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Giustizia per i morti, pace per i sopravvissuti ita

Sepolte al memoriale di Potocari 600 vittime della strage di Srebrenica. Presente anche un alto rappresentante della Republika Srpska

Piu di diecimila persone hanno partecipato ai primi funerali tenutisi nel parco memoriale a Potocari nei presi di Srebrenica. Il 31 marzo del 2003 sarà scritto nella storia come il giorno in cui le prime seicento vittime (599 uomini e una donna) sono stati sepolti lì. (TVBH1)
Sono una piccola parte dei più di ottomila Musulmani uccisi nel massacro avvenuto nell'estate del 1995. Le ossa di queste 600 vittime erano sparse tra i depositi di Tuzla e Visoko. (Dnevni Avaz, 31.03.2003)
La cosa più importante è che la commemorazione è avvenuta in assoluta pace e senza incidenti. Con dignità. Srebrenica è la città dalla quale i Musulmani sono stati cacciati via otto anni fa, e nella quale oggi donne e bambini stanno tornando a vivere, ma molti uomini, purtroppo, tornano solo nella bara.
Ai funerali hanno partecipato anche i rappresentanti delle autorità locali e della comunità internazionale. A nome delle famiglie dei caduti ha parlato la giovane studentessa Almedina Dautbasic, che a Srebrenica ha perso entrambi i genitori.
La cerimonia religiosa è stata condotta dal reis - ulema Ceric, che tra altro ha affermato: "La vendetta rende più difficile la giustizia, per questo dobbiamo pregare perchè la tristezza diventi speranza".
A Srebrenica c'erano anche i rappresentanti della presidenza tripartita, il musulmano Sulejman Tihic, e l'ancora più atteso rappresentante serbo, il ministro degli esteri della Bosnia Erzegovina Mladen Ivanic. Era la prima volta che uno dei più alti funzionari della Republika Srpska veniva per parlare del massacro di Srebrenica: "Srebrenica non si deve dimenticare", è stato il più che chiaro messaggio di Ivanic.
Non va dimenticato neppure il messaggio dell'Alto Rappresentante in Bosnia, Paddy Ashdown, apparso sulla stampa locale: "Dobbiamo ricordarci che di fronte al crimine di Srebrenica il mondo è rimasto a guardare".
I dibattiti sul massacro dell'estate del 1995 continuano in Federazione, Republika Srpska, Olanda. Ultimamente anche i media della Serbia e Montenegro parlano di quello che è successo anni fa, e cominciano ad ammettere proprie responsabilità. Dire qualsiasi cosa sulla speranza "che i morti risposino in pace" sarebbe solo retorica.

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