Proteste di fronte alla residenza del presidente armeno, 4 settembre (PanARMENIAN Photo_ Tigran Mehrabyan)

Proteste di fronte alla residenza del presidente armeno, 4 settembre (PanARMENIAN Photo_ Tigran Mehrabyan)

L'accordo di Unione doganale con Russia, Bielorussia e Kazakistan vanifica la prevista conclusione di un accordo di associazione tra Yerevan e Bruxelles. L'opinione pubblica armena si divide tra europeisti e filorussi. Attivisti della società civile manifestano contro l’accordo con Mosca e subiscono aggressioni

26/09/2013 -  Mikayel Zolyan Yerevan

Il 21 settembre l'Armenia ha festeggiato il suo 22° anniversario dell'indipendenza. In quella giornata si è tenuta nel centro di Yerevan una manifestazione molto diversa dalle celebrazioni ufficiali. Gli attivisti per i diritti civili hanno infatti indetto una marcia per protestare contro quella che vedono come una minaccia alla sovranità armena. Si è trattato di una delle tante proteste che hanno avuto luogo dopo che, il 3 settembre scorso, il presidente armeno Serzh Sargsyan ha annunciato a Mosca che l'Armenia entrerà nell'Unione doganale con Russia, Bielorussia e Kazakistan.

L'annuncio di Serzh Sargsyan ha colto di sorpresa non solo la maggioranza degli armeni, ma anche i rappresentanti per la politica estera dell'UE. Dopo diversi anni di negoziati tra Armenia e Unione europea sull'accordo di associazione, infatti, il prossimo novembre era prevista la firma preliminare del trattato tra Yerevan e Bruxelles. L'elemento fondamentale dell'accordo di associazione è la creazione di una zona di libero scambio, cosa incompatibile con l'appartenenza del paese ad una Unione doganale, come i funzionari dell'UE avevano precisato in diverse occasioni. Di questo anche i funzionari armeni sembravano essere consapevoli: in un'intervista televisiva della scorsa primavera, Sargsyan aveva inequivocabilmente escluso la prospettiva della partecipazione dell'Armenia all'Unione doganale con la Russia.

Dopo la dichiarazione di Mosca, tuttavia, i rappresentanti armeni hanno cercato di convincere l'Unione europea a firmare ugualmente l'accordo di associazione senza le disposizioni commerciali. Questo renderebbe però l'Accordo un gesto quasi simbolico, privo di significato pratico. L'UE ha fatto capire che questa non è un'opzione percorribile, anzi, che non è neppure un'opzione.

Inversione di marcia

La dichiarazione di Mosca ha portato anche ad una completa inversione nella retorica ufficiale del governo armeno: i rappresentanti armeni ora lodano l'Unione doganale con la Russia e dichiarano che l'Armenia ha sempre avuto l'obiettivo a lungo termine di entrarvi, ma che era semplicemente in attesa dell'approvazione da parte dei membri dell'Unione. Dietro l'improvviso voltafaccia, tuttavia, i rappresentanti europei sembrano vedere l'ombra della Russia .

Il commissario UE Štefan Füle con il ministro degli Esteri Nalbandyan (PanARMENIAN Photo_ Tigran Mehrabyan)

Il commissario UE Štefan Füle con il ministro degli Esteri Nalbandyan (PanARMENIAN Photo_ Tigran Mehrabyan)

L'Armenia sembra dunque oggetto di una lotta per l'influenza tra UE e Russia. Il campo di battaglia è la regione coperta dal programma di “partenariato orientale” dell'UE: Ucraina, Moldavia, Bielorussia, Armenia, Georgia, Azerbaijan. Il premio principale in palio è l'Ucraina. La Russia, che vede il partenariato orientale come parte della strategia di espansione europea, ha cercato di convincere l'Ucraina ad aderire all'Unione doganale anziché firmare l'Accordo di Associazione. Secondo alcuni commentatori , la dichiarazione sull'entrata dell'Armenia nell'Unione doganale è stata un segnale agli altri stati contesi, in particolare all'Ucraina. Se così fosse, però, l'operazione sarebbe fallita, in quanto non solo l'Ucraina, ma anche la Moldavia e la Georgia hanno annunciato che continueranno sicuramente sul cammino dell'Accordo di associazione con l'UE.

