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Wikileaks, duello energetico nel Caucaso ita

Area di trivellazioni vicino Baku, in Azerbaijan, sul mar Caspio (Dan../Flickr)

Area di trivellazioni vicino Baku, in Azerbaijan, sul mar Caspio (Dan../Flickr)

Il Cablegate mostra il monitoraggio ravvicinato di Washington sulle reti di greggio e gas tra mar Caspio e mar Nero. L'asse opaco del business Russia-Italia. L'Europa frammentata e senza mercato energetico comune. Il 'grande gioco' eurasiatico visto dalle carte di Wikileaks

Caucaso vicinissimo agli interessi dell’Italia a giudicare dal Cablegate targato Wikileaks. Strategie differenti, politiche ed energetiche, tra Russia, Italia, Usa e Unione europea, si incrociano nella regione. E specie l'intesa italo-russa viene letta con irritazione nei rapporti diplomatici statunitensi inviati al Dipartimento di Stato. Mentre finora le pubblicazioni di Wikileaks continuano, anche all’indomani del controverso arresto del suo direttore, Julian Assange, i primi files resi noti non lasciano dubbi sull’attenzione ravvicinata degli Usa ai gasdotti caucasici, in funzione e del futuro prossimo.

Lo speciale di OBC 

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I crittogrammi inviati a Washington dalle ambasciate Usa, e resi pubblici dal sito Wikileaks, stanno causando reazioni e commenti in tutto il mondo. Anche nei Balcani e nel Caucaso. Uno speciale su Wikileaks

Wikileaks, reti energetiche in Caucaso sono ‘infrastrutture critiche’

Il tragitto dell'oleodotto BTC e del gasdotto BCE, già operativi (SVG file)

I tracciati blu già esistenti vengono considerati siti strategici dagli Usa: lo conferma il file Wikileaks dedicato alla lista dei luoghi e delle infrastrutture del pianeta, considerati da Washington essenziali per l’interesse nazionale. In Eurasia le ‘critical infrastructures’ elencate sono in Azerbaijan, il terminal gasiero-petrolifero di Sangachal, sulle rive del Caspio, a 45 chilometri dalla capitale Baku, da dove parte l’arteria di greggio del Caucaso destinata all’Europa, la Baku-Tbilisi-Ceyhan Btc (con la corrispondente rete del gas Baku-Tbilisi-Erzurum Bte) che via Georgia e Turchia porta il gas azero sul Mediterraneo. Da quest’impianto di 500 ettari partono anche i condotti per l’export di gas verso Georgia e Russia, con le pipelines per Supsa e Novorossiysk. Il terminal, uno dei maggiori al mondo, è gestito dalla Bp-British Petroleum. E comprende oltretutto il giacimento principe di Shah Deniz, strategico per i rifornimenti europei.

  • In Georgia e in Turchia, il restante tracciato dell’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan e, ancora in Turchia, lo stretto dei Dardanelli

Allarme Usa per la frammentazione europea in nome del gas

Nel futuro prossimo il ‘grande gioco’ eurasiatico, secondo le carte Wikileaks, sembra dunque legato anche alla sfida energetica dei due gasdotti caucasici, Southstream e Nabucco, da cui passerà l’approvvigionamento dell’Europa. Portano entrambi il gas dal Caspio all’Europa centrale, passando per Caucaso, Turchia e Balcani. E stendono una collana di perle di alleanze e contratti, oltre che influenza politica, alla conquista dei Paesi centroeuropei e balcanici, uno dopo l’altro.

Campi petroliferi sul Caspio, in Azerbaijan (Bruno Girin /Flickr)

Da una parte Nabucco (targato Ue e Usa, che bypassa la Russia), dall’altra Southstream (joint venture russo-italiana, a breve affiancata dalla francese Edf, che esclude l’Ucraina). In gioco non c’è solo la dipendenza energetica, scandiscono i diplomatici di Washington, ma l’indipendenza politica di decine di Stati e la frammentazione dell’Unione europea. Oltre che l’assoluto silenzio in materia di rispetto dei diritti umani –dalla Russia alla Cecenia- e di progressi democratici del Grande Vicino.

Sono cronaca d'altronde la perenne difesa d’ufficio da parte del governo di Roma dell’amministrazione Putin-Medvedev, dalla Cecenia allo "scudo" Nato, così come la crescente ambiguità di Francia (passata da posizioni assertive durante la guerra in Georgia nel 2008 alla più defilata linea attuale sui casi Livtinenko o Ucraina, registrata dai cable Wikileaks) e Germania (partner di Mosca per il corridoio energetico North Stream che bypassa Ucraina, Polonia e Paesi Baltici).

