La libreria del centro culturale Balkanika - BNR

Un nuovo centro culturale nel cuore di Sofia, capitale bulgara, a due passi dal Parlamento. Uno spazio-libreria ed una sala per mostre ed esposizioni con l'obiettivo di promuovere la cultura dell'area balcanica

18/08/2005 -  Tanya Mangalakova

La creazione di uno spazio culturale che potesse creare ponti tra scrittori, artisti, intellettuali dei Balcani era un sogno di lunga data di Nikolay Stoyanov, a capo della Fondazione "Balcanica" nonché scrittore, responsabile della casa editrice Biblioteca 48 e caporedattore della rivista di relazioni internazionali "Sviat i Dilplomatia".

"In tutti i Balcani non esiste uno spazio culturale di questo tipo" racconta ad Osservatorio sui Balcani "la pratica attuale è quella di aprire centri culturali che rappresentino il proprio Paese. La nostra iniziativa è invece privata. La Bulgaria confina con molti dei Paesi dei Balcani e questa è una posizione privilegiata per un progetto di questo tipo. Il nostro obiettivo è quello di scambiare i valori ed i prodotto culturali dei Balcani che siano libri, quadri, documentari, musiche. Organizzeremo dibattiti letterari, presentazioni di documentari e libri, concerti".

Il nuovo centro culturale Balkanica ha aperto con una mostra del pittore bulgaro Anton Antanov, in autunno poi esporranno loro dipinti l'artista Sufi Seferov e Vasko Tashkovski, conosciuto come il Salvador Dalì macedone. Poi anche altri eventi pubblici tra i quali dibattiti con autori di libri recentemente pubblicati e proiezione di film e documentari.

Un altro aspetto sul quale il nuovo centro culturale vuole porre la propria attenzione sono le lingue dei Balcani. Se i bulgari hanno poche difficoltà a comunicare con le altre lingue di origine slava dell'area più difficile è l'approccio con le comunità greche, albanesi o turche. Con queste ultime spesso esiste il paradosso del dover utilizzare per capirsi l'inglese o altre lingue occidentali. Per questo verranno promossi corsi di lingua ad esempio di rumeno e albanese.

Sugli scaffali della libreria del centro Balkanika si potranno inoltre trovare non solo tutte le traduzioni in bulgaro di autori balcanici, e sono molte, ma anche libri in lingua originale. Tra questi quelli del serbo Goran Petrovic, del macedone Jovan Koteski oppure di Vath Koreshi, dall'Albania.
Balcanica, un premio letterario
La Fondazione Balcanica è stata istituita da sette case editrici dell'intera penisola: Biblioteka 48 (Bulgaria), Kerdos (Grecia), Jan (Turchia), Narodna kniga (Serbia e Montenegro), Kultura (Macedonia), Paralela 45 (Romania), ed ha avviato le proprie attività nel 1997 con un premio letterario.

In questi anni tra i vincitori il kosovaro Albahari, nato a Pec/Peja nel 1948 ed obbligato a lasciare Belgrado nel 1994 per il Canada. Nel suo "Bait" racconta l'esilio in Canada dopo la disgregazione della Jugoslavia. La protagonista, ascoltando delle registrazioni lasciatole dalla madre, cerca di affrontare il suo esilio e l'appartenere alla comunità ebraica.

Ma vi è anche Nikos Bacolas, scrittore greco, ex direttore del canale terzo della TV pubblica greca. "Parola d'onore" è il titolo del romanzo con il quale ha vinto il premio e dove narra della Salonicco di inizi '900. Il protagonista è un bandito, una sorta di Robin Hood greco.

Tra i vincitori più recenti la turca Ayfer Tunch con il romanzo "I miei parenti vorrebbero venire a visitarti", un libro autobiografico, sulla vita giovanile dell'autrice negli anni '70.

Arrivederci Balcani, buongiorno Europa!

La Bulgaria è sulla soglia dell'Unione Europea, che dovrebbe avvenire nel 2007. La politica bulgara continua a guardare a questo momento, anche esagerando nel promettere il futuro benessere che quest'integrazione garantirà. Ogni loro frase in questo periodo inizia e finisce con la sigla UE. Quasi un mantra accompagnato dal tentativo di distanziarsi dai vicini "sottosviluppati" come Macedonia, Albania e Bosnia Erzegovina.

Per questo quest'iniziativa va controcorrente in un periodo nel quale la collaborazione culturale tra i vari Paesi della penisola sta certamente calando.

Ma se i politici hanno paura a nominare la parola "Balcani" questo non avviene da parte di molti artisti e da gran parte della gente comune che sentono fortemente radici comuni con le altre comunità dell'area. Non potrebbe essere diversamente dato che un'intera catena montuosa della Bulgaria si chiama proprio Balkan, parola che deriva dal turco e significa montagna.

Non è comunque un caso che Nikolay Stoyanov, tra chi ha più fortemente voluto il centro culturale Balkanika, sia un intellettuale ritenuto essere vicino al Partito socialista bulgaro. Quest'ultimo ha dimostrato in più occasioni in passato titubanze nei confronti del nuovo cammino intrapreso dalla Bulgaria verso l'UE e verso la NATO, a volte in nome della salvaguardia di una cultura nazionale che la parola "Balcani" per alcuni versi esprime appieno. Ma in molti gli riconoscono il merito di aver costruito ponti tra artisti e scrittori dell'intera area.

C'è chi si chiede se i Balcani esistano ancora. Alcuni danno una risposta affermativa, altri negativa. Una cosa però è certa: occorre conoscere i nostri vicini.


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