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Alle sette della sera (2)

Una giovane madre ride con la sua bellissima piccola, sdraiate sul tappeto dell'erba. Alcuni bambini schiamazzano in una sorta di staffetta improvvisata. Una coppia di nonni comprano l'"akullore" ai due nipotini, due faccie da incorreggibili furbetti. Sbocciano giovani coppie e delicate adolescenti, come fiori in nuove vesti colorate e profumate. Si sente a disagio nel suo vestito nero, come lei lo chiama "la sua divisa di lavoro". Il vento le scompiglia i capelli. Per non dare nell'occhio -è rimasta piantata lì finora- si siede nella panchina più vicina. Resterà lì a guardare, incuriosita da questo "appuntamento seratino" che trasforma la città in un valzer di bellezza, vita, gioia. La luce intensa del tramonto sembra incoronare d'oro questo prezioso attimo del giorno. Non è una festa nazionale, non è un occasione particolare, se riesci a trovare la strada, puoi vedere ogni giorni Tirana che si fa bella alle sette della sera. Puoi fermarti a raccogliere un po' della vita che passa di lì.

Alle sette della sera

E' un caldo pomeriggio come tanti altri. Esce da lavoro, è la sua prima settimana qui a Tirana. E' stanca e sola, si mette in cammino per la via di casa. Il suo ufficio è al centro di Tirana ma, stasera, decide di evitare le strade più grandi e centrali per via del forte caldo, presto si ritrova persa in stradine ombrose ed umide. Sta attenta a dove mette i piedi, con questi sandali aperti non sai mai dove metti i piedi... Una famigliola, padre e madre sulla sessantina e la splendida figlia ventenne, sgaiattolano fuori di casa tutti in ghingheri. Hanno un'aria serena e compiaciuta e la colpisce la loro semplice armonia. Persa tra pensieri più ingarbugliati delle stradine che percorre, inizia a seguirli. Sono circa le sette di sera e il sole indolente di agosto cede ad un seducente vento fresco. Respira fino in fondo, la fronte le si illumina e le si distende la linea tesa che il lavoro le ha creato. La stadina gira a destra, dove si fa un vicolo, con una strettoia creata da un muro. Se non vedesse come passa la famigliola avrebbe tirato avanti pensando ad un vicolo cieco. Dà su una strada grande, tutta piena di striscioni per lavori in corso e pannelli. Appena aldilà di questa strada si ritrova in un giardino. La famigliola si ferma "Mire?" "Mire". E lei? Senza farsene accorgene si sta guardando intorno, valutando la possibilità di fermarsi un po' lì. Qualcosa la prende. E' forse l'aria estiva, lo splendido colore della luce del tramonto.

Quattro passi a Tirana

Ho visto solo ora l'articolo quattro passi a Tirana,
concordo con il punto di vista di Devole sulla tutela dello spazio pubblico o di uso pubblico, questa é una risorsa imprenscindibile della città che ritengo andrebbe tutelata maggiormente nella programmazione dello sviluppo urbano. La mia recente esperienza dell'Albania, sono quattro anni che la frequento per ragioni di studio, mi ha convinto che la necessità di recuperare il gap di sviluppo con l'europa rischia di far commettere agli amministratori albanesi gli stessi errori che ha commesso l'Italia in oltre mezzo secolo di sviluppo urbano. Di fronte quindi ad un generale miglioramento della città e in particolare della mobilità privata, sia urbana che nei collegamenti territoriali strategici come quelli con il porto e con l'aereoporto, si osserva una relativa disattenzione alla urbanizzazione di microambito all'interno dei quartieri, che sembra sottovalutare l'importanza degli spazi pubblici o di uso pubblico. Certo che gestire una dinamica urbana così accelerata non deve essere semplice, ma ripeto ritengo che il punto toccato dall'articolo di Devoli sia da considerare qualcosa di più serio di un richiamo nostalgico al passato perduto, e dovrebbe indurre gli amministratori ad una maggiore attenzione nei rapporti pubblico privato nella gestione dello spazio.
Roberto Pierini

Straordinario!!

