Copertina del settimanale DANI, 06.05.05

Secondo il settimanale sarajevese DANI, le recenti pubblicazioni indicanti migliaia di vittime serbe perite durante l'assedio della città di Sarajevo sarebbero piene di falsificazioni e di bugie. Nostra traduzione

13/05/2005 -  Anonymous User

Di Snježana Mulić, DANI, 6 maggio 2005 (tit.orig. Lazi srpske propagande)
Traduzione per Osservatorio sui Balcani: Ivana Telebak

Chinato sopra l'ultimo Elenco preliminare dei Serbi assassinati a Sarajevo tra il 1992 e il 1995, prodotto dal Ministero degli affari interni della Republika Srpska e pubblicato sul sito internet del Minitero appena prima dell'avvio delle trattative sulla polizia unitaria, Jasmin Odobasic, capo della Commissione per le persone scomparse della federazione BiH e forse l'unica persona in questo Paese che si occupa in modo analitico dello studio di queste "pubblicazioni"- mostra la prima pagina e dice: "Ecco, fra i primi otto Serbi di Sarajevo apparentemente assassinati, ne già ho trovati tre che proprio non sono di Sarajevo."

Mentre fruga nell'elenco, dove compaiono addirittura 2.435 nomi di Serbi che si suppone siano stati assassinati durante l'assedio a Sarajevo da parte dei militari e paramilitari serbi, alla Commissione squilla il telefono. Dall'altra parte della cornetta telefonica c'è Divna Crnogorac, sarajevese il cui marito è morto nel 1993. Con la voce singhiozzante dice: "Ho sentito che il MUP (Ministero dell'interno, ndt.) della RS (Republika Srpska, ndt.) sull'elenco dei Serbi assassinati a Sarajevo ha messo mio marito. E' vero che lui è stato ucciso, ma dai serbi! Era un militare dell'Armija BiH ed è perito a Dobrinja V, il 3 agosto del 1993. Prima l'abbiamo sepolto nel cortile, e poi, nel 1996, l'Armija ha spostato le sue ossa al cimitero Lav."

E, per davvero, sull'elenco, al numero 221, c'è il marito di Divna, Ratko Crnogorac e accanto al suo nome la spiegazione di come "è stato assassinato a Dobrinja III, e il suo corpo è sepolto al cimitero Sveti Marko"!?

Divna Crnogorac prega la Commissione per le persone scomparse della FBiH di aiutarla a togliere il nome di suo marito da quella lista. Le promettono di fare tutto il possibile, ma scuotono il capo. Perché sanno che tali interventi, da quando la parte serba si è messa a stilare le liste degli assassinati e degli scomparsi a Sarajevo, e ciò succede di regola ogni qualvolta che sulla RS aleggia un qualche "spauracchio" d'integrazione, non danno proprio alcun risultato. Persino quando compare una persona viva davanti agli autori di queste enciclopedie dei morti, non viene cancellata. Perché stilando queste liste, ingenuamente credono che un crimine non sia tale se non ci sono almeno alcune migliaia di morti!

Sulla base di questa logica si è regolato anche Marko Mikerevic, sarajevese dal 1954, che ha passato la guerra in questa città, ed è stato persino membro del Consiglio della magistratura del Tribunale militare distrettuale nell'ex caserma di "Viktor Bubanj" nel 1994. Insignito della Targa della Città di Sarajevo e dell'Ordine per i meriti militari con la spada d'argento, consegnatagli per decreto di Josip Broz Tito, ha pubblicato a Doboj nel 2004 il libro I paioli sarajevesi della morte, che, a quanto si dice, è la testimonianza sugli 845 Serbi assassinati a Sarajevo durante l'assedio.

