Abbiamo intervistato Annalisa Tomasi, responsabile dell'ADL di Prijedor in occasione di uno dei primi incontri sullo sviluppo locale. "Il dibattito è stato partecipato anche se non sono emersi piani di azione concreta".

03/12/2002 -  Anonymous User

OB: Quando si è tenuto questo incontro sullo sviluppo locale? Chi i relatori ed i partecipanti?

Annalisa Tomasi: L'incontro si è tenuto giovedì 21 novembre ed è stato organizzato dalla Agenzia della Democrazia Locale di Prijedor. Lo abbiamo titolato "Tra flussi globali e
azioni di territorio". Obiettivi dell'incontro erano da un lato la presentazione del documento
"Verso un manifesto per lo sviluppo locale nei Balcani", curato dall'Osservatorio sui Balcani e dal Consorzio Pluriverso, dall'altro la promozione di un dibattito sulle linee di sviluppo del territorio e le modalità per sostenerle e promuoverle con azioni coordinate dal basso. Hanno partecipato soggetti del mondo economico, associazionistico e politico, giovani, il sindacato ed alcuni rappresentanti delle organizzazioni internazionali che operano nella regione su progetti di
sostegno a micro attività imprenditoriali.
OB: Quali le presenze che hai ritenuto più significative?

Annalisa Tomasi: Di particolare importanza la presenza dell'assessore alle infrastrutture del comune di Prijdor,
Markovic, ed ai rapporti con le circoscrizioni, Tubin, nonché del rappresentante della fondazione che si occupa del rientro dei bosniaci a Prijedor, Jakupovic. Ma vi erano anche rappresentanti della Prijedorcanka, azienda locale che si occupa di trasformazione di piccoli frutti ed altri prodotti agricoli. Vi erano inoltre associazioni che operano nel settore del microcredito per l'agricoltura e per l'artigianato quali quella degli agricoltori di Prijedor, Zdravo da Ste e la ONG internazionale Lutheran World Federation.
Ospite speciale anche il Prof. Dardic della Istituto Agrario di Banja Luka,
docente di Economia.

OB: Quale è stato il livello di partecipazione del pubblico in sala?

Annalisa Tomasi: Il dibattito è stato interessante e partecipato. Come prevedibile non sono emersi piani di azione sullo sviluppo del territorio di Prijedor da parte della sua comunità ma è stata creata una importante occasione di confronto tra i soggetti su queste tematiche. Il settore agricolo è stato individuato come
settore chiave dello sviluppo più o meno da tutti i soggetti. Tra le problematiche emerse e da tutti condivise la mancanza di piani strategici di sviluppo economico per la BiH e quindi la mancanza di risorse finanziarie, di competenze tecniche e manageriali, la corruzione e l'inefficienza della
pubblica amministrazione. E' stata anche sottolineata la bassa qualità del welfare.

OB: Come si pongono a tuo avviso le due principali comunità che abitano la
municipalità di Prijedor, quella serba e quella mussulmana bosniaca, rispetto alle tematiche dello sviluppo locale? Vi sono identità di vedute o tratti che le differenziano?


Annalisa Tomasi: La comunità bosniaca sembra essere più cosciente delle possibili vie di sviluppo del territorio. Forse per il ruolo di leadership da sempre avuta in BiH, forse per i maggiori contatti sviluppati con i Paesi occidentali, forse per la maggiore disponibilità finanziaria e di aiuti ricevuti. In ogni caso loro sono stati i primi ad auto organizzarsi. Certo è che tutti ormai hanno rinunciato alle grandi fabbriche, miniera e cartiera di Prijedor in primis.
Accomuna le due comunità invece un atteggiamento di attesa dell'aiuto e dell'intervento dall'alto. La attesa di ricette "risolutive" preconfezionate. Fanno fatica a vedersi quali attori protagonisti di sviluppo.
Fanno fatica ad individuare le "risorse del territorio di Prijedor". Ma siamo all'inizio di un percorso che richiede tempo e soprattutto il coinvolgimento delle generazioni più giovani. Ci siamo lasciati dandoci appuntamento nei prossimi mesi e rendendoci disponibili a discutere insieme possibili iniziative di sviluppo locale.

OB: Cos'è attualmente a Prijedor lo sviluppo locale? Vi sono alcuni, seppur
piccoli, progetti in atto?

Annalisa Tomasi: Direi di si. C'è una cooperativa di donne, circa dieci vedove bosniache, che si sta
cimentando nella produzione in serra di ortaggi biologici. Qui anche noi abbiamo contribuito alla struttura produttiva che conta 4 serre di 500mq ognuna. A queste presto se ne aggiungeranno altre quattro. Sono al secondo anno di produzione ma non sono ancora auto-sostenibili. Formazione tecnica e manageriale sono i settori in cui stanno cercando di svilupparsi. C'è Zdravo da Ste con le produzioni etniche e con i tanti progetti di sostegno ad attività imprenditoriali femminili, finanziati con il microcredito. C'è la associazione agricoltori di Prijedor che conta quasi duecento soci e supporta un progetto di microcredito in campo agricolo oramai da cinque anni. Ci sono due realtà di associazioni di donne che si occupano di assistenza a domicilio per anziani: a Ljubija e nella Ljeva Obala. Quest'ultima è un'attività finanziata dall'esterno ma che sta operando con l'obiettivo di raggiungere una perlomeno parziale autosostenibilità e che comunque coinvolge anche lavoro volontario sia di locali che di giovani italiani durante i campi estivi! Molto bella ad esempio l'esperienza del gruppo di giovani volontari dell'Istituto Fontana di Rovereto che questa estate hanno, con i giovani di Ljubija, realizzato piccoli lavori di assistenza nelle abitazioni degli anziani del territorio. Un esempio di welfare territoriale in cui la dimensione del territorio si fa europea. Ma vi sono anche alcuni privati che si occupano di raccolta e vendita di prodotti del bosco e di
piante medicinali; chi invece sta cercando di promuovere un villaggio eco-turistico coinvolgendo un
po' alla volta il territorio e le sue ricchezze.


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