Volevo soltanto ripetere cio che ho scritto sul titolo "Staordinario".

Ho avuto risposte di alcune mie domande su Tirana in questo articolo.
Complimenti!
Pershendetje!

La mia povera Tirana devastata

Quanta nostalagia ho per la mia Tirana d'infanzia... quanto era bella e silenziosa...quanto era vivibile...non mi scorderò mai dei fiori che raccoglievo (abusivamente) nel giardino del museo nazionale. Ora non la riconosco piu' la mia città, non mi trovo, hanno devastato praticamente tutto, grazie a Dio è rimasto ancora in piedi il mio liceo Sami Frasheri... la mia povera città!

Beton jeshile

Beh Ange... non concordo con te. Tirana è rifiorita in parte grazie alle pennellate di Edi e alla fantasia degli studenti, non certo per le orribili torri gemelle o per lo sky tower! È migliorata perché ora la viabilità sembra avere maggior senso, perché la gente comincia a fermarsi ai semafori, perché c'è anche chi comprende i segnali stradali. Non certo per la rotatoria di Zogu i zi, in una notte si è gettato dal finestrino dei pullmini 9 posti che stazionavano lì in attesa di passeggeri per Scutari o per Durazzo milioni di Euro!!! Tirana è migliorata... ma non perché si sono cancellate le aree verdi, non grazie agli architetti e alle mafie del cemento armato...

tirana vista da uno straniero

E' vero tutto quello che dice Devole e la sua analisi é come sempre intelligente e competente. Tutti abbiamo visto crescere e cambiare vorticosamente in questi anni Tirana e ridursi gli spazi pubblici. Ma questa, purtroppo si sa, é l'altra faccia dello sviluppo urbanistico soprattutto se come a Tirana, o come anche nella vicina Durazzo, tale sviluppo é stato rapidissimo ed intensivo. Va detto pero' che al di là di tutte le giuste considerazioni negative sul caso, Tirana oggi, vista da straniera (che conosce pero' bene e frequenta l'Albania) é diventata bella, viva, vivibile. E' diventata, insomma, una vera capitale. Cosa che prima, con tutti i suoi spazi pubblici, almeno all'esterno non sembrava. L'osservazione di Devole, d'altronde, andrebbe estesa a molte altre capitali europee dove la dimensione umana viene puntualmente sacrificata alla crescita edilizia ed economica e dove l'avanzata del privato diventa "sopraffazione della dimensione collettiva".

La città senza memoria

Tirana è oggi una città senza memoria.

Io stesso, che l'ho abitata e vissuta a lungo, sia nei suoi viali principali, aerosi e rumorosi, come nei dedali delle viuzze nascoste, oggi mi perdo per le sue strade.

La nuova urbanizzazione, la gentes nuova che la abita, ha letteralmente divorato quella precedente, distruggendo insieme alle case a agli edifici di un tempo anche la storia umana ad esse accompagnata.

E' come se Tirana fosse un luogo del pianeta scoperto solo di recente, un nuovo insediamento urbano costruito dove una volta c'era il nulla.

In quest ottica credo che la questione della "cimentificazione" degli spazi, pubblici e privati, sia la diretta conseguenza di un modo di pensare che vedeva (e vede) nel passato solo qualcosa da cancellare... .

llulua

complimenti a te che non sai dire altro....ma veramente bravo....giuro.....almeno Devole qualcosa l'ha detto.....e secondo me( e non solo) ha tutti i ragioni....perchè non è vero secondo te? per caso ha toccato dei tasti dolenti alla tua persona?forse forse hai preso qualche pezzettino di "Rinia" per passare la vecchiaia???????????????mi dispiace che ha sconvolto la tua tranquillità...ma per farti sentire meglio, non ti preoccupare nulla cambierà il suo articolo......e soltanto una goccia di acqua dolce nel oceano......scusami per le parole ma mi sei sembrato di un cinismo unico.....

complimenti

ottimo articolo complimenti,ha centrato in pieno l'obiettivo.

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