Usando le informazioni di tutte le più rilevanti istituzioni del Paese, oltre ai dati della Croce rossa internazionale, Jasmin Odobasic ha concluso che ne I paioli sarajevesi della morte ci sono addirittura 411 nomi di Serbi che non sono affatto di Sarajevo, e non vi hanno mai abitato, che dieci persone elencate sono ancora vive, e che 177 non compaiono nemmeno in nessun registro delle nascite! Nello stesso libro si nominano i nomi di 17 persone che una volta vivevano in BiH ma la hanno abbandonata prima dell'inizio della guerra, mentre in 70 casi il nome della stessa persona è ripetuto due o tre volte, ed ogni volta l'indirizzo è diverso, così come pure il luogo e il modo della presunta esecuzione.

"Non contesto che a Sarajevo ci siano stati degli omicidi di Serbi da parte delle formazioni militari e paramilitari che controllavano la città, ma quando si tratta del libro di Mikerevic, in modo responsabile affermo che più di due terzi del suo contenuto è pura menzogna. Ci sono tra le 150 e le 160 persone elencate da Mikerevic che veramente sono state vittime dei crimini, e questo non va nascosto", dice Odobasic.

Sasa (figlio di Stanislav) Indjic, l'ex autista del generale dell'Esercito della RS Momcilo Perisic, è deceduto a Mostar, ma nel libro di Mikerevic viene nominato come "Serbo sarajevese, mai più ritrovato", e in due luoghi del libro. Prima al numero 260, accanto al quale c'è scritto che è stato "portato via dal suo appartamento in via Djuro Djakovic vicino al caffè Kosevo" e "l'ultima volta che è stato visto, era legato con altre quattro persone e piantonato nel parco accanto al Secondo ginnasio". Poi, al numero 565 di nuovo troviamo la stessa persona. Questa volta Indjic è stato portato via dal suo appartamento in via Milos Obilic: "Come affermano i testimoni, i tre membri dei Berretti verdi lo hanno portato via in direzione del caffè Hamam. Là si perde ogni sua traccia"!?

Ai numeri 88 e 121 "scomparso senza lasciar traccia" è registrato Drazenko (Ljube) Katanic. Nel primo caso sta scritto che Katanic nel maggio 1994 è stato portato via dal suo appartamento a Dolac-Malta, e nel secondo caso che nel febbraio 1993 è stato portato via dal suo appartamento in via Dalmatinska. "Il suo ultimo alloggio era accanto al Ministero degli affari interni della BiH, che AID usava come carcere segreto. Là è scomparso per sempre, e il corpo non è mai stato ritrovato", scrive Mikerevic. Ma, Drazenko Katanic - che fra l'altro non è serbo ma croato - è vivo! Era un membro dell'Armija BiH fino al 1995 quando si è trasferito in Florida (USA), a Jacksonville. Questa - secondo Mikerevic - vittima del crimine, nel 2003 ha fatto visita alla sua famiglia a Sarajevo!

Todor (figlio di Uros) Jagodic viene nominato persino tre volte. Nel primo caso è stato portato via il 17.3.1992 dalla sua casa di Sokolovic-Kolonija, da dove il "gruppo Sandzaklija lo ha portato via in direzione della piscina di Ilidza dove l'hanno liquidato". La seconda volta, Todor è stato portato via il 17.7.1992 dall'appartamento in via Zmaj Jova Jovanovic: "L'ultima volta è stato visto quando tre persone armate e in uniforme lo stavano portando dentro la portineria dell'albergo Central. Là si perde ogni sua traccia." E, finalmente, la terza volta, Todor è stato portato via dal suo appartamento in Piazza Pere Kosoric: "Esistono le prove che tre persone armate lo hanno portato nel palazzo dell'Azienda elettrica. Non c'è traccia di come e dove sia finito", conclude Mikerevic.

Invece, la verità è che Todor Jagodic è nato e vissuto a Sanski Most, che era un membro della 6° brigata dell'Esercito della RS e che sì è scomparso, ma non da Sarajevo, bensì da Sanski Most, il 17.9.1995!