Il portale del progetto Ue Nabucco 

Il gasdotto "priorità europea": dove passerà, le difficoltà tecniche, di approvigionamento, i costi, gli Stati associati. Nel primo summit del progetto, nel 2003 a Vienna, in una pausa dei lavori i partecipanti andarono all'Opera a vedere il 'Nabucco' di Verdi. Così avrebbero scelto il nome della società. Oggi i 6 partners sono Botas (Turchia), Bulgargaz (Bulgaria), Transgaz (Romania), MOL (Ungheria), OMV (Austria) ed RWE (Germania), ognuno col 16,67% delle azioni. Interesse anche dalla polacca PGNiG. Per opposizione di Ankara è rimasta fuori dal club Gaz de France. Presidente del consorzio è l'austriaco Reinhard Mitschek, consulente è l'ex ministro verde tedesco Joschka Fischer. Costo previsto: 7,1 miliardi di euro, per una capacità di 31 miliardi di metri cubi l'anno. La Ue, divisa al suo interno, nel 2009 ha ridotto il suo contributo da 250 a 50 milioni di euro.

Ma la notizia di queste ore riguarda le novità sull'adesione della Serbia al boicottaggio del Nobel per la pace, chiesto da Pechino. Dopo le proteste Ue, in patria e all'estero, boicotterà a metà la cerimonia di premiazione oggi ad Oslo del dissidente cinese Liu Xiaobo. Ci sarà l'Ombudsman Saša Janković, come autorità indipendente e garante dei diritti civili. Ma nessun rappresentante del governo, per non compromettere i rapporti con Pechino. Belgrado così con Russia e Bielorussia, unica tra le democrazie europee, sarà tra i 19 Stati assenti in sala, o nel suo caso sottorappresentati. E da provincia energetica di Mosca, si ritroverà nella stessa lista con Paesi maglia nera dei diritti umani.

Sfida Southstream-Nabucco dal Caucaso ai Balcani

Vediamo in dettaglio: il gasdotto South Stream dovrebbe entrare in funzione dal 2015. Dal mar Nero, attraverso Bulgaria, Grecia e Ungheria, fino a Slovenia e Austria, a regime trasporterà nel cuore dell’Europa 62 miliardi di metri cubi l’anno. E' targato Gazprom, Eni e presto anche Edf (Francia), socio di minoranza.

La pipeline prossima ventura è in concorrenza con il condotto Nabucco, dichiarato “priorità” dall’Unione europea e sostenuto dagli Usa, che porterà il gas da Azerbaijan, Turkmenistan, Kazakistan, Iran e Iraq (ma i dubbi sulle difficili forniture non mancano), via Turchia e Balcani, in Europa, coinvolgendo Bulgaria, Romania, Ungheria, Austria e Germania, ma bypassando la Russia. Roma non vi aderisce. Dovrebbe entrare in funzione dal 2013.

Per le note riservate Usa, rivelate da Wikileaks, Eni (di cui lo Stato italiano detiene il 30%, e che ha firmato con Gazprom contratti fino al 2045) “detta spesso la politica energetica del governo italiano e usa la sua influenza per bloccare i piani di liberalizzazione del mercato dell’energia nella Ue” (cablo del 9 giugno 2009).

Il progetto di gasdotto Southstream (worldpress)

I cables Wikileaks sui gasdotti caucasici evidenziano la singolarità delle rivelazioni sull’Italia: nel nostro caso le note Usa non non tracciano solo ritratti non autorizzati, come per altri leaders alleati europei. Mostrano invece affari opachi tra Roma e Mosca (con la convinzione diffusa tra le fonti Usa, compresi anche esponenti Pdl, che dal business del gas russo in Italia “il premier e i suoi traggono profitti personali”). Così potenti da condizionare la politica (non solo energetica) italiana dei prossimi anni. Pur senza prove, i cable registrano il dubbio che società di intermediazione, prestanome riservati e in generale una “verticale del potere” nelle relazioni con la Russia (fissate direttamente dal premier, senza ministero degli Esteri), non coincidano necessariamente con l’interesse nazionale italiano. 

E mentre sono usciti -secondo il quotidiano spagnolo "El Pais "- appena 60 dei circa 652 cablogrammi che riguarderebbero il premier italiano Berlusconi, e dunque anche la politica di Roma in Eurasia, i maggiori quotidiani italiani (da Repubblica al Corriere della Sera) dedicano all’asse Eni-Gazprom inchieste ed editoriali.

Wikileaks, sospetti di interessi privati nei contratti energetici Roma-Mosca

In evidenza “il ruolo dell’Eni ridotta a strumento, dubbi sull’investimento anti-economico nel gasdotto Southstream, il ruolo delle italiane Enel ed Eni nella “spoliazione” degli asset del colosso petrolifero Yukos (presieduto dal magnate ex alleato di Putin Mikhail Khodorkovskij, condannato in Russia ad otto anni di carcere e ora imputato in un secondo processo ”esemplare”, ndr), e l’allineamento filorusso di Berlusconi durante la guerra in Georgia”, che avrebbe spezzato la linea Nato ed europea.

