Come si presenta la rinascita dell'educazione religiosa nelle scuole della Bosnia-Erzegovina, l'assenza di una adeguata regolamentazione legislativa e le difficoltà dei giovani di diverse religioni in classi miste.

24/01/2002 -  Dario Terzić Mostar

L'educazione religiosa e come organizzarla... Una bella domanda che si propone alla Bosnia di oggi.
Nel periodo del comunismo, i cosiddetti "50 anni di buio", l'educazione religiosa era un compito che veniva espletato esclusivamente all'interno delle Chiese o delle Moschee.

In una Jugoslavia comunista erano ovviamente pochi coloro che esprimevano il desiderio di seguire un'educazione di questo tipo... Dovevi scegliere tra il partito comunista - leggi la carriera - e la chiesa, cioè nessuna carriera.

Con il crollo del comunismo e la dissoluzione della Jugoslavia, l'interesse per la religione diventa protagonista di una crescita costante. Una volta liberati dal peso dell'ideologia comunista, le nuove forze politiche spingono per il suo inserimento nei programmi scolastici. Per arrivare alla situazione dei giorni nostri, alquanto disomogenea e lasciata allo sbando.

L'educazione religiosa diventa così un obbligo non scritto, anche se risulta facile organizzare un'educazione di questo tipo nelle zone "mono-nazionali", mentre è più complesso nelle zone della Bosnia che pretendono di essere "multietniche".
Prima di entrare nel vivo dell'argomento, va sottolineato che la legislazione scolastica non regolamenta la questione in gran parte del paese. Infatti l'obbligo dell'inserimento dell'insegnamento della religione a scuola è prevista per legge solo in Republika Srpska e in due cantoni - quello di Bihac e Gorazde - della Federazione. Nel resto del paese invece tutto è organizzato all'insegna dell'improvvisazione, con iniziative prese addirittura a livello delle singole scuole. Tanto per capire, la religione non è posta come materia obbligatoria nemmeno nei college privati come quello cattolico (o croato) di Sarajevo, o turco di Bihac.
Nelle scuole dove l'insegnamento è previsto, viene fatto compilare ai genitori degli studenti un questionario in cui essi devono dichiarare il desiderio o meno che i figli partecipino alla lezione di religione. Ma la formulazione in uso rimane quella per cui "l'educazione religiosa è una libera scelta, non un obbligo".

Questo diritto di scegliere è utilizzato soprattutto dagli studenti delle scuole superiori, dove il numero di quanti frequentano le lezioni di religione è molto inferiore a quello delle scuole dell'obbligo. Ad esempio, nelle scuole superiori di Mostar est in una classe di 25 studenti sono solo in 6 a frequentare la lezione di dottrina religiosa. Il motivo di questa differenza numerica sembra dipendere principalmente da due motivi: anzitutto, sebbene a detta di alcuni maestri ciò che spinge i ragazzini delle scuole elementari a frequentare è la curiosità, non si deve dimenticare il peso determinante dei genitori. E forse gli studenti delle scuole superiori si prendono la libertà di non ascoltare le direttive dei genitori, e non trattandosi di un obbligo, "per solidarietà" non frequenta quasi nessuno eccetto i ragazzi delle famiglie strettamente osservanti.

Ciò che in realtà stupisce è che i ragazzi non siano disposti a seguire un'educazione religiosa islamica a scuola, ma allo stesso tempo la maggior parte di loro abbia praticato il digiuno durante il Ramadan terminato da poco.