Milos Andric, secondo Mikerevic, è stato portato via da quattro soldati dell'Armija BiH che lo hanno consegnato ad un certo Zejnilo, chiamato Sultan, il quale lo ha condotto in una direzione sconosciuta. Ma, per sfortuna di Mikerevic, Milos è vivo e vegeto! Tanto che ha fatto la carta d'identità CIPS. Fra altro, Milos durante l'assedio non viveva nemmeno a Sarajevo, ma a Hrasnica, da dove nel 1993 si è trasferito a Pale, e poi a Ugljevik.

Mikerevic ha scritto che anche Ana Barac è stata portata via dal suo appartamento a Cengic-Vila ed è stata uccisa. Controllando i dati del registro delle morti dell'Azienda pubblica comunale "Pokop" (Sepoltura, ndt.) di Sarajevo veniamo a sapere che Ana Barac è morta di morte naturale il 5 settembre 1998, e che viveva a Alipasino Polje, in via Semir Frasta al numero 2. Nell'annuncio funebre c'è scritto che il funerale è stato fatto al cimitero Vlakovo il 7.9.1998 alle ore 12, e che la famiglia ha pagato la tassa quinquennale per la manutenzione della tomba, ordinato il vestito mortuario... ecc.

Simile è il caso di Lenka Calic. Secondo I paioli sarajevesi della morte, nel giugno 1992 Lenka è scomparsa dal suo appartamento. Ma secondo i dati dell'Azienda pubblica comunale "Pokop", Lenka Calic è morta di morte naturale il 13.6.1997. Il documento della ditta "Pokop" dice che la sua famiglia ha ordinato per il funerale un'ikebana, un drappo funebre giallo e dei vestiti, e che l'hanno sepolta il 14.6.1997!?. Inoltre, Lenka era avventista ed è stata sepolta nella parcella di campo degli avventisti 4-8 a Bare!

Fra " i Serbi uccisi e scomparsi a Sarajevo" Mikerevic ha iscritto alcuni Croati, Bosgnacchi, testimoni di Geova, gente che si è suicidata (come Ilija Unufrescuk), morti a causa delle granate e dagli spari dei cecchini provenienti dalle postazioni serbe, includendo anche quei morti in via Miskinova che aspettavano in fila per il pane...

Purtroppo, Mikerevic ha giocato sia con le vere vittime serbe che con le loro famiglie. Pubblicando i loro nomi anche tre volte (per es. Zoran Jovicic, Radojko Majstorovic, Milenko Govedarica, Petar Gasic...) ed ogni volta dando una spiegazione diversa circa l'esecuzione o la scomparsa, diversi indirizzi da cui sono stati portati via e luoghi diversi in cui sono stati uccisi, Mikerevic ha nascosto l'esatta verità su queste persone.

"Istina" (Verità, ndt.), associazione per lo studio della sofferenza dei Serbi e degli altri popoli a Sarajevo nel periodo 1992-1995, si occupa anche di redigere le liste. Sulle liste di questa associazione - il cui presidente Dusan Zurovac afferma che "soltanto a Sarajevo sono stati uccisi più di diecimila civili Serbi" (a Sarajevo durante l'assedio sono stati uccisi circa 12.000 cittadini, ndr.) - compaiono 2.452 nomi.

Secondo i dati della Commissione per la ricerca delle persone scomparse FBiH, sulla lista di "Istina" - che si sta ancora analizzando e confrontando coi dati delle competenti istituzioni locali e della Croce rossa internazionale - ci sono fra i 400 e i 500 nomi inventati, ci sono anche i nomi di 13 persone vive, fra le quali persino dieci sono state prese dal libro I paioli sarajevesi della morte

Al numero 222 sulla lista di "Istina" è registrato Crnjak (Drage) Branko. Accanto al suo nome c'è scritto che è stato portato via dal suo appartamento a Cengic-Villa l'8.6.1992 e probabilmente è stato ucciso nel deposito della ditta GRAS". Invece, la Commissione per la ricerca delle persone scomparse FBiH dispone di un dato attendibile, secondo il quale la persona nominata fa parte del gruppo dei 13 Croati scomparsi a Bugojno durante il conflitto croato-bosgnacco.

