Analizzare la cooperazione regionale in Europa sud-orientale (SEE), ma soprattutto fornire spunti per promuovere un regionalismo innovativo. Lo fa "Regional Cooperation in South East Europe and Beyond", raccolta di saggi curata da Wolfgang Petritsch e Christophe Solioz

04/09/2008 -  Francesco Martino

Regional Cooperation in South East Europe and Beyond. Challenges and Prospects, a cura di Wolfgang Petritsch e Christophe Solioz, pubblicato dalla casa editrice Nomos, rappresenta uno studio accurato ed un utile strumento per comprendere lo stato della cooperazione regionale nell'area dell'Europa sud-orientale (SEE), ed al tempo stesso una finestra aperta sulle possibili strade da intraprendere nel futuro.

La raccolta di saggi, prodotti da autorevoli conoscitori dell'Europa sud-orientale, mette in luce come, nonostante i significativi sforzi degli ultimi anni, la cooperazione regionale nell'area sia rimasta un progetto promosso dall'esterno (soprattutto dall'UE) piuttosto che sostenuto da dinamiche locali, ed evidenzia come sia ancora ostacolata dal perdurare di questioni aperte che continuano a minacciare la sicurezza della regione (proclamazione unilaterale di indipendenza del Kosovo, fragilità istituzionale della Bosnia del dopo Dayton, instabilità politica in Serbia, "questione del nome" tra Grecia e Macedonia).

Ciononostante, partendo dalla premessa che la normalizzazione delle relazioni interstatuali sta procedendo, seppur lentamente, il libro sottolinea la necessità di accelerare il processo attraverso un dibattito ampio e idee innovative. Tanto più che, chiuso l'esperimento dello Stability Pact, quest'anno è stato lanciato l'RCC (Regional Cooperation Council), con segretariato a Sarajevo, che si propone di mettere l'Europa sud-orientale "al posto di guida" nel processo di elaborazione e gestione delle iniziative di cooperazione regionale.

La prima parte del libro curato da Wolfgang Petritsch e Christophe Solioz è quindi dedicata all'analisi di cosa significa oggi cooperazione regionale in Europa sud-orientale, in un momento di profondi e importanti cambiamenti.

Molti i temi esaminati dagli autori: dalle crescenti diversità all'interno dell'Europa sud-orientale al paradosso determinato dall'ultima ondata di allargamento dell'Unione Europea nel settore della cooperazione regionale, dalla stretta relazione tra sviluppo economico e cooperazione regionale alla non sempre facile coesistenza di molti programmi di cooperazione.

In questa sezione, da segnalare il saggio di Vladimir Gligorov sullo stretto legame tra livello di cooperazione, sicurezza e sviluppo economico nei Balcani. "Rischi politici e nel campo della sicurezza continuano a pesare pesantemente sulla regione", scrive Gligorov. "Se questi verranno rimossi, i Balcani dovranno spingere verso la piena integrazione nell'UE, e questo processo allargherà al tempo stesso la geografia della cooperazione nella regione".

Di particolare interesse anche l'analisi di Theodore Winkler e Gregor Zore sul processo di riforma dei servizi di sicurezza nell'area. Due le tendenze evidenziate: da una parte il graduale passaggio di consegne da Nato e Stati Uniti ad iniziative europee per promuovere la cooperazione nella sicurezza in Europa sud-orientale, dall'altra l'evoluzione da organizzazioni ad ampio spettro di obiettivi politici, ad accordi sempre più specifici e funzionali ad una cooperazione "per temi". "Non c'è bisogno di ulteriori programmi di cooperazione", argomentano gli autori, "ma di una cooperazione più mirata e di priorità condivise. Il passaggio ad una gestione regionale potrebbe aiutare ad armonizzare le iniziative intraprese con le effettive necessità sul terreno".

L'analisi proposta in Regional Cooperation in South East Europe and Beyond non si limita però ad esplorare il presente, ma nella seconda parte fornisce spunti e riflessioni per sviluppare un nuovo approccio nel campo della cooperazione regionale, un approccio in grado di raccogliere le sfide del futuro, e di mettere in luce la centralità dell'integrazione regionale per il futuro europeo dei Balcani.

In questa cornice, il saggio di Wolfgang Petritsch esamina un tema di grande attualità: il ritorno della Russia nei Balcani, letto come sfida, ma anche come opportunità per l'UE per creare condizioni di più concreta cooperazione sia con Mosca che con l'Europa sud-orientale. Dopo un decennio di ondeggiamenti tra disimpegno, solidarietà pan-slava e collaborazione con l'Occidente, secondo Petritsch la Russia torna a giocare un ruolo di primo piano nella regione, e il suo fermo rifiuto a riconoscere l'indipendenza del Kosovo non rappresenta una mera espressione della tradizionale solidarietà tra Mosca e Belgrado, ma è parte integrante della strategia economico-politica russa, che vede nel settore energetico serbo un obiettivo di prima grandezza.

Nel saggio di chiusura, Christophe Solioz si concentra sulla graduale crescita di attenzione riservata alle iniziative "sub-regionali" nell'Europa sud-orientale, dopo la lunga "transizione attraverso la guerra" degli anni '90, a cui è seguita una lunga fase in cui Bruxelles è stato il principale "motore delle riforme" nella regione, rivolgendosi però di solito a paesi dell'area singolarmente presi. Oggi le iniziative "sub-regionali", argomenta l'autore, diventano sempre di più un tema centrale, e sono sempre più spesso il prodotto di dinamiche locali. Prendendo in considerazione i limiti e le caratteristiche della cooperazione "sub-regionale" in Europa sud-orientale, Solioz suggerisce di esplorare le prospettive di una cooperazione in un contesto più ampio e pan-europeo.

"Solo una cooperazione interregionale all'interno, ma anche oltre i confini dell'UE, e realizzata attraverso la messa in rete di regioni già esistenti", conclude Solioz, " può dare il volto ad un regionalismo innovativo, in grado di guardare lontano".


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