In ogni caso, la credibilità del governo armeno ha subito un duro colpo, prima di tutto agli occhi dei partner europei. Štefan Füle, commissario UE per l'allargamento, che ha recentemente visitato Yerevan, ha lamentato la mancanza di fiducia nei rapporti con il governo armeno. Anche il governo russo, tuttavia, sembra deluso da quelli che vede come tentativi dell'Armenia di stringere rapporti con l'UE alle sue spalle. Molti commentatori hanno sottolineato che il 17 settembre, contrariamente alle aspettative, nessun funzionario russo di alto rango era presente all'inaugurazione della nuova, enorme cattedrale armena di Mosca, a cui ha partecipato il presidente dell'Armenia.

Gli armeni divisi

Le reazioni in Armenia sono state differenti. Le forze politiche di opposizione, non volendo rovinare i rapporti con la Russia e danneggiare le proprie possibilità di arrivare un giorno al potere, hanno cercato di astenersi dal criticare apertamente l'Unione doganale. Alcuni, come l'Armenian National Congress, tuttavia, hanno criticato il governo di Sargsyan per come ha affrontato la questione, portando alla perdita di credibilità sia verso gli europei che verso i russi. L'avvicinamento alla Russia può portare il consenso di molti armeni, soprattutto anziani o di mezza età che, essendo cresciuti in Unione Sovietica, sentono un forte legame emotivo con la Russia. Inoltre la campagna diffamatoria orchestrata dal "Comitato genitori armeni", organizzazione finora sconosciuta, che mirava a screditare i valori europei associandoli alla promiscuità sessuale, potrebbe avere ulteriormente danneggiato l'immagine dell'UE agli occhi di molti armeni, noti per un certo conservatorismo sui temi sociali.

Le organizzazioni della società civile, tuttavia, vale a dire i soggetti coinvolti negli sforzi di democratizzazione sostenuti dall'UE, sono state più esplicite nella loro critica al comportamento del governo .

Aggressioni a danno di attivisti della società civile

Il modo in cui è stata presa la decisione, senza alcuna discussione o consultazione pubblica, sotto ovvie pressioni straniere, è ciò che maggiormente ha allarmato i critici, che temono che le politiche di Sargsyan riducano l'indipendenza dell'Armenia nel campo della politica estera. Utilizzando Facebook, vari gruppi di attivisti hanno organizzato manifestazioni di protesta contro la decisione del presidente. Due di loro, Haykak Arshamyan e Suren Saghatelyan, sono stati gravemente percossi dopo una di queste proteste, il 5 settembre. "Una banda di sei o sette persone, tutte robuste e in T -shirt nera, ci ha teso un agguato vicino a casa mia, nel buio", racconta Haykak Arshamyan. L'episodio ha seguito una serie di attacchi simili contro altri attivisti che avevano preso parte ad altre manifestazioni, anche se le proteste riguardavano tematiche locali anziché di politica estera. La polizia non è finora riuscita a trovare gli aggressori. Secondo Arshamyan, l'obiettivo degli attacchi era quello di intimidire gli attivisti e impedire loro di protestare. "Questa tattica può funzionare con alcune persone", dice, "ma non con altre: gli attivisti diventeranno sempre più determinati".

Tanto le proteste quanto gli attacchi contro gli attivisti possono essere segno di una prossima instabilità. La maggior parte degli armeni è per lo più ignara della complessità del processo di associazione europea o dell'Unione doganale, ma è immediatamente colpita dalle questioni sociali. L'aumento dei prezzi del gas russo, questa primavera, ha portato ad una reazione a catena, con la crescita dei prezzi di vari prodotti e servizi. Il tentativo del comune di Yerevan di aumentare i prezzi per il trasporto pubblico ha generato una campagna di disobbedienza civile: gli attivisti, soprattutto giovani, si sono rifiutati di pagare il nuovo prezzo del biglietto e hanno inscenato sporadiche proteste. Alla fine le autorità cittadine hanno fatto marcia indietro, ma hanno in programma di aumentare i prezzi in autunno. Le università hanno deciso di aumentare le tasse, provocando anche in questo caso proteste degli studenti e problemi in arrivo per le autorità. I veterani della guerra in Karabakh protestano contro le magre pensioni. L'Armenia si avvia verso un autunno caldo, con un governo debole di fronte all'intensità delle pressioni che provengono sia dall'interno che dall'esterno del paese.


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