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Commenti

Pura Curiosità

ciao e complimenti per il sito.

Sapresti dirmi il nome dell'artista autore del dipinto che hai usato come immagine per questo articolo?

mi incuriosisce parecchio :)

Articolo bellissimo!

Precisa e puntuale analisi!! Complimenti!

...ipse dixit...

In questo caso,locuzione più che appropriata! Non perché l'ha semplicemente detto, ma ha detto argomentando in maniera tale che nessuna obbiezione vi si possa sollevare a quanto da lui detto.
Il punto cruciale, professor Devole, per me personalmente rimane il come cancellare dalla propria pelle le stigmate dell'emigrante . Di colui il quale, in tenera età, ha seguito la sua famiglia sulla via obbligata dell'emigrare, spinta da questioni di contingenza storica e sociale, i quali mettevano in dubbio perfino la propria esistenza.
Ciò che a me interessa del suo discorso è rappresentato dal fatto che lei chiarisce quanto era rimasta per me una sensazione, una percezione. Il fatto che noi, emigrati, siamo divenuti in qualche modo degli apolidi. Non veniamo considerati in patria, se non sotto la voce del bilancio "Remittenze" . Voce al quanto importante per un'economia come quella albanese, poco lontana da quella di una semplice fattoria, oppure piccola impresa famigliare.
Come si fa a tornare? Per cosa dobbiamo tornare? Gente come me e tanti altri. Gente che ha studiato e lavorato fin da tenera età, e continua a farlo anche adesso mentre prosegue i suoi studi universitari. Il tempo scorre, ci si perde un po' lunga la via, ma poco importa. Oramai ci si è fatto le ossa. Siamo piccoli velieri, pronti a nuovi naufragi su sponde ancora più lontane, se necessario.
L'unica ragione che potrebbe (il condizionale è al quanto superfluo nel mio caso) spingere gente come me a tornare è l

Luigi

Ma Luigi grazie di aver condiviso il to pensiero, pero cio che io dicevo non centra niente con diplome comprate ecetera, non dobiamo partire con queste frasi idem per l'uttilizo dei termi "nostro" "vostro" "noi" "loro" ecet, son parole che la politica usa per le masse. Nel ambiente dove io ho anche lavorato "naturalmente precario" sia in italia che al estero l'unica cosa che ci unisce e l'ingese. poi paragoni e altre cose come to detto sono per le masse.
Cmq ti asicuro che non sono pessimista, grazzie e ti saluto, ciao

Lavoro?

...sicuramente ad'oggi sceglierei il posto di lavoro meglio pagato. per ovvie ragioni: ho bisogno di guadagnare e pensare al futuro prossimo!!! Nell'ambito del "brain gain" e se dovessi aggiungere quel pizzico di amor patrio accetterei un lavoro meno proficuo ma non diverso in Albania...(con l'unica preghiera di lasciarmelo fare senza dover fare i conti ogni volta con burocrazie inutili e documenti non previsti dalle normative ma dai singoli "esperti" del settore tasse &co)..è veramente da egoisti però è tutto ciò che un'albanese laureato all'estero può fare. Aiutateci ad aiutarvi!!!

per daniel, archeologo

Sono d'accordo con te: in questo articolo basta sostituire la parola "Albania" con la parola "Italia" e si può applicare anche a noi. Non mi piace che in Italia uno straniero non possa fare i concorsi. Se un archeologo, tanto per fare un esempio, albanese è più bravo di uno italiano io sono contento che sia lui ad occuparsi dei nostri beni culturali. Una differenza che però noto tra l'Italia e i Paesi dell'Europa dell'Est è il livello sfacciato di corruzione e compravendita che c'è nelle università. Intendiamoci, anche in Italia c'è corruzione ma nel complesso sono casi marginali : se studi l'esame lo superi e comprarselo senza aver aperto libro non credo sia così facile. Mi risulta per certo, invece, che in altri Paesi, Albania compresa, sia purtroppo molto facile comprarsi esami, accesso all'università, laurea etc. Daniel non sono però d'accordo con il tuo pessimismo: se cediamo alla tentazione di pensare che tutto deve andare avanti per conoscenze, allora il mondo è finito ! Tanti auguri dunque per il tuo lavoro e la tua carriera, che siano soprattutto gratificanti in rapporto agli studi che hai fatto.

LAVORO

Un articolo molto significativo dove la realta e uguale ovunque anche in italia una volta finita l'universita comincia il calvario di trovare un lavoro, molti dei miei amici italiani che hanno finito conservazione dei beni archeologici ormai hanno cominciato a fare tut altro, io non posso neanche partecipare nei concorsi, pero non mi vedo messo a parte purtropo e cosi per tutti, idem in albania dove dei mie amici che hanno finito l'universita di tirana fano chi il camariere chi con lavori precari mensili a qualche scavo e chi acompagna turisti, il punto e che in albania e purtropo anche in italia, se non hai le conoscenze giuste e inutile che ci provi, tantto e tempo e danaro sprecato, se no devi aspetare il bacio della fortuna. ciao

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