Un'inchiesta del settimanale DANI sulla grande truffa del dopoguerra bosniaco: milioni di dollari destinati alla ricostruzione o alle vittime della guerra spariti o finiti in conti esteri; la commissione parlamentare della Federazione BiH che ha indagato sulle malversazioni abolita e il suo rapporto insabbiato. Nostra traduzione

27/12/2005 -  Anonymous User

Di Emir Suljagic, DANI, 9 dicembre 2005 (tit. orig. Inšallah milijarda, inšallah)
Traduzione per Osservatorio sui Balcani: Ivana Telebak

Nell'estate del 1997 la differenza fra il denaro che, sotto forma di numerose donazioni, fu versato sui conti dei fondi pensionistici e assicurativi e quello che da questi conti fu pagato ai cittadini della BiH, ammontava incredibilmente a 236.167.000 dollari americani, un dato stabilito già otto anni fa dalla commissione d'inchiesta sull'uso improprio dei mezzi delle donazioni alla Federazione BiH. Di questa commissione, composta da nove deputati della Camera dei rappresentanti del Parlamento Federale, sono rimasti tre differenti rapporti e una serie di denunce contro i più alti funzionari della BiH di allora, cioè della Federazione.

Fra l'altro, la commissione ha richiesto - più esattamente ha ordinato - all'Amministrazione federale delle tasse e alla Guardia di finanza di svolgere le indagini e di informare il Parlamento sui risultati dell'ispezione delle tasse nelle imprese edili che sono state poste in relazione con alcune delle malversazioni riguardanti le opere di ricostruzione: Unigradnja, Butmir, Oki, Numen, Aladza, Tipuric... Tuttavia, a giudicare dalle analisi della commissione, non solo sono scomparsi senza lasciar traccia i soldi destinati alla ricostruzione edile del Paese; la stessa cosa è successa anche coi crediti destinati al settore pubblico, come è il caso di uno della serie di crediti del programma TAC (Transition Assistance Credit): si tratta di venti milioni di dollari stanziati dal Governo olandese. Al termine dell'indagine parlamentare, però, era possibile stabilire solo la destinazione degli spiccioli, poco meno di sette milioni di dollari, "mentre per quanto concerne i restanti 13.000.000 di dollari, gli organi competenti non si sono dichiarati"?!

Dopo che la Commissione - fondata nel luglio1997 - ha presentato il suo ultimo rapporto è stata semplicemente abolita! Durante la seduta del Parlamento federale tenutasi verso la metà di aprile, la parola è stata presa da Ejup Ganic, allora presidente della FBiH, il quale ha detto che non c'è più bisogno della commissione, perché il suo lavoro sarà assunto "dagli organi competenti". Gli organi competenti in questo caso dovrebbero essere la polizia e la procura, perché la commissione dopo meno di un anno di lavoro ha stabilito che circa un miliardo e mezzo di marchi, inviati alla Bosnia ed Erzegovina sotto forma di donazioni, sono spariti!

Così è sparita anche la commissione di nove membri, e il rapporto, insieme ai chili di "documentazione che accompagna il rapporto", è stato depositato presso l'archivio del Parlamento federale. Gli organi competenti non lo hanno nemmeno richiesto. Dani, invece, ha avuto in visione il rapporto e parte della documentazione, dalla quale risulta evidente che i milioni di marchi sparivano in transazioni bancarie molto complicate e che i firmatari di queste transazioni sono alcuni dei più alti funzionari statali di quel tempo.

Fra il giugno 1997 e il marzo 1998, quindi otto anni fa, la commissione ha stabilito anche il fatto che dai buchi del sistema fiscale della BiH uscivano molti più soldi di quelli che alla fine entravano nel budget; già a quel tempo, i nove parlamentari federali, senza una particolare esperienza nell'indagine e senza l'apparato di repressione a disposizione, detto in modo banale, hanno stabilito che in quegli anni i cittadini della BiH non bevevano nemmeno il caffè, e che numerose macchine consumavano all'incirca dieci litri di benzina al mese?!

Ma tutto ciò, in questo momento, è la parte meno importante della storia, in parte anche perché almeno di Lijanovici, le cui malversazioni fiscali erano state confermate già dalla commissione di allora, oggi si occupa la Procura del tribunale della BiH. Le centinaia di milioni di marchi, invece, sono spariti, e nessuno ha mai fatto i conti, mentre il paravento del furto era la ricostruzione del dopo guerra del Paese. Le citazioni in uno dei rapporti - la commissione ha consegnato in totale tre rapporti - non lasciano alcun dubbio sulle motivazioni per una mossa del genere.