Tutti i partners di Southstream 

L’accordo Eni-Gazprom per Southstream risale al 2007. Gazprom sarebbe entrata nel mercato di distribuzione del gas in Italia ed Eni avrebbe sviluppato progetti esplorativi in Siberia. Da allora Mosca ha siglato bilaterali per l’ingresso nel progetto con Bulgaria (Bulgaria Energy), Ungheria (Banca di sviluppo ungherese), Grecia (Defsa) e Serbia (Srbjiagas), Accordi sono in fase di perfezionamento con Slovenia e Austria. Nel 2009 la firma con il governo Erdoğan per il passaggio nelle acque turche del mar Nero (unica parte off shore, anche a 2 mila metri di profondità, rispetto al lungo tracciato terrestre). Nei Balcani le condotte potrebbero tagliare la regione fino all’Austria, o via Grecia fino ad Otranto. Stime sui costi: 19-24 miliardi di euro, per una cubatura raddoppiata rispetto alle previsioni iniziali, fino a 63 miliardi di metri cubi di gas l’anno.

Soprattutto emergono le prime cifre di un mercato colossale delle intermediazioni: “la Centrex di Mentasti, manager indicato dal premier italiano, e soci misteriosi con società a Cipro, avrebbe guadagnato una somma stimata in 280-320 milioni di dollari l'anno per 15-20 anni” calcola Repubblica. Da fonti georgiane (l’ambasciatore di Tbilisi a Roma a gennaio 2009) gli Usa apprendevano: “il suo governo ritiene che una percentuale sia stata promessa al premier italiano sui gasdotti, su ogni pipeline sviluppata da Gazprom ed Eni”. I cablo Usa insistono sul fatto che “i due premier controllano patrimoni nelle rispettive economie”. 

L'ad Eni Paolo Scaroni e il suo predecessore Vittorio Mincato, quest’ultimo citato dalla stampa nazionale come il dirigente che avrebbe pagato con la rimozione il gran rifiuto del ruolo dei mediatori vicini al premier, hanno smentito.  Ma –come ha scritto il vicedirettore del Corsera, Massimo Mucchetti, in un editoriale, “Palazzo Chigi tace. (…) e resta il dubbio che gli affari tra la principale impresa italiana dell’energia e Gazprom si vadano sempre più sbilanciando, in un contesto poco trasparente, a favore del colosso russo del gas”. In cambio di che cosa il premier italiano avrebbe ceduto sovranità? Oltre alle inchieste, a breve arriveranno una serie di interpellanze parlamentari già annunciate. Putin intanto si sente al sicuro dalle carte Wikileaks (“non hanno niente su di noi” aveva dichiarato pochi giorni fa). Al punto da togliersi il gusto oggi di una reprimenda ai vicini occidentali, “antidemocratici e ipocriti” che al Watergate globale di Wikileaks hanno reagito con l’arresto di Assange.

Ma il duopolio Southstream-Nabucco non sarebbe obbligato

Il progetto di gasdotto Nabucco (nabucco gas pipeline)

Nel frattempo alcuni analisti ricordano che il duopolio non sarebbe poi così obbligato. Russia e Turchia punterebbero a consolidarlo, bloccando il pieno sviluppo ad esempio del White Stream (corridoio energetico del Sud che collegherebbe dal 2015 Azerbaijan-Georgia-Romania, passando sul fondo del mar Nero). Direttamente dunque dal Caucaso del sud alla Ue.

Un passaggio evidenziato di recente al forum energetico di Sofia (aprile 2009) anche dal Commissario Ue all’Energia Gunther Oettinger: “vogliamo una connessione diretta, il Southern Corridor, alle regioni del Caspio e del Medioriente”. Senza passare né dalla Russia, né dalla Turchia, Paese quest’ultimo che trarrà non poca forza geopolitica dal ruolo di hub energetico eurasiatico.

Il gas con White Stream arriverebbe dall’Azerbaijan, via la georgiana Supsa, sotto il mar Nero, fino al porto rumeno di Constanta. Da qui potrebbe raggiungere l’Italia seguendo il tracciato dell’attuale oleodotto pan-europeo. Come hanno evidenziato alcuni osservatori, per la prima volta nella sua storia l’Europa si misura con Russia e Turchia non più deboli come in passato, e soprattutto legate da un’intesa inedita. Forse la Ue potrebbe uscire dall’angolo puntando alla diversificazione dell’approvvigionamento, più che sul preteso duopolio Nabucco-South Stream. Tanto più che anche Paesi produttori come l’Azerbaijan sarebbero interessati a diversificare le vie dell’export. Nel frattempo i compratori russi firmano contratti per forniture enormi (vedi Mosca con Baku pochi mesi fa) pur di svuotare i condotti concorrenti europei.

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