Guardando Sarajevo (Semir Hazar - Flickr)

La Bosnia Erzegovina è un Paese che investe poco sulle piccole e medie imprese. Frammentazione delle agenzie di sviluppo, difficoltà per i piccoli imprenditori nell'accedere alle fonti di finanziamento e poco sostegno alle idee innovative, sono alcuni dei problemi principali del settore

22/10/2010 -  Eldina Pleho da Sarajevo

La Bosnia Erzegovina è il Paese europeo con il minor numero di piccole e medie imprese (PMI). Solo alcuni Stati dell'ex Unione sovietica, come la Georgia e il Kirgizistan hanno meno PMI della Bosnia.

Di questo record negativo, e delle sue cause, Osservatorio Balcani e Caucaso ha parlato con Svetlana Cenić, economista di Banja Luka ed ex ministra delle Finanze dell'Entità della Republika Srpska.

Secondo la Cenić, attualmente Il Paese attraversa una delle fasi economiche più dure della sua storia, con le banche molto restie a concedere prestiti.

Forte stretta dei crediti bancari

“Il tempo in cui gli istituti attendevano a braccia aperte che qualcuno si presentasse a richiedere prestiti, sia singoli che  soggetti con una ragione sociale, è decisamente finito. Ora invece le banche cercano soprattutto chi depositi risparmi. C'è carenza di liquidità. Il denaro è uno dei tanti beni che oggi manca sul mercato. Per cui le banche puntano ad un sistema più sicuro di rientro dei prestiti. Sono emersi problemi anche nei casi in cui le banche di sviluppo hanno distribuito fondi attraverso istituti di credito”, sottolinea la Cenić.

La crisi economica mondiale ha colpito duramente anche in Bosnia Erzegovina. Sono andati persi circa 50.000 posti di lavoro e oggi il numero di disoccupati si avvicina al mezzo milione. In una situazione in cui il Paese è costretto ad indebitarsi per pagare i dipendenti pubblici e i creditori, le banche sono sempre più caute sul fronte dei prestiti, soprattutto se a sostegno della creazione di nuove imprese.

La Bosnia investe poco in nuove imprese e ricerca

“Il Paese non sta investendo nella ricerca - sostiene Cenić. In questa situazione, con un alto debito pubblico e le banche a corto di liquidità, destina a ricerca e sviluppo risorse così basse che non vengono nemmeno raccolti dati statistici del settore. Così le banche rinunciano a sostenere nuove idee imprenditoriali, che per essere avviate necessiterebbero di finanziamenti”.

La conseguenza, secondo la Cenić, è uno stallo del sistema Paese: Per uscirne lo Stato dovrebbe spingere di più sul sostegno alla ricerca, e in questo modo anche le banche potrebbero avere un ruolo importante. Invece, di fronte ad investitori privati con una buona idea, tutti gli istituti di credito si muovono in modo cauto e conservatore. Per concedere il credito cercano  garanzie immediate di copertura, in termini ipotecari.

Certo, le banche non sono enti umanitari, ma in questo frangente dovrebbero essere disponibili a condividere il destino dell'economia, e non operare in maniera isolata. Anche perché così, sul lungo termine, tutti ne usciranno perdenti”.

Quegli esempi positivi di intervento statale

A livello internazionale non mancano esempi di aiuti pubblici allo sviluppo delle PMI e di sostegno alle nuove idee imprenditoriali, con risultati positivi. Ad esempio in Giappone, sottolinea Cenić, bandi di gara a sostegno dell'innovazione nelle imprese vengono indetti dallo Stato, e una volta finanziati producono nuovi posti di lavoro. Così avviene anche in Europa, ad esempio in Danimarca, dove nel tessuto economico nazionale prevalgono le piccole e medie imprese.

Cenić ribadisce l'importanza dell'intervento statale: “Oggi si registrano ostacoli allo sviluppo delle PMI in BiH non solo per le difficoltà di accesso al credito, ma anche nella fase dell'avvio dell'impresa. Siamo in fondo alla lista mondiale per i tempi burocratici richiesti. Lo stato invece deve prendersi la responsabilità di aiutare le imprese, ad esempio mettendo a disposizione esperti che orientino gli imprenditori attraverso la miriade di leggi e regolamenti richiesti oggi. Sarebbe una consulenza fondamentale soprattutto nei primi anni dall'avvio, che sono cruciali per il successo di un'impresa".

Più informazione sui programmi internazionali di sostegno alle PMI

Nonostante da anni siano numerosi i programmi di sviluppo a sostegno delle PMI promossi da Stati Uniti, Unione Europea o singoli Paesi dell'Unione, è difficile per gli imprenditori avere accesso a queste informazioni.

Per lo più ignorano l'esistenza di risorse disponibili per il loro settore. Per questo, secondo Svetlana Cenić, i responsabili di questi programmi di sviluppo in Bosnia Erzegovina dovrebbero puntare innanzitutto sulla diffusione capillare dell'informazione ai potenziali beneficiari.

Non deve accadere che alcuni dei maggiori programmi di supporto allo sviluppo delle piccole e medie imprese continuino ad essere noti a pochi. “E' necessario costituire un luogo dove attuali o futuri imprenditori possano trovare informazioni su tutti i progetti in corso che li riguardano. Fino ad ora questo non è successo. Invece, colmare il vuoto di informazioni potrebbe fare la differenza”.

Scetticismo sulla trasparenza dei crediti

Nonostante i fondi provenienti da donatori stranieri e alcune modeste risorse a sostegno delle PMI stanziate dalle banche di sviluppo e dai ministeri dell'Economia delle due Entità, tuttora gli indicatori mostrano che non vi è né crescita del numero di PMI, né riduzione della disoccupazione.

Inoltre nell'opinione pubblica prevale ancora la convinzione che i fondi gestiti dalle banche di proprietà esclusiva dei governi delle Entità non vengano distribuiti in modo trasparente. E che l'erogazione del credito dipenda dall'affiliazione politica dell'imprenditore.

La Bosnia Erzegovina ha messo a punto una Strategia per lo sviluppo delle PMI, la cui applicazione però è ancora priva di coordinamento. Una delle priorità della Strategia è il miglioramento dei meccanismi di finanziamento delle PMI. Ma ancora nulla si è mosso.

Manca ancora un'agenzia statale di sviluppo delle PMI

Gli imprenditori continuano a confrontarsi con tassi di interesse alti su prestiti offerti da banche e istituti di microcredito. E  denunciano che questi soggetti finanziatori non erogano volentieri prestiti alle ditte. Una situazione dunque che rende molto difficile il lavoro delle imprese bosniaco-erzegovesi, in lotta quotidiana per la sopravvivenza sul mercato.

Quanto al sostegno istituzionale, ad oggi manca un'unica agenzia statale per lo sviluppo della piccola e media impresa. Un passo avanti in questo senso si è registrato in Republika Srpska, dove è stata creata un'agenzia di supporto alle PMI a livello di entità. Nella Federazione di Bosnia Erzegovina, invece, un'agenzia simile non esiste.

Nessun dubbio dunque che, tra le priorità che il nuovo governo della Bosnia Erzegovina dovrà affrontare, ci sia anche l'applicazione effettiva della Strategia di sviluppo della piccola e media impresa nell'intero Paese.


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