"Istina" ha registrato anche Sime (Save) Nikolic fra le vittime del governo musulmano, indicando che è stato portato via dal suo appartamento a Breka e ucciso. Purtroppo, Savo Nikolic è sì defunto, ma è morto come soldato dell'Armija BiH a Vares il 23 ottobre 1994. E' stato sepolto cinque giorni dopo la morte al cimitero Sv. Marko alla parcella P-1, e la lapide è stata posata dal padre Savo, dalla madre Koviljka e dalla sorella Danica.

Al numero 158 è registrato Vladimir Bogunovic, accanto al suo nome c'è scritto che è "perito in via Miskinova in fila per il pane, a causa di una messa in scena di granate"!? Anche in questa lista compaiono i nomi di Ana Banjac e Lenka Calic, morte di morte naturale alcuni anni dopo la guerra.

Nonostante il presidente di "Istina" Dusan Zurovac - essendosi offeso dall'appello della Società per i popoli minacciati che gli ha chiesto di smettere di pubblicare false informazioni - cerchi di dimostrare con le sue affermazioni di sapere come, quando e di cosa è morto anche un topo a Sarajevo durante la guerra, gli è sfuggito che Musan Topalovic Caco non ha potuto ammazzare nessuno dopo il 26 ottobre 1993. Quel giorno Caco è morto nella famosa azione delle autorità di Sarajevo mentre "facevano i conti con la criminalità organizzata in città", mentre secondo l'"Istina" di Zurovac, il defunto in questione ha assassinato Dusan Skobo a Bistrik.

Ma non solo Dusan Skobo non poteva essere una vittima di Caco e dei suoi assassini, perché non è stato, come dice Zurovac, "stritolato e sminuzzato nella Sarajevo musulmana", ma è stato ucciso a Grbavica, dove è stato trovato il suo corpo. Ma quella parte della città, per quanto ne sappiamo, durante la guerra era sotto il controllo dell'esercito militare e paramilitare serbo.

Purtroppo, non è per niente più serio l'elenco del Ministero degli affari interni della Republika Srpska. Nel cosiddetto Elenco preliminare dei serbi uccisi e scomparsi a Sarajevo fra il 1992 e il 1995, pubblicato il 20 aprile di quest'anno, la Commissione per la ricerca delle persone scomparse FBiH ad una prima lettura superficiale ha trovato sette persone vive e circa un centinaio dei quali si dubita che abbiano una qualche relazione con Sarajevo.

Potete immaginare quanto sia seria la polizia dell'entità che, tutto attraverso la rete elettronica globale, informa l'opinione pubblica che a Sarajevo durante la guerra sono stati uccisi o scomparsi Manojlo di Dobrinja (numero 1105), Milan, compagno non sposato di Gara, poi NN, marito di N Duska (1402), la moglie di Vasa (2017), la cognata di Ivan Bulatovic (391), il marito di Ljubica (1343), Nedjo (1355), Nikodin (1363)...

E dai, forse Manojlo i Gara veramente una volta esistevano, ma chi crederà che a Sarajevo sono stati uccisi i Serbi: NN il tassista, NN delle medicine, NN della cella n° 2, la nonna, il maschio, la femmina, uno sconosciuto...

Tutto questo sarebbe ridicolo se non fosse proprio triste, troppo triste e troppo pericoloso. Perché, dopo che nessuna istituzione competente dello stato (tranne la Commissione federale per la ricerca degli scomparsi) si preoccupa minimamente di questi e simili testi, e il portavoce del direttore della polizia della RS Radovan Pejic in modo solenne dice che la lista in questione è esatta perché "nella fase di documentazione e di ricerca svoltasi fino ad ora è stato accertato che le persone elencate sono state uccise", e quindi che a "causa di motivi tecnici non sono stati aggiunti gli altri 2.436 nomi", sulla lista possiamo pure aspettarci anche l'elenco delle vittime di Jasenovac.

