Dai blog ai social network, le nuove rivoluzioni si organizzano nel web ma sembra che ora anche i governi della regione siano interessati all'informazione online

08/05/2009 -  Onnik Krikorian Yerevan

La "rivoluzione Twitter" moldava dell'inizio dello scorso aprile, di cui tanto si è parlato, potrebbe essere stata in qualche misura una esagerazione dei media. Ma anche se i brevi messaggi - il limite è di 140 caratteri - inviati ai telefoni cellulari non sono stati l'unico strumento utilizzato per mobilitare i manifestanti, il fenomeno è stato comunque indicativo di come i nuovi strumenti possano tornare utili ad attivisti politici.

Nello spazio post-sovietico vi erano già stati dei precedenti. Dopo i 20 giorni dello stato di emergenza dichiarato in Armenia in seguito alle sollevazioni post-elettorali del primo marzo 2008, per esempio, gli strumenti della rete ed i siti di social network si sono mossi rapidamente per riempire il vuoto lasciato da media imbavagliati e spesso di parte, soddisfacendo così la forte domanda di informazione che si registra sempre in periodi di tumulto politico.

Senza dubbio la penetrazione di Internet resta bassa in regioni come il Caucaso meridionale. Le statistiche per il 2007-8 la pongono al 5,8 per cento in Armenia, al 18,3 per cento in Azerbaijan e al 7,8 per cento in Georgia. Comunque, con il calare dei costi e con l'aumentare della velocità, non c'è dubbio che il mondo della comunicazione online e mobile diventerà con ogni probabilità uno strumento importante nelle mani della società civile e degli attivisti politici.

Dalle elezioni presidenziali dello scorso anno in Armenia, per esempio, il numero di blog è aumentato esponenzialmente, ed è stimato ormai in centinaia dagli analisti dei nuovi media. La stessa tendenza è evidente anche in Azerbaijan, soprattutto da quando all'inizio di quest'anno è stata messa al bando la trasmissione dei programmi radiofonici di emittenti estere come la BBC e Voice of America.

Certo ora molti oppositori politici del regime di Aliyev sono presenti in rete, e perfino il servizio azero di Radio Free Europe ha incominciato a citarli sul suo sito web. È stato anche introdotto il podcasting - servizio che fornisce contenuti audio su richiesta, trasmessi in tempo reale su Internet - al posto delle trasmissioni radiofoniche che un tempo la stazione poteva diffondere con i mezzi tradizionali.

Eppure, mentre i media sono ossessionati da Twitter, quando la realtà dei fatti parla di un più ampio spettro di strumenti online, dai blog ai social network, ora anche i governi della regione iniziano a drizzare le orecchie e a prendere nota.

Temendo che l'opposizione possa utilizzare questo strumento per le proteste di piazza a Tbilisi, il governo georgiano ha rapidamente avviato il proprio canale Twitter, espandendo l'approccio smaliziato e attento ai nuovi media che una agenzia europea di consulenza per le pubbliche relazioni li ha aiutati ad assumere durante la guerra del 2008 con la Russia.

Inoltre, mentre i blog e gli altri strumenti online potrebbero esser stati trascurati da molti detrattori del presidente georgiano, il loro potenziale non è sfuggito ad altri. L'avvocato Anna Dolidze, per esempio, che si occupa di diritti umani, dopo gli scontri con la polizia del novembre 2007 a Tbilisi si è affrettata a creare il suo blog, Georgia Resistenza. Benché questo blog sia rimasto inattivo dopo la guerra tra Russia e Georgia, durante le recenti proteste a Tbilisi la Dolidze ha ripreso a scrivervi, e ha dichiarato ad Osservatorio Caucaso che questo mezzo è di cruciale importanza.

"I blog raggiungono una platea specifica, non altrimenti raggiungibile da attivisti indipendenti che non hanno risorse e tanto meno aiuti da parte del governo", sostiene Anna Dolidze . "Il loro impatto nel fornire informazioni alternative è significativo, tanto che io penso che in quei Paesi in cui il governo controlla i media più influenti, come la TV e la radio, questo possa essere uno strumento efficace e a costo molto basso, fondamentale per diffondere informazioni".

Ma naturalmente gli strumenti sono solo strumenti, e seguendo l'esempio del governo georgiano sono andati in rete anche blogger e attivisti filogovernativi in altri Paesi della regione. In Azerbaijan, per esempio, Elnur Aslanov, capo del Dipartimento di informazione e di analisi politica dell'Amministrazione del Presidente, ha recentemente aperto il proprio blog, e l'anno scorso anche il neoeletto presidente armeno ha avviato il suo, anche se la gestione effettiva potrebbe essere curata da sottoposti.

Da allora, i sostenitori del governo, temendo le potenzialità che questi strumenti offrono, sono diventatati ancor più organizzati e hanno iniziato a coordinare gli sforzi per combattere i siti messi in piedi dall'opposizione o altre fonti di informazione alternativa. Allo stesso tempo, hanno usato Internet per organizzare manifestazioni nel mondo reale, come ad esempio quando nel dicembre 2007 un gruppo di blogger filogovernativi ha protestato contro un'iniziativa organizzata in una scuola di Yerevan che promuoveva la pace con l'Azerbaijan. Nel febbraio 2009 hanno contribuito ad organizzare proteste al di fuori dell'ambasciata georgiana, in supporto alle rivendicazioni nazionaliste nella regione gerogiana del Samtskhe-Javakheti e in marzo hanno usato blog e forum per raccogliere informazioni e infiltrarsi poi in un corteo tenutosi in occasione della giornata internazionale della donna e crearvi scompiglio.

Alcuni esperti locali dei nuovi media sostengono inoltre che questi blogger non solo controllano e riferiscono sull'attività dei blog al Servizio di sicurezza nazionale armeno (SSN), ma che molti sono perfino pagati per i loro servizi. I blogger dal canto loro respingono queste accuse.
L'SSN questa settimana ha annunciato che è in previsione l'installazione di dispositivi di controllo sugli Intenet Service Provider (IPS) armeni, come azione compresa in un nuovo progetto nazionale sulla sicurezza delle informazione.

Nel frattempo anche molte organizzazioni internazionali hanno avviato dei corsi di gestione dei blog, destinati ad attivisti dell'opposizione e ai giornalisti indipendenti. In breve, per contrastare il potere dei media televisivi ancora saldamente controllati dal governo, sembra che internet rappresenti l'unica alternativa.

A conferma di ciò, A1 Plus, stazione televisiva pro-opposizione che dal 2002 è stata costretta ad abbandonare le proprie frequenze di trasmissione ed è rimasta attiva solo in Internet, questa settimana ha lanciato il primo servizio di video notizie su cellulare in Armenia.
Con meno di un dollaro gli abbonati di telefonia mobile possono ora scaricare le video notizie dopo una richiesta tramite SMS. Con la crescente diffusione di Internet, ed in particolare con la recente introduzione di connessioni ADSL, del Wimax e dei servizi 3G sulle reti di telefonia mobile, l'attività online sembra destinata a crescere.

Ora resta da vedere con quale rapidità i governi della regione risponderanno alla nuova ondata di informazione alternativa che si diffonde tramite Internet. Se il numero di lettori e spettatori e abbonati a tali servizi di informazione alternativa si avvicinerà anche in minima parte al livello di audience che hanno attualmente i media tradizionali controllati dal governo, le autorità avranno tutti i motivi per preoccuparsi.


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