Georgi Djulgerov

Il 27 agosto scorso si è concluso il Sarajevo Film Festival. La vittoria è andata ancora una volta a un film bulgaro. Lady Zee del regista Georgi Djulgerov. Una rassegna su questa settimana sarajevese dedicata tutta al cinema

16/09/2005 -  Nicola Falcinella

La conferma della Bulgaria, che vince per la seconda volta consecutiva dopo "Mila from Mars" lo scorso anno, e la prima volta del Kosovo, al primo premio importante in un festival internazionale con "Kukumi" di Isa Qosja, gran premio speciale della giuria.

Sono i risultati dell'11° Sarajevo Film Festival che si è svolto dal 19 al 27 agosto nella capitale bosniaca. Una manifestazione che si è confermata in crescita, con nuove sedi e nuovi spazi per le proiezioni con un ricco programma regionale (l'area sudest europea cui sono dedicati i concorsi) e film di tutto il mondo nelle sezioni collaterali.

Fra questi la commedia d'arti marziali "Kung Fu Hustle", "Broken Flowers" di Jim Jarmusch premiato a Cannes o "Sideways" di Alexander Payne, ospite del festival e presidente della giuria cortometraggi.

I giurati del concorso principale (presidente l'attore Miki Manojlović, poi Geoffrey Gilmore, direttore del Sundance Film Festival, la regista austriaca Jessica Hausner, l'attrice bulgara Vesela Kazakova e il videoartista inglese Isaac Julien) hanno avuto un compito difficile nello scegliere, tra dodici film di buon livello.

Il vincitore è stato "Leidi Zi - Lady Zee" di Georgi Djulgerov. Una storia dura di bambini abbandonati, il morboso e complesso rapporto tra una bambina e un ragazzo. Incubi che durano anni e che alla fine si avverano. Una storia di violenza senza concessioni per lo spettatore e senza scampo per i protagonisti: la ragazzina che teme di essere violentata fa di tutto per nascondere la sua femminilità ma finisce abusata da chi le sta più vicino.

"Kukumi", ambientato nei mesi successivi al trattato di Kumanovo che pose fine ala guerra in Kosovo, prende il nome da uno dei tre protagonisti che lasciano un ospedale psichiatrico abbandonato da tutti dopo l'ingresso delle truppe Nato nella provincia serba. Kukum, Mara e Hasan si ritrovano a contatto con quelli che ritenevano "liberi" ma non si sentono accettati e si ripetono i pregiudizi e gli odi di prima. La libertà non è ciò che si immaginavano. Poche parole e immagini taglienti, che lavorano sull'orizzontalità e la distanza in un vuoto su cui alita il conflitto. Al culmine della violenza intorno a loro due dei tre preferiscono far rientro in manicomio.

La pellicola è una metafora del buco nero del Kosovo di oggi e qualche giorno dopo ha ricevuto, alla Mostra del cinema di Venezia, il premio "cultura del dialogo" della Regione Veneto.

L'arena Open Air stretta tra le case del centro cittadino, è stata tutte le sere affollatissima di pubblico, sia per i grandi film americani sia per le pellicole locali, come "Go West" di Ahmed Imamovic. Tornando alla competizione, il film croato "Što je muškarac bez brkova? - What is a Man without a Moustache?" di Hrvoje Hribar, ha portato il titolo di miglior attrice a Zrinka Cvitešić.

Miglior attore è stato scelto invece lo sloveno Peter Musevski (già pluripremiato per "Bread and Milk" di Jan Cvitkovic e "Spare Parts" dello stesso Kozole) per "Delo Osvobaja - Labour Equals Freedom" (passato anche al Festival di Locarno fra i "Cineasti del presente") di Damjan Kozole. È la storia di un uomo abituato a vivere nella tranquillità con la propria famiglia e che, con l'ingresso della Slovenia nell'Unione Europea, perde il lavoro e pian piano anche l'autostima, finché conosce una giovane ragazza. Una tragicommedia sulle paure che abbiamo dentro di noi. Una segnalazione infine al "nuovo linguaggio cinematografico" del bizzarro musical "Johanna", una Giovanna d'Arco in un ospedale, dell'ungherese Kornel Mundruczo.

Tragicomico in gara "Sorry for Kung Fu" del croato Ognjen Svilicic: una giovane donna torna dopo la guerra allo sperduto villaggio di montagna e deve fare i conti con una società chiusa e sorda, ma la "sorpresa" che ha con se è dirompente.

Nel concorso anche il duro "Sogno di una notte d'inverno" di Goran Paskaljevic ("Bure baruta - La polveriera") che è passato in diversi festival ma non ha una distribuzione italiana, l'esordio del giovane serbo Jovan Arsenic "Povratnik" su un soldato che torna a casa dopo la guerra, il macedone "Iluzija - Mirage" di Svetozar Ristovski con un ragazzino sospeso tra il sogno della poesia e la violenza che lo circonda e contagia, e l'amara commedia "Rusevine - Rovine" dello sloveno Janez Burger con un bel gruppo di interpreti.

Fuori competizione da segnalare il bellissimo rumeno "La morte del signor Lazarescu" di Cristi Puiu, vincitore a Cannes della sezione "Un certain regard", che sa raccontare sofferenza e morte di un anziano come tanti tra lacune del sistema sanitario e indifferenza generale. Solo una sconosciuta infermiera lo veglia nell'agonia, mentre la macchina da presa sta vicina all'incredibile, bravissimo attore (Ioan Fiscutean) e, quasi in tempi reali, fa partecipare lo spettatore a un'esperienza intensissima. Miglior cortometraggio è stato invece scelto l'ungherese «Before Dawn» di Balint Kenyeres, attualmente una delle più interessanti scuole di corti.


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