L'élite politica serba e gli storiografi amatoriali evidentemente sono convinti, che un crimine si possa giustificare con l'altro, e che l'inflazione dei morti fittizi sia il peso che possono con tranquillità mettere sulla bilancia con le vere vittime.

I paioli delle menzogne

Marko Mikerevic nel suo libroI paioli sarajevesi della morte fra i Serbi uccisi o scomparsi a Sarajevo ha incluso persino 411 nomi di persone di altre città della BiH: di Mostar 34, di Bihac e Sanski Most 19, di Gorazde e Mrkonjic Grad 16, di Bosanski Brod 15, di Zavidovici, Bosanska Krupa e di Bosanski Petrovac 12, di Kljuc 11, di Banovici, di Ozren e di Tuzla dieci, di Kupres, Konjic e di Grahovo 9, di Zvornik, Drvar, di Derventa e di Srebrenica otto, di Zenica sette, di Capljina, Donji Vakuf e di Jajce sei, di Bratunac e di Modrica cinque, di Banja Luka e di Brcko quattro, di Gradacac, di Lukavac, di Sipovo, di Maglaj e di Trebinje tre, di Doboj, a Kalesija, di Kladanj, di Zepca, di Dvor, di Visoko, di Trnovo, di Orasje, di Srebrenik e di Bjeljinja due, e uno di Fojnica di Vares, di Travnik, di Sekovici, di Korenica, di Vlasic, di Kakanj, di Pale, di Prijedor, di Siroki Brijeg, di Novi Travnik, di Odzak, di Ilijas, di Samac, di Bosanska Gradiska, di Livno, di Rogatica, di Sokolac e di Ugljevik.

Fra altro, I paioli sarajevesi di morte è stato promosso dal sedicente rabbino Josif Atijas, membro del popolo che storicamente è stato la vittima maggiore del crimine, mentre Mikerevic ha consegnato la sua "opera" al Tribunale dell'Aia.

Amor Masovic, il presidente della Commissione per la ricerca delle persone scomparse FBiH

"Non è per niente casuale il fatto che l'elenco dei Serbi apparentemente uccisi o scomparsi a Sarajevo, fatto dal MUP (Ministero dell'interno) della RS sia apparso soltanto uno due giorni prima della riunione dei leader politici a Vlasic, dove si è discusso della unificazione della polizia delle entità. Se questo non è il vero motivo, allora che qualcuno mi risponda perché le liste non sono state stilate nel 1996, e perché si è aspettato così a lungo?

Evidentemente si tratta di una grossolana manipolazione delle vere vittime e del tentativo di distogliere l'attenzione dalle discussioni sull'unificazione della polizia.

Io non nego che ci siano stati crimini e vittime anche nel versante che era sotto il controllo dell'Armija BiH, ma mi oppongo alle menzogne e al giocare con le persone e coi loro sentimenti.

La Commissione per la ricerca delle persone scomparse della RS due anni e mezzo fa ha stilato la lista degli scomparsi sul territorio della "Sarajevo federale" e vi compaiono 175 persone. Più tardi da tale lista sono stati tolti alcuni nomi, perché si è mostrato che sono vivi o che sono scomparsi in un altro luogo. Invece, per alcune menti malsane il numero di 175 scomparsi è basso, così si impegnano per aumentarlo ad ogni costo.

Quanto mi possono dare fastidio le liste fatte dalla parte serba, tanto mi dà fastidio anche il silenzio che regna in città che accusano per l'assassinio e per le scomparse. Mi sembra assordante il silenzio dei sarajevesi. Credo che le liste dovrebbero essere rese note pubblicamente, affinché le controllino i sarajevesi, che conoscono i loro ex vicini, e che dicano cosa è vero e cosa non lo è. In tutto dovrebbero essere inclusi anche gli organi competenti civili, cantonali e altri organi e fare una vera lista degli uccisi e degli scomparsi a Sarajevo durante l'assedio, e con ciò penso a tutti i cittadini, a prescindere dalla nazionalità."


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