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Per la liberalizzazione dei visti verso l'Ue la Bosnia deve ancora aspettare, mentre ad alcuni paesi vicini sarà presto dato il via libera. In particolare per i bosgnacchi, il sentimento di essere ghettizzati e rifiutati dall'Europa si fa sempre più profondo

31/07/2009 -  Azra Nuhefendić

Nedim e Lidija sono una coppia mista di bosniaci, hanno tre figli e sono emigrati in Inghilterra nel 1993. Lui musulmano, lei croata. Due nonne, rimaste vedove, sono a Sarajevo. La nonna Nada, croata, possiede sia il passaporto bosniaco che quello croato. La nonna Rihana ha solo i documenti della BiH. Le due anziane hanno vissuto una vita più o meno simile, ad unirle gli stessi problemi e la nostalgia per figli e nipoti lontani.

Negli ultimi anni le due vecchiette sono state però separate da un particolare importante. La nonna Nada può andare, senza richiedere alcun visto - grazie al suo passaporto croato - in Inghilterra a visitare figli e nipoti. La nonna Rihana, con il passaporto bosniaco, non può andare da nessuna parte. Si consola guardando i nipoti sulle videocassette che ogni tanto le vengono mandate.

A partire dal gennaio prossimo anche un'immaginaria nonna serba dalla BiH, volendo, potrebbe viaggiare all'estero senza il visto, senza la lunga e umiliante procedura richiesta per ottenerlo. In quarantena resteranno solo i bosgnacchi.

La Commissione europea ha infatti recentemente proposto l'abolizione dei visti per i cittadini della Serbia, a partire dal gennaio 2010. I serbi della BiH, volendo, possono ottenere facilmente la doppia cittadinanza (serba e bosniaca) e questo significa che anche i serbo-bosniaci, tra circa sei mesi, potranno viaggiare liberamente nei paesi dell'Ue.

La decisione sui visti ha provocato molto dibattito e diverse reazioni. "Si tratta di un incredibile errore politico", ha dichiarato l'ex Alto Rappresentante della Comunità Europea in BiH Christian Schwarz-Schilling. La decisione "rinchiuderà i bosniaci nel ghetto" sostiene il ministro degli Esteri bosniaco Sven Alkalaj. La paura dei bosniaci di trovarci ghettizzati a seguito di questa decisione è giustificata conclude l'agenzia inglese "Oxford Analytica".

I Verdi del Parlamento Europeo rilevano che "l'Europa sta per togliere la necessità di richiedere i visti ai serbi che hanno insanguinato le loro mani nella guerra contro i musulmano-bosniaci". Il settimanale tedesco Bild scrive che "con questa decisione l'Unione Europea sta premiando gli assassini di Srebrenica".

La Fondazione tedesca "Heinrich Boll", ha mandato una lettera aperta al presidente della Commissione europea José Manuel Barroso. Nella lettera si sostiene che la Commissione europea sta incoraggiando la politica e i politici che da anni stanno facendo di tutto per dividere la BiH e quelli che stanno cercano di tenerla lontano dall'Europa. "Dopo l'errata politica dell'Europa nella guerra in BiH, dopo aver fallito nel prevenire il genocidio a Srebrenica, nel luglio 1995, l'Unione europea adesso ha preso una decisione che implica la continuazione dell'isolamento della BiH e rappresenta una discriminazione dei bosgnacchi", si conclude. Nelle prime ore dopo la sua pubblicazione la lettera aperta è stata firmata e sostenuta da più di ottanta organizzazioni non governative, e più di centomila persone.

Per meritare l'abolizione dei visti di ingresso nell'Ue si richiede l'adempimento di condizioni tecniche precise, prevalentemente di carattere burocratico. Le regole vi sono, sono chiare e non dipendono dai sentimenti.

In Bosnia si sottolinea come dalla Serbia si esigeva, tra le altre cose, la piena cooperazione con il Tribunale dell'Aja e, soprattutto, la consegna dei due latitanti, il generale Ratko Mladić, e Goran Hadžiić, anche lui accusato per i crimini contro l'umanità. Sino ad ora questo non è avvenuto.

"I burocrati europei stanno mentendo ai propri cittadini, la Serbia e il Montenegro non hanno adempiuto a tutti i prerequisiti", dichiara Jasmila Zbanić (regista del film "La neve", vincitore del Film Festival di Berlino) e direttrice artistica dell'Associazione, "Deblokada". La decisione della Commissione europea "alimenta, tra i bosniaci, la paura e convinzione che l'aggressione e i crimini di guerra pagano", sostiene la Zbanić.

L'unico paese europeo che insiste sull'ancora scarsa collaborazione della Serbia con il Tribunale dell'Aja è l'Olanda. E' da diversi mesi che proprio per questo sta subendo forte pressione da parte di altri paesi membri dell'Unione europea, più propensi ad accelerare il cammino di integrazione europea della Serbia. L'Olanda sta opponendo resistenze soprattutto perché si augura che insistendo sulla cattura del generale Ratko Mladić, si riesca a diminuire la vergogna che accompagna i suoi militari che avevano abbandonato e consegnato i civili di Srebrenica ai giustizieri del generale Mladić.

In BiH le reazioni alla proposta della Commissione sono state forti. Si discute prevalentemente basandosi sui sentimenti, e non sul fatto che i politici bosniaci non sono riusciti a completare l'iter burocratico richiesto per l'abolizione dei visti.

Il settimanale indipendente di Sarajevo "Dani" porta la copertina con la foto di Sarajevo durante la guerra e il titolo: "Assediati di nuovo". Il quotidiano "Avaz", vicino al partito SDA, ha avviato una petizione con lo slogan "Non meritiamo il ghetto". Nell'invito a firmare la petizione il quotidiano, quello che vende più copie in tutta la BiH, sottolinea che "nessuno, neanche l'Europa, ha il diritto di chiudere i cittadini bosniaci, specialmente i bosgnacchi, nel ghetto, imporre loro l'isolamento e nello steso tempo aprire la porta a stati e regimi (cioè la Serbia e Montenegro) che hanno organizzato ed eseguito crimini di guerra, il genocidio e l'urbicidio".

Lo scrittore e saggista Ivan Lovrenović ha ben colto il contrasto tra l'asettica procedura burocratica con cui l'Ue prende le proprie decisioni da una parte, e le reazioni emotive dall'altra: "L'essenza della democrazia è la procedura. E noi bosniaci invece stiamo ancora cercando quest'essenza in parole grosse come giustizia, ingiustizia, libertà, eguaglianza".

Lo stesso Lovrenović crede che, in questo caso, l'Unione europea "insistendo sui principi, nel caso della Bosnia Erzegovina, sta per installare un regime discriminatorio riservato solo ai musulmano- bosniaci".

Il ministro degli Esteri svedese Carl Bildt (attualmente la Svezia ha la presidenza di turno dell'Ue) ha risposto alle critiche mosse alla Commissione ribadendo che la proposta è basata sui fatti e che "i leader politici della Bosnia sono cronicamente incapaci di raggiungere qualsiasi accordo".

Ma, ricorda Dino Abazoivic, l'Unione europea è corresponsabile di tutto questo perché "tramite il proprio rappresentante, quotidianamente, partecipa attivamente alla vita politica bosniaca". Per Abazoivic la proposta della Commissione è "discriminatoria e umiliante per i bosgnacchi". Aggiunge poi: "Non crederò all'Europa sino a quando i suoi cittadini non potranno viaggiare nei paesi dell'Unione europea con il loro passaporto e non con documenti di altri paesi".


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