolare negli scali di Varna e Burgas, che servendo le località turistiche sulle coste del Mar Nero sono attivi soprattutto durante i mesi estivi. Gli arrivi nello scalo di Varna sono più che raddoppiati dal 2001, arrivando a 1.8 milioni l'anno, mentre per Burgas i passeggeri nello stesso periodo sono triplicati, passando da 600mila a quasi due milioni.

Non è un caso quindi che in molti si siano dichiarati interessati alla gestione dei due aereoporti, che lo stato bulgaro ha deciso di dare in concessione per 35 anni. A spuntrarla, dopo una lunga procedura durata due anni, è stato il consorzio tra la tedesca "Fraport", società che gestisce gli aereoporti di Francoforte, e la bulgara "BM Star". Fino al 2041 sono stati previsti investimenti complessivi per 403 milioni di euro, che dovrebbero mettere entrambi gli aereoporti nelle condizioni di accogliere i circa 5 milioni di passeggeri l'anno previsti per questo periodo.

La gara, in realtà, in un primo momento era stata aggiudicata alla danese "Copenhagen Airports", ma la decisione, approvata all'epoca dal governo di Simeone di Sassonia, era stata impugnata di fronte al tribunale amministrativo, che aveva riscontrato irregolarità e ordinato che l'intera procedura fosse azzerata. Alcuni mesi dopo il cambio del governo, il nuovo ministro dei trasporti Mutafchiev, dopo ulteriori discussioni, rendeva noto il nome del consorzio "Fraport-BM Star" quale vincitore della gara. La decisione aveva creato malumore, e a dicembre 2005 l'ambasciatore danese a Sofia aveva dichiarato che il fallito accordo con la "Copenhagen Airports" poteva mettere in discussione gli investimenti danesi in Bulgaria, anche se la stessa società ah annunciato che non ricorrerà ulteriormente in tribunale.


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