Quali le istituzioni albanesi? Come funzionano? Da dove la loro origine? Una tesi di master su meccanismi e ruoli istituzionali in Albania. Riceviamo e volentieri pubblichiamo

23/02/2009 -  Anonymous User

Di Massimiliano Nespola

Poco conosciute al pubblico, le logiche di funzionamento dello stato albanese possono avere un interesse per la loro modernità e la loro somiglianza, dal punto di vista formale, con quelle delle democrazie occidentali.

Questo stato ha una nuova costituzione dal 1998, in cui si configura una forma di governo parlamentare, orientata in senso presidenziale. Si riconosce al suo interno il fatto che la sovranità appartiene al popolo e che il suffragio è universale e si estende a tutti i cittadini che abbiano superato il diciottesimo anno di età.

Qual è il ruolo e quali le prerogative del capo del Governo ed il loro rapporto con il Presidente della Repubblica? Come si attua il coordinamento tra potere legislativo ed esecutivo? Come e da chi viene esercitato il potere giudiziario? Da chi viene rappresentato in Parlamento il cittadino albanese e di quali garanzie può disporre la sua persona? Il lavoro svolto permette rapidamente di comprendere quali siano in linea generale meccanismi e ruoli istituzionali di questo stato.

Democrazia giovane, dopo un ventennio dalla caduta del comunismo, l'Albania conosce problemi dal punto di vista del sostanziale funzionamento della convivenza: permangono problemi come la corruzione, gli scarsi redditi dei suoi cittadini, la qualità della vita in generale bassa. Ciò nonostante, si dà la possibilità che pubblici poteri intervengano nella direzione della legalità. Per tutelare la trasparenza nella pubblica amministrazione, infatti, è stato istituito l'Avvocato del popolo, garante dei diritti, delle libertà e degli interessi dei cittadini. L'utilizzo delle finanze pubbliche, poi, è controllato da due organismi di particolare rilevanza, quali la Banca Centrale e la Corte dei Conti.

Per muoversi nella direzione di un maggiore sviluppo futuro, i rapporti con i paesi vicini sono stati regolati nel corso del tempo: l'Italia, per esempio, nel 2001 approvò il decreto Flussi, con il quale si previde il graduale inserimento dei lavoratori albanesi nella penisola mediterranea. Il contatto con una società più avanzata dovrebbe rivelarsi prospero tanto per chi può offrire opportunità, quanto per chi, traendone profitto con il lavoro in un paese in cui si è retribuiti maggiormente rispetto al proprio, può permettere anche un miglioramento generale del livello di vita e di sviluppo interno. Tuttavia, anche la criminalità organizzata, le cui attività sono spesso state denunciate dalle ONG, trae vantaggio dai rapporti con i paesi vicini e ciò configura un serio ostacolo ai processi di innovazione e sviluppo.

Ci sono stati progetti più o meno riusciti e questo lavoro cita sia esperienze gratificanti che testimonianze di insuccessi nelle relazioni con l'Albania: il suo tessuto sociale è complesso e riesce difficile decifrarne in modo esauriente i meccanismi di funzionamento.

Transizione potrebbe sembrare la parola meno inadeguata, in un contesto in cui è necessaria una instancabile mediazione e l'accettazione di equilibri sul filo del compromesso. Sullo sfondo, si ha la dimensione dell'Unione europea, con cui l'Albania dialoga in considerazione dell'Accordo di Stabilizzazione ed Associazione fissato nel 2006. Si tratta di un primo passo verso l'integrazione, in cui l'Albania attualmente si colloca come potenziale candidato all'ingresso tra i paesi membri e che sembra aver ricevuto segnali positivi negli ultimi anni. Sta anche alla comunità albanese valutare se e come potrà realizzarsi in futuro.


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