L'insegnamento dell'Islam avviene solitamente con una lezione settimanale di 45 minuti, mentre nelle scuole delle zone a maggioranza cattolica (come a Mostar ovest) le lezioni settimanali di religione sono due. In queste ultime c'è anche la possibilità di scegliere di studiare catechismo sia a scuola sia in Chiesa. Questa prassi veniva seguita molto nell'Erzegovina a maggioranza croato-bosniaca anche prima della guerra. La zona era infatti nota come una regione di credenti sin dal periodo di governo dei comunisti.
E tuttora la chiesa cattolica ha un'influenza considerevole nella zona croata della Bosnia Erzegovina, perfino sui teenager: vengono organizzati spesso tavole rotonde, dibattiti, ma anche serate di divertimento ad opera della Chiesa.
I luoghi dove "si impara la santità" non sono solo le scuole dell'obbligo e superiori, ma anche le scuole materne. In quelle delle zone a maggioranza musulmana sono le cosiddette "bule" - le ragazze che hanno seguito studi religiosi islamici - a impartire le lezioni di religione ai piccoli. Lo si fa attraverso il gioco e raccontando storie del Corano, durante una lezione settimanale della durata di 15 minuti. Nella zona croata invece la lezione di religione cattolica nelle scuole pubbliche non è prevista, ma l'appartenenza cattolica si esprime con le preghiere quotidiane, i canti religiosi per le festività e così via. Gli unici asili in cui la lezione è obbligatoria sono quelli tenuti dalle suore - come il San Giuseppe di Mostar - dove l'educazione ha un'impostazione un po' rigida e le maestre sono piuttosto rigorose.

Avere un quadro generale è quindi complesso. Perché, come si sa, in Bosnia Erzegovina sussistono tante frammentazioni territoriali, con la divisione in cantoni a volte "puri" e a volte "misti", e al loro interno comuni in cui la maggioranza etnica è diversa da quella cantonale. Così è forse meglio fare un esempio per poter spiegare la situazione intricata.

Su "Dani" del 25 gennaio 2001 si parla del caso del Cantone di Sarajevo, dove ci sono 58 scuole elementari in cui il 90% dei ragazzi musulmani frequenta l'educazione islamica. In 16 di queste scuole la lezione di religione è frequentata da tutti gli studenti.

Per quanto riguarda il catechismo cattolico, a Sarajevo si può ricevere solamente presso il Centro cattolico, ma come materia a scelta perché tra gli allievi ci sono anche tanti non cattolici, ed in un'altra scuola elementare nella zona di Sarajevo chiamata Stup. Ciò dimostra che l'educazione religiosa a scuola diventa un elemento di separazione, di aumento delle diversità. Nelle scuole con una maggioranza di studenti musulmani - come a Mostar est dove questa percentuale supera il 95% - i ragazzi ortodossi e cattolici frequentano volontariamente la lezione di religione islamica, spinti da un solo motivo: non sentirsi diversi dagli altri. E vi sono, come già detto, anche zone della Bosnia centrale come Bihac o Gorazde, dove frequentare l'educazione religiosa (solo islamica) è obbligatorio per tutti gli iscritti.

Negli ultimi tempi, in Bosnia Erzegovina si discute molto sui cambiamenti da adottare a proposito dell'argomento. Volendo costruire un paese multietnico, dove nessuno si senta messo al bando, il compito dell'educazione religiosa deve essere lasciato alle istituzioni religiose.
Safet Halilovic, Ministro cantonale delle Pubblica Istruzione, parla anche della possibile introduzione di una nuova materia nelle scuole:storia delle religioni, che darebbe ai ragazzi una preparazione su tutte e quattro le religioni presenti sul territorio (cattolica, ortodossa, islamica ed ebraica) (Dani, 26.01/2001). La proposta ha però già suscitato polemiche, perché sembra che i rappresentanti delle varie confessioni temano di perdere la loro influenza attuale sul sistema scolastico. Infatti, mentre oggi sono gli stessi ministri di culto delle varie religioni ad insegnare la propria materia nelle scuole, con la proposta di legge si introdurrebbero, in qualità di insegnanti, laureati in sociologia, storia, teologia, ecc. Le polemiche emerse stanno già facendo nascere in questi ultimissimi giorni altre proposte, come quella di inserire la lezione di storia delle religioni ma non in sostituzione di quella di religione pura.
La speranza è che il dibattito non si chiuda così e che la riorganizzazione dei programmi scolastici trasformino nel prossimo futuro la religione non più in elemento di separazione, ma quale tema che possa riavvicinare i giovani diversamente da ciò che è avvenuto fino ad oggi.

Vedi anche:

Il sistema scolastico in Bosnia-Erzegovina

Il nuovo Islam balcanico

Religione e politica in Bosnia-Erzegovina

Politically uncorrect: i libri di testo in Bosnia Erzegovina

Dani magazin


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