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E l' Europa dov'è?

L'interruzione dell'erogazione di gas all'Ucraina sta mietendo due vittime: Kiev e Sofia.
Kiev per colpa sua, a Sofia invece non se lo aspettavano. La Bulgaria sta subendo questa crisi ancora una volta a causa della sua storia dell'ultimo secolo. La Russia "liberatrice" vuole consolidare il suo dominio nei balcani per prima cosa tenendo in scacco le neorepubbliche attraverso il monopolio assoluto dell' energia, soprattutto dopo la chiusura del nucleare.
L'ingresso di Sofia in europa avrebbe dovuto preservare i bulgari da questa querelle internazionale che non li riguarda. Ancora una volta, i bulgari tireranno a campare (con il masut), come sempre.

solo combustibile fossile e nucleare?

Giustissimo a mio avviso il commento precedente. Quello che non capisco è perchè, proprio in tempi di crisi, non si faccia un investimento serio nelle energie cosidette rinnovabili. Se ogni tetto d'Italia avesse un pannello fotovoltaico probabilmente potremmo disfarci di una elettrocentrale a gas (probabilmente di più d'una), inoltre si aiuterebbe un industria in espansione. Stesso dicasi per i pannelli solari per scaldare l'acqua. Il nucleare è una soluzione sui generis, perchè l'uranio si compra e si producono scorie pericolose. Oltre a diversificare le fonti, per sfuggire all'aggressività ricattatoria russa, non sarebbe bene diminuire al contempo la dipendenza dai carburanti fossili?

La soluzione non è bypassare l'Ucraina

Esistono due soluzioni per superare un crollo dell'offerta energetica: diminuire la domanda o diversificare le fonti. La prima opzione è ardua: difficile chiedere a famiglie ed imprese di rinunciare al riscaldamento (ma la Cassandra Ue da tempo cerca di imporre maggiore efficienza) o all'elettricità (anche se "fare elettricità col gas è come sfamare i maiali con il caviale", parola di Paolo Scaroni). Dunque, occorre diversificare. E si può farlo in 2 modi: agire sul mix energetico o diversificare le fonti. La prima strada non è semplice: rinnovabili, nucleare, carbone, scisti bituminosi, tutte presentano problemi nel breve-medio periodo. Quindi se si vuole diversificare bisogna agire sulla provenienza, ergo, sull'ampiezza del ventaglio dei paesi fornitori. Il South stream è, in quest'ottica, assolutamente inutile, anzi è deleterio. Bypassare l'Ucraina non è la soluzione, l'unica speranza è conquistare l'accesso diretto ad altre aree di produzione, per ottenere un mercato più concorrenziale. Se Mosca acquisisse il controllo del "corridoio meridionale" avrebbe sotto controllo tutto il gas asiatico. No, le soluzioni reali per l'Europa sono altre: si chiamano Nabucco, interconnector Turchia-Grecia-Italia, sviluppo delle riserve iraniane. La Bulgaria, come molti altri paesi, abbandona queste strade per il South stream, ma l'ingente profitto di cui godranno gli investitori non pareggia minimamente la situazione di deficit strategico in cui piomberà l'Europa.

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