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Srebrenica e l'Europa

Potocari, 11 luglio 05 (Foto B 92)

Predrag Matvejevic riflette sul significato di Srebrenica nel decennale della strage, e sull'incapacità dell'Europa di comprendere i Musulmani Bosniaci, "troppo pochi per diventare un lago, e troppi per essere inghiottiti dalla terra". Riceviamo e volentieri pubblichiamo

di Predrag Matvejevic

Non è solo un giorno di lutto quello per i più di ottomila musulmani bosniaci, di età compresa tra 14 e 90 anni, uccisi a Srebrenica. Il cordoglio continuerà nei giorni successivi, e non solo a Srebrenica, in Bosnia e Erzegovina, in ogni parte dell'ex Jugoslavia dove esiste oramai una presa di coscienza del male che ha colpito il Paese.

Ed esiste anche altrove.

Il mondo occidentale, che ha pianto giustamente, l'undici settembre del 2001, i più di duemila morti delle Torri Gemelli, non si rendeva conto che a Srebrenica le vittime erano state almeno tre o quattro volte di più: fino all'ultima prova visiva, i filmati che hanno fatto vedere come è stato eseguito il martirio, non si aveva nella percezione e nella memoria il significato di quell'evento. Srebrenica ci invita, dunque, a pensare a noi stessi e a giudicarci. A riflettere sui musulmani massacrati vicino alla piccola città bosniaca in un modo uguale a quello che constatiamo in questo momento, dinnanzi ai morti nel centro della capitale inglese.

Ancora non sono state aperte tutte le fosse comuni, dovevano essere almeno sessanta. Tanti cadaveri, di cui restano soltanto i nomi nei registri degli scomparsi, non sono stati ancora trovati - attenderanno chissà quanto quella decente sepoltura che merita l'essere umano. Attorno a una immensa camera ardente, con numerosi feretri avvolti nel drappo verde, piangono madri, sorelle, figlie, amanti. Si sono raccolti più di cinquantamila bosniaci e non solo musulmani. Ci sono anche personalità ufficiali, venute non solo dalla ex Jugoslavia. Mi chiedo quanti di loro provino vergogna di quanto è accaduto l'undici luglio del 1995. Questo evento ha incontestabilmente un significato europeo.

Per varie ragioni.

Nel momento in cui lo sterminio genocidario fu commesso, si trovavano in questa zona proclamata "protetta" dall'Onu, le truppe internazionali, olandesi d'origine con il generale francese Janvier: avevano anche a disposizione aerei, capaci di fermare i soldati dei boia chiamati Mladic e Karadzic. Queste "forze di pacificazione" non si sono mosse per la pace. L'Europa e l'Onu condividono una parte della responsabilità per questa ecatombe.

Ma l'errore era stato commesso già prima. I musulmani bosniaci, slavi tardivamente islamizzati, sono stati forse i più laici musulmani del mondo. Un grande scrittore della loro nazione, Mehmed Mesa Selimovic, scrisse in un grande libro intitolato "Il derviscio e la morte", tradotto in quasi tutte le lingue europee: "Siamo stati troppo pochi per diventare un lago, e troppi per essere inghiottiti dalla terra". I nazionalisti serbi in Bosnia e i nazionalisti croati in Erzegovina li volevano far inghiottire tutti nella loro terra natìa. L'Europa ha ascoltato con complicità la propaganda tendenziosa dei seguaci di Slobodan Milosevic e di Franjo Tudjman che presentava gli islamici bosniaci come una "piattaforma" o un cuneo attraverso cui l'Islam penetra in Europa. E non li considerava per quello che erano: l'Islam europeo forse il più moderato del mondo, un vero modello che poteva essere utilmente contrapposto ai veri fondamentalisti islamici - un modello d'Islam europeo.

Ora, feriti a morte e raccolti intorno ai feretri dei loro fratelli, hanno forse perduto una parte della loro laicità. A chi la colpa? Non solo ai criminali Mladic e Karadzic invano ricercati dal Tribunale Internazionale dell'Aja, protetti e nascosti dai loro connazionali nazionalisti.

L'Europa, in questo momento confusa e con l'animo occupato dalle sue emergenze, dovrebbe comunque pensarci. E dovrebbero pensarci anche le chiese, l'ortodossa e la cattolica, che nei confronti "del prossimo", non hanno dimostrato nell'ultima guerra balcanica un atteggiamento degno della fede cristiana.

La memoria impedirà, chissà per quanto tempo, di ritrovare in Bosnia la vera pace delle anime. I Balcani continueranno ad essere una polveriera, dimenticando di essere stati un tempo la culla della cultura europea.

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