Nessun film in concorso ma al Festival del cinema di Berlino, conclusosi lo scorso 17 febbraio, i Balcani erano presenti. Qualche film e soprattutto gli attori. A partire dal grande Miki Manojlovic

26/02/2007 -  Nicola Falcinella Berlino

Nessun film in concorso, ma diverse cose interessanti sparse qua e là. Il recente 57° Festival del cinema di Berlino visto in chiave balcanica non è stato eclatante, ma molto più significativo di quanto non appaia. Cominciando dal bel film "Armin", opera seconda del croato Ognjen Svilicic.

In gara c'erano comunque due presenze importanti, non di registi o produzioni, ma di attori. Il serbo Miki Manojlovic in "Irina Palm" (uscirà da noi probabilmente in autunno, distribuito da Teodora) al fianco di Marianne Faithful e il bulgaro Christo Jivkov protagonista dell'italiano "In memoria di me" di Saverio Costanzo.

Due belle prove per entrambi in film molto diversi: il primo è una commedia amara e molto realistica su una sessantenne che si abbassa a tutto per poter curare il nipotino, il secondo un dramma claustrofobico nel convento dove un giovane cerca la sua strada.

L'attore di "Underground" (che a fine gennaio è stato in concorso a Rotterdam con il tedesco "La fine del mare" di Nora Hoppe girato a Trieste) ha interpretato un altro dei suoi misteriosi e generosi personaggi, gestore di un locale a luci rosse fuori Londra; Jivkov, lanciato da Ermanno Olmi ne "Il mestiere delle armi", è tornato alla ribalta nel difficile ruolo di novizio che si fa prendere dalle paure.

Dopo il tragicomico "Sorry for Kung-Fu", lo spalatino Svilicic ha presentato al Forum (con Panorama una delle sezioni più frizzanti, in controtendenza rispetto a un concorso di buon livello ma abbastanza prevedibile e senza grandi scossoni) "Armin".

Una pellicola che prende il nome dal tredicenne che parte con il padre Ibro da un villaggio della Bosnia per andare a Zagabria: deve sostenere un provino per un ruolo in un film tedesco sulla guerra nell'ex Jugoslavia. Il provino si risolve in nulla, un regista propone loro di collaborare a un documentario sul conflitto, ma non è questo che conta. In un film di dettagli, di silenzi, di attese e piccoli gesti - piuttosto diverso dal suo precedente - il regista va a fondo del rapporto tra i due e delle loro angosce e aspirazioni.

Padre e figlio litigano, si fuggono e si cercano, si impongono all'altro ma poi si pentono. Al termine del viaggio mettono da parte i sogni, si scoprono e si accettano: può forse esserci un futuro un Bosnia, un abbraccio lungo la strada in salita ce lo fa sperare. Da lodare le prove del giovanissimo Armin Omerovic e di Emir Hadzihafisbegovic, un volto che non si dimentica, già protagonista di molti film recenti (è il generale di "Karaula" di Rajko Grlic, era in "Remake" di Dino Mustafic).

Arriverà nelle sale italiane, acquistato da Lady Film, "Guca" di Dusan Milic, già sceneggiatore per Kusturica e regista di "Jagoda: Fragola al supermercato". Realtà e finzione si mescolano in una storia d'amore - non a caso il protagonista maschile si chiama Romeo - collocata sullo sfondo del celebre festival delle trombe. Atmosfera balcanica già nei soprannomi - Satchmo in onore di Louis Armstrong, Sandokan e Rocky - nel ritmo e nei sentimenti. Una sfida tra bande con in palio il cuore della giovanissima e bellissima Juliana. Protagonista è il figlio Marko del mito delle trombe, Boban Markovic, vincitore per 5 volte della tromba d'oro. Il diciannovenne deve convincere il riluttante Satchmo a concedergli la mano della figlia nell'unico modo possibile: vincere la sfida con le tigri di Sandokan.

Altro talentuoso giovane serbo è Srdan Golubovic che ha presentato "Klopka - La trappola" sempre nel Forum: suo secondo film dopo "Apsolutnih sto" (uno dei maggiori successi serbi di pubblico negli ultimi anni) ha nel cast Nebojsa Glogovac, Anica Dobra e di nuovo Manojlovic. Una "versione balcanica di Delitto e castigo", con un uomo che sigla un patto col diavolo per pagare le cure che possono salvare suo figlio. Si precipita dentro un deserto morale che ha la forma di un thriller psicologico.

Due infine le Shooting Star balcaniche, le giovani promesse da tutt'Europa: lo sloveno Marko Mandic e la rumena (prima volta per la Romania) Maria Popistasu. Quest'ultima si è fatta notare in "Crash Test Dummies" del tedesco Jorg Kalt, in "Love Sick - Legaturi Bolnavicicase" di Tudor Giurgiu e "Man Seeking Woman" di Miel van Hoogenbernt. Mandic, che ha al suo attivo numerosi lavori teatrali e televisivi, ha debuttato al cinema nel ruolo del muto in "Express, Express" (1997) di Igor Šterk. È stato poi in "Rascals - Barabe" (2000) di Miran Zupanič e "Vladimir" (2002) di Zoran Živulović e ora ha appena girato "Teah - Teja" (2007) di Hanna A.W. Slak e "L...Like Love - L kot Ljubezen" di Janja Glogovac (ancora in postproduzione).


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