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Un romanzo di Edlira Prenjasi che mettiamo a disposizione dei nostri lettori in forma pdf. Riportiamo qui di seguito, quale introduzione, un estratto del testo con il quale il romanzo è stato segnalato dal comitato di lettura della 23ma edizione del premio Italo Calvino

11/03/2011 - 

Le vecchie del titolo richiamano un antico adagio albanese che vuole le tardive gelate di marzo responsabili del destino degli anziani, i quali, se sopravvivono all'ultimo freddo, avranno in sorte almeno un altro anno da vivere, fino appunto al marzo successivo e alle prossime “vecchie”. Ma sono anche metafora della condizione di tutto un popolo alla caduta del Regime: appena terminato il lungo e immobile inverno dell'isolamento socialista, l'impatto con la “libertà” dalle dande dello stato-padre, col mercato, col miraggio indotto del benessere e del guadagno facile, imporrà al paese altre e durissime prove, cui molti soccomberanno.

Il romanzo si apre raccontando i convulsi mesi a Tirana dopo la caduta del Muro. Nella vita di due studentesse, apparentemente ancora regolata dai rigidi cerimoniali del socialismo di stato, cominciano a farsi strada i primi dubbi sulla effettiva tenuta del regime, accompagnati dal filtrare delle prime notizie d'oltre cortina. Si organizzano assemblee semi-clandestine e si comincia a riflettere sul da farsi con sempre maggior urgenza, ma non senza un filo d'ironia: “Ci sono notizie che nei paesi più sviluppati quando delle persone vogliono protestare organizzano lo sciopero della fame, si chiudono in un edificio isolato, bevono soltanto acqua e dormono a terra. - Allora, noi tutti da anni stiamo facendo lo sciopero della fame.” Chi può si procura un visto per l'estero e fugge.

Eldina Prenjasi

La seconda parte segue le vicende d'un giovane funzionario di polizia siciliano che, quattro anni dopo i fatti succitati, indaga sui traffici di droga, armi, esseri umani tra Albania e Italia. Il lavoro lo condurrà a Tirana e qui conoscerà le due studentesse, una delle quali, rimpatriata dopo un periodo (infelice) in Italia, è la sua interprete. Qui il poliziotto scoprirà anche le proprie origini arberesh, cioè di albanese fuggito in Italia ai tempi gloriosi di Skanderbeg e dell'invasione turca, ma il precipitare dei tumulti scoppiati in seguito al fallimento delle finanziarie (“le firme piramidali”) sorte a prosciugare i risparmi di migliaia di cittadini, lo allontanerà dalle proprie radici e, forse, da un nuovo amore.

I ringraziamenti di Edlira Prenjasi 

Ringrazio di cuore tutti gli amici che mi hanno incoraggiata a scrivere, in particolare Piergiorgio Di Cara per avermi fatto da guida in tutte le fasi della creazione del libro, sua moglie e mia carissima amica Flo, mia sorella Entela per avermi detto che leggere le prime righe l’aveva emozionata, mio fratello Arjan, mio padre. Daniela, Mauro, Giancarlo, per avere letto le prime pagine del manoscritto, mio figlio Girolamo per essere stato il primo correttore di bozze, mia figlia Ilira per essersi offerta a disegnare la copertina. Il prof. Gaetano Ferrante e il prof. Ksenofon Krisafi per avere letto il manoscritto e avermi dato la loro preziosa opinione, Vincenzo Teresi per avere corretto gli errori di grammatica, Sergio Bianchi per la sua grande disponibilità, il Premio Italo Calvino, Chiara Sighele dell’Osservatorio dei Balcani e tutta la redazione per avermi dato l’opportunità di pubblicare il romanzo.

Una biografia dell'autrice

Edlira Prenjasi è nata a Tirana nel 1969. I suoi nonni materni subirono gravi persecuzioni nel corso del regime dittatoriale comunista. Cresciuta in un ambiente creativo e stimolante (il padre, Sulejman Prenjasi, è un pittore di fama internazionale), scelse fin da giovanissima di sviluppare il proprio percorso di vita nella ricerca continua e nel confronto con gli altri. Come molti giovani albanesi di quel periodo storico, ai quali era vietato attraversare la «cortina di ferro», nel 1992, appena laureata in Fisica all’Università di Tirana, lascia il proprio Paese per conoscere finalmente il mondo «oltre confine». Successivamente studia e svolge attività di ricerca presso l’Università di Palermo; consegue il Dottorato di Ricerca all’Università Comenius di Bratislava, in Slovacchia e collabora con diverse università europee e istituzioni di ricerca. Il legame profondo con la terra d’origine e con la sua lingua madre fa sì che senta fortemente il peso degli accadimenti passati e presenti del suo Paese. Dal 2004 è docente universitario in Albania, prima al Dipartimento di Fisica dell’Università di Elbasan e attualmente all’Università di Scutari. Insieme ai suoi due figli, Ilira e Girolamo, che hanno origini sia albanesi che italiane, vive tra i due Paesi all’insegna del viaggio come forma di conoscenza e apertura verso il mondo.


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