Baku-depositi di petrolio

Baku-depositi di petrolio (foto Wikipedia )

Ricostruzione storica delle vicende economiche, politiche e personali che ruotano attorno al boom petrolifero del Caspio, il libro di Steve Le Vine sottolinea la rinnovata importanza dell’area geografica caucasica e centro-asiatica nello scacchiere geopolitico mondiale. Nostra recensione

27/04/2010 -  Massimiliano Di Pasquale

“Il 26 dicembre 1991, L’Unione Sovietica crollò, e la Guerra Fredda ebbe una brusca fine. Dallo sfacelo emersero quindici nuove nazioni, e tra esse un gruppo di Stati nella regione del Caspio con nomi così poco familiari che pochi profani potevano farne lo spelling e pronunciarli. (Alcuni stranieri li soprannominarono gli ‘Stans’, poiché molti dei loro nomi finivano per quella sillaba)”. Sebbene questi Stati fossero dei fallimenti economici, si poteva dire che insieme possedessero la riserva più grande del mondo di petrolio e di gas naturale, dietro solamente al Golfo persico e alla Siberia ”.

Il Petrolio e la Gloria, l’avvincente libro del giornalista americano Steve Le Vine è la prima opera narrativa a livello mondiale a ricostruire, con dovizia di particolari e in prospettiva storica (si parte da metà Ottocento e si arriva fino ai giorni nostri) le complesse vicende economiche, politiche e personali che ruotano attorno al boom petrolifero del Caspio. Come ricorda lo stesso autore nel prologo di questo libro davvero ricco di colpi di scena, l’area geografica caucasica e centro-asiatica, caduta nell’oblio per quasi tutto il settantennio sovietico, torna ad assumere rilevanza nello scacchiere geopolitico mondiale con il crollo dell’URSS.

“Iniziò allora [1991, N.d.R.] un nuovo boom del petrolio, un boom che avrebbe eclissato il precedente del diciannovesimo secolo. Petrolieri dall’America, dall’Inghilterra, dall’Italia, dalla Francia, dal Giappone, dalla Cina e altrove, si affrettarono a fare affari di miliardi di dollari con gli uomini forti emergenti della regione. Per un periodo, la regione del Caspio fu al centro della ‘più grande vendita nella storia del mondo’, come descrissero quella fase gli scrittori Daniel Yergin e Joseph Stanislaw”.

Che il periodo immediatamente successivo al dissolvimento dell’URSS nell’area del Caucaso e dell’Asia centrale ricordasse per certi versi la stagione della febbre dell’oro nero nella Baku di fine Ottocento lo testimonia anche l’immaginario cinematografico di quegli anni. Mentre in epoca di guerra fredda gli intrighi internazionali e le storie di spie, messe in scena da Fleming e da Hitchcock, avvenivano tra Berlino e Cuba, a fare da sfondo alla storia del film di James Bond The World is Not Enough uscito nel 1999, c’è proprio l’intrigo dell’oleodotto del Caspio.

L’idea de Il Petrolio e la Gloria nasce invece 6 anni prima, nel 1993 quando Le Vine, dopo quattro anni in qualità di corrispondente dal Pakistan e dall’Afghanistan per Newsweek, si sposta in Caucaso e in Asia Centrale come freelance. Dalle sedi di Almata, Baku, Tashkent e Tbilisi, dove scrive eccellenti reportage pubblicati da diversi giornali e riviste internazionali, Le Vine inizia un enorme lavoro, durato 15 anni, fatto di centinaia di interviste ai protagonisti delle intricate vicende e di ricerca storico-bibliografica, avvalendosi di libri, articoli di giornale e documenti.

Le dozzine di incontri con Jim Giffen - l’audace americano che divenne l’intermediario di maggior successo nel Caspio grazie allo sfruttamento di una rete capillare di amicizie importanti - sono fondamentali per ricostruire uno dei passaggi cruciali del libro. Quello relativo al ruolo di apripista nel mercato sovietico, in epoca brezhneviana, giocato dal brillante avvocato statunitense. Giffen, uomo ambizioso, famoso per la sua smodata passione per abiti lussuosi e belle donne russe, nel 1984, formò la Mercator, la prima società di consulenza specializzata in commercio sovietico-statunitense. Qualche anno più tardi, quando i principali competitor della regione, Mosca e Washington, incominceranno a sfidarsi in una lunga partita a scacchi, dagli esiti ancora oggi incerti, la sua decennale esperienza con i sovietici farà di lui il “faccendiere” a livello politico di molte compagnie petrolifere ansiose di fare affari nel Caspio. Intermediario per il presidente e i ministri del Kazakhistan, Giffen si troverà a fare i conti a metà anni ’90 con John Deuss, uno spregiudicato commerciante di petroli olandese, noto per le sue abilità negoziali. Uno dei suoi metodi preferiti per “smussare gli angoli” nel corso di defatiganti trattative era quello di fare arrivare con jet privati, non importa in quale parte del mondo si tenessero i colloqui, bellezze dagli uffici di Londra, Parigi e New York di un’agenzia di modelle di sua proprietà.

Al cuore dell’avvincente libro di Le Vine c’è la lotta epocale per il controllo dell’oro nero del pianeta con i giganti energetici mondiali – BT, Chevron, Penzoil, ENI etc – che manovrano per assicurarsi una parte dei ricchi giacimenti kazaki e azeri, mentre le superpotenze cercano di ottenere punti di appoggio strategici nella regione e di ostacolarsi a vicenda. E' però innegabile che, Il Petrolio e la Gloria sia anche una storia di uomini scaltri, spregiudicati e potenti, che si legge tutto d’un fiato come un thriller.

L’intelligenza, la spregiudicatezza e la brama di potere sono infatti i tratti che accomunano, lungo un arco temporale di un secolo e mezzo, le vicende personali di Ludvig Nobel, il petroliere svedese cui si deve la nascita di Baku come capitale globale del petrolio a fine ‘800, a quelle di Heydar Aliyev, l’ex generale del KGB che, caduto in disgrazia in era gorbacioviana, diventerà in qualità di presidente dell’Azerbaijan indipendente lo scaltro stratega di affari petroliferi multinazionali che avrà il coraggio di sfidare la dominazione russa sul Caucaso e sull’Asia Centrale. Spianando la strada all’oleodotto Baku-Ceyhan attraverso la creazione del consorzio petrolifero multinazionale, l’autocrate azero riuscirà infatti a cementare l’autonomia del suo paese e quello di tutta la regione.

Resoconto avvincente di una regione affascinante e poco conosciuta – come ha scritto il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz – il libro di Le Vine costituisce lettura imprescindibile per tutti coloro che vogliono conoscere le origini della febbre dell’oro nero in uno degli angoli più opachi del mondo.


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