Yerevan, il Matenadaran (foto Rita Willaert, Flickr)

Accuse di brogli nelle elezioni tenute domenica scorsa in Armenia per riempire un seggio vacante del parlamento nazionale. Esce sconfitta e in forte calo l'opposizione. Cresce l'indifferenza degli elettori

15/01/2010 -  Onnik Krikorian Yerevan

Le elezioni politiche straordinarie che si sono tenute domenica scorsa nella capitale armena, Yerevan, avrebbero dovuto rispondere a molte domande ancora inevase sulla volontà del governo di rimettere il Paese saldamente sulla strada della democrazia. Il ricordo delle presidenziali del 2008, fortemente contestate nel corso di scontri il cui bilancio finale era stato di 10 morti, è infatti ancora vivo. Il voto recente, invece, ha sollevato ulteriori dubbi sulle reali intenzioni del governo. Al tempo stesso, però, ha anche evidenziato che il livello di sostegno di cui dispone l'opposizione extraparlamentare, guidata dal primo presidente armeno Levon Ter-Petrosyan, non è per nulla solido.

Inoltre, segnale forse ancora più allarmante, le elezioni di domenica hanno mostrato una tendenza da parte dell'elettorato a ritornare a quella apatia che aveva accompagnato gran parte del decennio della presidenza di Robert Kocharyan.

Per il Congresso Nazionale Armeno (CNA) di Ter-Petrosyan, il voto era vitale. Le elezioni erano state indette dopo che Khacahtur Sukiasyan, ricco uomo d'affari e tra le figure più importanti del partito, si era dimesso nell'autunno scorso. La decisione a sorpresa di Nikol Pashinyan, giornalista già latitante, di presentarsi, era stata vista come uno strenuo tentativo di mostrare l'ampio consenso popolare di cui disporrebbe il partito. Il tentativo era reso ancora più evidente dal fatto che Pashinyan, carismatico agitatore, è attualmente sotto processo con l'accusa di aver diretto i disordini del primo marzo che erano seguiti alle elezioni presidenziali del 2008.

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Solo il 24% dei 55.800 elettori del distretto centrale di Yerevan, tuttavia, si è presentato alle urne. Nel 2007, quando Sukiasyan era stato eletto, aveva votato il 53%. Quella percentuale era stata criticata dai sostenitori del governo, secondo cui il ricco imprenditore avrebbe pagato i cittadini perché si recassero ai seggi. Se anche questo fosse avvenuto, in ogni caso, era su scala minore rispetto a quanto faceva il governo nelle elezioni per l'Assemblea Nazionale Armena. Adesso però sembrerebbe che i sostenitori dell'opposizione si stiano rassegnando al progressivo diminuire dell'influenza del Congresso Nazionale Armeno nella società, così come al riemergere di una diffusa apatia nei confronti della politica.

Gli analisti politici locali avevano valutato in questi termini il raduno elettorale guidato da Ter-Petrosyan solo due giorni prima del voto. L'ex presidente, noto per la sua fluente oratoria accademica, era stato meno entusiasmante degli incontri precedenti, facendo un discorso molto più breve e meno ottimista del solito. Solo 2.000 persone si erano presentate all'incontro, durante il quale Ter-Petrosyan aveva esortato la propria base a non disperarsi. Nonostante il clima Levon Zurabian, coordinatore del partito, aveva mostrato ottimismo, dicendo ai giornalisti che la vittoria sarebbe stata "uno schiaffo al regime."

In realtà non c'è stato nessuno schiaffo al regime, anche se qualcuno gli schiaffi li ha presi per davvero. Verso la fine di dicembre, ad esempio, più di una dozzina di rappresentanti dell'organizzazione giovanile del partito Hima! (Adesso) erano stati infatti attaccati mentre facevano campagna a favore di Pashinyan. Alcuni erano stati anche ricoverati in ospedale e il CNA aveva incolpato il Partito Repubblicano del presidente armeno, Serge Sargsyan, di aver organizzato l'aggressione. Sotto accusa, in quella occasione, era finito il controverso sindaco di Yerevan, Gagik Beglaryan (più comunemente noto a molti armeni come "Black Gago").

Il principale rivale di Pashinyan, Ara Simonyan, del Partito di Unità Nazionale un tempo all'opposizione, aveva negato ogni coinvolgimento nell'aggressione, accusando invece il CNA di aver auto-organizzato l'attacco ai propri rappresentanti. La violenza in campagna elettorale, tuttavia, è generalmente collegata ai sostenitori del governo. Pochi, quindi, avevano preso seriamente le accuse di Simonyan, come è emerso con chiarezza il giorno delle elezioni, quando sono arrivate notizie di altre aggressioni nei confronti dell'opposizione. Petros Makeyan, ad esempio, uno dei dirigenti della campagna elettorale di Pashinyan, è stato picchiato fuori da un seggio insieme a due collaboratori, riportando la rottura del setto nasale.

Nemmeno i media, peraltro, sono stati risparmiati. Ai reporter di Radio Free Europe e ad altri giornalisti, il giorno delle elezioni, è stato impedito di lavorare in alcuni seggi. Nel corso di un incidente il capo della Commissione Elettorale del seggio 10/19, ad esempio, ha rifiutato di accettare le loro carte d'identità chiedendo loro di mostrare i passaporti, contravvenendo così la legge elettorale. Quando i giornalisti hanno mostrato i passaporti, infine, ha rifiutato di accettare anche quelli. Radio Free Europe ha poi reso noto che la Commissione Elettorale Centrale aveva ammesso che tali azioni rappresentavano una violazione della legge.

"Come era da aspettarsi, nelle elezioni per il seggio vacante all'Assemblea Nazionale del distretto elettorale n.10, l'amministrazione ha messo in campo nuovamente un arsenale di coercizione, illegalità e frode, mobilitando tutte le proprie risorse in questo senso", scrive il CNA in una dichiarazione. "Il Congresso Nazionale Armeno quindi non riconosce i risultati delle elezioni, e farà appello in tutte le sedi giudiziarie appropriate perché il voto venga annullato."

Analisti e altri osservatori concordano nel ritenere che, a prescindere dalla scarsa affluenza, le elezioni sono state effettivamente condotte per lo più come le precedenti, anche se il governo ha scelto di sostenere un candidato sconosciuto di un partito minore da tempo considerato vicino a Sargsyan. L'opposizione ha anche parlato di casi di voto venduto e di manipolazione di urne elettorali, chiedendo di annullare il voto in almeno due seggi. Nel frattempo il leader del Partito di Unità Nazionale, Artashes Geghamyan, ha ringraziato i tre partiti che formano la coalizione di governo per il loro sostegno.

Ha buoni motivi per farlo. Simonyan, del Partito di Unità Nazionale, ha infatti vinto con il 57% dei voti mentre Pashinyan ha raccolto solo il 37,5%. Mentre qualcuno spiega la scarsa affluenza ai seggi con la continuazione delle vacanze di fine anno, secondo altri è invece da ascrivere al continuo declino e alla perdita di interesse degli elettori nei confronti del partito di Ter-Petrosyan. Il Congresso Nazionale Armeno convoca raramente manifestazioni antigovernative, e ha considerato la possibilità di dialogare con le autorità e di riconoscere la legittimità del presidente. Il partito di Ter-Petrosyan, però, ha meno di due mesi per prepararsi per il prossimo appuntamento importante del calendario politico armeno: il primo marzo prossimo, infatti, il Congresso Nazionale Armeno terrà una manifestazione per ricordare il secondo anniversario degli scontri sanguinosi che hanno deturpato, e ora rappresentano, la realtà politica armena.


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