A parte i soldi spariti - niente affatto da trascurare, anzi - la commissione in uno dei suoi rapporti ha concluso che né lo Stato, né la Federazione BiH controlla "i principali corsi del denaro, i principali corsi d'uso dei mezzi relativi ai progetti, le condizioni d'uso dei mezzi". Solo così è possibile, si dice nel rapporto, che dal conto del Cantone di Sarajevo siano spariti letteralmente trenta milioni di dollari americani. "Manca il numero di protocollo, non è chiara la base legale sulla quale è basata la decisione, non c'è allegato dal quale si vede l'obbligo espresso al punto numero due della decisione che dice: 'I mezzi di cui al punto 1 di questa decisione rappresentano il prestito, saranno regolati mediante contratto!'" In altre parole, 30 milioni di dollari sono stati dati in prestito, a condizioni molto sospette, e le condizioni del prestito non sono mai state stabilite, e nemmeno l'obbligo del debitore di restituire i soldi!

In più parti del rapporto si parla dell'esistenza di conti speciali, aperti nel periodo della Repubblica BiH, che nemmeno due anni dopo la fine della guerra erano a disposizione del governo federale. Nel suo secondo rapporto, consegnato alla fine del 1997, la commissione ha chiesto al Ministero federale delle finanze il rapporto sulla "dinamica delle spese dei mezzi nella fase di trasferimento verso il destinatario finale; la distribuzione e l'uso dei mezzi materiali e finanziari; i conti speciali all'estero (Vienna ecc.) con firmatari autorizzati e la situazione dei mezzi sui conti..." La risposta, ovviamente, non è mai arrivata e la commissione è stata sostituita solo alcuni mesi dopo.

La lista di domande alle quali la commissione non ha mai ricevuto risposta è decisamente impressionante: oltre ai trenta milioni spariti dal conto del Cantone di Sarajevo, ci sono anche dieci milioni di dollari che erano dedicati alla riabilitazione delle vittime della guerra. Affinché le cose siano più fosche, a giudicare dall'ultimo rapporto della commissione, questa donazione apparentemente è stata sospesa. Questo sviluppo degli eventi indica un modus operandi relativamente semplice: dopo che arrivavano i soldi di una donazione, solitamente venivano tenuti per mesi su un conto e poi scomparivano in modo inosservato.

Sulla lista di cose che la commissione non ha avuto tempo di indagare, c'era anche la Direzione per le riserve delle merci della FBiH, cioè i suoi uffici a Sarajevo e a Mostar; l'Agenzia per le banche non ha voluto sentire le richieste della commissione, così come ha fatto pure l'Istituto federale per la contabilità e la revisione dei conti, mentre l'Amministrazione delle tasse e la Guardia di finanza non sono mai riusciti a consegnare i dati delle indagini sul lavoro di un gruppo di imprese edili che, con una sospetta frequenza, appaiono come gli esecutori del maggior numero di opere edili: Unigradnja, Butmir, Oki, Unorad, Nueu, Aladza, Tipuric...

Illustrativo per il destino di gran parte dei soldi giunti nel Paese dopo la guerra è il modo in cui sono stati spesi circa 25 milioni di marchi, noti anche come "donazioni del Brunei". Ricordiamo, si tratta dei soldi che il sultano del Brunei aveva consegnato ad Alija Izetbegovic, che allora era ancora il presidente della Presidenza della BiH. Quando sono arrivati i soldi - si tratta di due assegni, il primo di dieci milioni di sterline, e il secondo di due milioni di dollari - nel maggio del 1996, la decisione definitiva su come spendere quei soldi è stata presa dal premier federale Hasan Muratovic. Più esattamente, Muratovic ha firmato la decisione con la quale in modo più o meno onesto, i soldi sono stati divisi fra i cantoni e i comuni da una parte e il Ministero per i profughi e le persone espatriate dall'altra. Dunque, la maggior parte dei soldi secondo questa decisione doveva essere diviso fra i membri dell'Esercito della BiH, i combattenti smobilitati e i membri delle famiglie dei martiri (sehidi) nei cantoni della Drina (di Gorazde), Zenica-Doboj, Una-Sana, Tuzla e Sarajevo, cioè nei comuni di Maglaj, Brcko, Mostar, Stari Vitez, Orasje, Olovo e Gornji Vakuf. La seconda parte, quella più piccola, di due milioni di dollari, doveva essere inviata al Ministero per i profughi e per le persone espatriate "per il ritorno programmato e per ripopolare con circa 3.000 profughi (est Bosnia), che stanno ritornando da Grasinac, cioè con un aereo TWRA dalla Turchia", includendo anche "il primo aiuto finanziario di 500 DM (marchi tedeschi, ndt.) per persona, visto che le persone non stanno tornando alle proprie case". Per rendere la cosa ancora più complicata, la condizione per ricevere i soldi era esclusivamente "il risanamento degli edifici".

I soldi, invece, non sono mai arrivati nei cantoni; dunque, siccome non si trattava di mezzi del budget, almeno uno di loro (il Cantone di Zenica-Doboj) ha restituito i soldi sul conto della PBS Sarajevo, che doveva dividere i soldi in accordo con i criteri stabiliti dagli uffici comunali del Ministero dei combattenti e del Ministero per i profughi. La cosa, apparentemente, si poteva fermare lì, ma oltre ai documenti ufficiali che si riferiscono a queste donazioni, durante l'indagine della commissione è apparso un altro documento, scritto a mano, dal quale è evidente che c'era una altra contabilità parallela. Da questo documento è chiaro che i soldi venivano versati "a cucchiaini", una parte tramite la Banca popolare della BiH, una parte in contanti fra l'inizio di maggio e la fine di agosto del 1996. Con ciò, nemmeno per una di queste transazioni, la commissione ha mai ricevuto le informazioni su come i soldi sono stati veramente spesi.

Ma non è più chiara nemmeno la destinazione dei quattro milioni di marchi - due destinati agli aiuti ai profughi, due per le riserve urgenti del ministero. In uno dei documenti, che ha firmato Nudzeim Recica ancora nel maggio1998, si dice che i soldi sono stati spesi in progetti del tipo "costruzione dei quartieri per la sistemazione degli esperti - rientranti" a Buzim (950.000 marchi) dal quale nessuno è stato mandato via e dove non c'era nessuno che doveva tornare; i rientranti bosgnacchi a Jusici, a giudicare da questo documento, hanno la migliore falegnameria del mondo; pagata 120.000 marchi; altri 43.000 marchi sono stati spesi per il "trasporto dei profughi all'interno della BiH" (leggi: popolamento dei profughi della Bosnia est nella periferia di Sarajevo)... Nel secondo documento emerge una cosa un po' diversa e lì c'è scritto che per l'aiuto ai profughi sono stati messi da parte solo 41.000 marchi; che al consolato in Turchia, per il trasporto dei profughi, non sono stati pagati oltre 700.000 marchi, ma meno di 250. 000 dollari, e che oltre all'aiuto che doveva essere versato alle famiglie dei martiri (sehidi), "all'organo delle famiglie dei martiri e degli invalidi di Zenica", sono stati pagati altri dieci mila marchi...

Anche la donazione di 12 milioni di dollari, che il Governo malesiano ha inviato al Governo della Bosnia ed Erzegovina, è sparita senza traccia, dice a Dani uno dei membri della commissione. Ciò che si sa fino ad ora su come è stata spesa questa donazione è che l'allora ministro delle finanze Mirsad Kikanovic, durante il settembre e l'ottobre 1996, per tre volte ha spostato i soldi dalla Banca popolare della BiH sui conti della Banca per la ricostruzione e lo sviluppo, presso la Deutsch bank AG di Francoforte. Parte dei soldi, poco meno di due milioni e mezzo di dollari, apparentemente è stata inviata al Ministero federale dell'istruzione e della cultura, in accordo con la richiesta dell'allora ministro Fahrudin Rizvanbegovic "1.560.000 dollari per la sistemazione e la ricostruzione degli edifici delle scuole elementari medie e superiori e 780.000 dollari per la sistemazione delle moschee".

Nella proposta di sistemazione dei mezzi, fatta dal Governo federale, invece, si dice che la ricostruzione di una scuola elementare media a Olovo - senza alcun dettaglio sull'entità della ricostruzione - è costata in tutto 780.000 dollari americani. In quel periodo, il rapporto fra il dollaro e il marco tedesco, l'unica valuta che valeva nel Paese, era drasticamente più alto, a vantaggio del dollaro, rispetto oggi, così la ricostruzione della scuola di Olovo è costato almeno 1.000.000 di marchi tedeschi.

Negli altri due ordini, dati Kikanovic (in un caso 6,3 milioni, e nell'altro 2,6 milioni di dollari), di spostamento dei soldi dalla Banca popolare BiH alla Banca di Francoforte non si esplicita il motivo. Questi soldi, a giudicare dal prospetto che doveva essere fatto dal Governo federale, sono stati trasferiti sui conti di sette aziende bosniache, "con lo scopo di iniziare la produzione". E con questo ordine: Agrokomerc - 1,9 milioni di dollari; Bosnaprodukt Gradacac - 792.688 dollari; Bihacka industrija mlijeka - 227.898 dollari; Ciglana Odzak - 941.318 dollari; Industrija Mostar - 990.861 dollari; Rudnik soli Tetima, Tuzla - 326.984 dollari. Il settimo destinatario, il Governo del Cantone di Gorazde ha ricevuto 941.318 dollari. "Pensate che una di queste ditte abbia mai ricevuto qualcosa di tutti questi soldi? Certo che no", ha commentato uno dei parlamentari che era nella commissione.

Questo capitolo della saga del disonore bosniaco - in questo caso bosgnacco - per fortuna non è ancora chiuso. I numerosi membri del Parlamento federale, che all'epoca erano nel Parlamento, per circa otto anni hanno taciuto su questo documento; un mucchio di carta sul più grande furto nella storia di questo Paese ha raccolto la polvere nell'ufficio del Parlamento federale, ma adesso sembra che anche i parlamentari siano interessati a porre fine a questa storia. Alla grandezza del furto si può paragonare solo la codardia necessaria nel tacere su tutto ciò. Nel frattempo, nelle mani di società criminali e politiche strettamente collegate andava perso almeno un budget annuale della Federazione. E così per anni.


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