Spaventapasseri - foto di Marjola Rukaj

Fanno parte del paesaggio di aree di recente inurbamento. Oggetti certo curiosi quanto poco estetici, tra il grottesco e il macabro che stupiscono gli stranieri, ma passano ormai inosservati per gli albanesi. Sono i dordolec, gli spaventapasseri per il malocchio

23/11/2012 -  Marjola Rukaj

Orsetti di peluche appesi per il collo (praticamente impiccati), bambole impalate, fantocci antropomorfi con corna d'ariete e vestiti da uomo. Visioni che appaiono spesso sui tetti di edifici in costruzione in Albania, che sia abitazione privata, sede di uffici o attività commerciali.

Fanno parte in particolare del paesaggio di aree di recente inurbamento. Oggetti certo curiosi quanto poco estetici, tra il grottesco e il macabro che stupiscono gli stranieri, ma passano ormai inosservati per gli albanesi.

Ricordano vagamente il concetto degli spaventapasseri, ma è evidente se ne discostino per funzione, standosene appesi agli edifici in costruzione. Gli albanesi, tuttavia, li chiamano dordolec, spaventapasseri, e questo potrebbe portare a pensare che i fantocci curiosi che spopolano nel paesaggio albanese ne siano in qualche modo una bizzarra – e recente - evoluzione. Si tratta per lo più di un fenomeno nato negli ultimi 20 anni, insieme all’approdo dell’economia di mercato nel paese balcanico.

“E’ contro il malocchio – mi spiega il proprietario di una casa rosa, ancora in costruzione – abbiamo paura che la gente invidiosa ci faccia del male, perché abbiamo costruito una bella casa. Il malocchio ricadrà sul Dordolec, che dovrebbe “rompersi“ e non portare male“.

In passato gli albanesi combattevano il malocchio appendendo alla porta della casa ferri di cavallo o dei mazzi d’aglio. I dordolec invece, in passato, erano meno fantasiosi, per lo più costituiti da una combinazione di logori vestiti da uomo, e avevano la funzione di spaventare i volatili nei campi.

Alla mia domanda sul perché scegliere delle bambole o dei giocattoli di peluche una signora di mezza età, risponde: “Per fare in modo che l’occhio cada proprio lì, mentre il ferro di cavallo o l’aglio sono poco visibili. E’ poi facile reperire giocattoli o bambole usate“. Poi mi spiega che quelle che ha appeso alla facciata della sua nuova casa le ha acquistate per meno di 100 lek, (1 euro) al mercatino dei rom. Diversi proprietari mi dicono la stessa cosa. “Vent’anni fa i nostri figli si sarebbero enormemente entusiasmati a vedere un orsacchiotto di peluche, durante il comunismo ne avevamo solo di plastica, ora i rom ne vendono talmente tanti e usati che questi oggetti hanno totalmente perso il loro valore“.

Continua un altro proprietario, che ha appeso un dordolec sul balcone della propria villa di tre piani: “Il malocchio è pericoloso, la gente è molto invidiosa. Noi abbiamo lavorato tanto, e negli ultimi 10 anni ce l’abbiamo fatta a trasferirci in città e a costruire questa villa ma i nostri parenti sono ancora poveri e vivono in campagna“.

Nonostante sembri di poca importanza, il fenomeno dordolec intuisco possa raccontare molto dello sviluppo economico e sociale albanese degli ultimi anni. Ma non esistono studi a riguardo. Provo a contattare quindi alcuni ricercatori presso l’Istituto albanese di studi antropologici e albanologici. Nessuno sembra essere interessato ad approfondire un fenomeno del genere. “Si tratta di

superstizione, di fenomeni anacronistici che ancora persistono tra la popolazione“, ha tagliato corto uno di loro, senza evitare di nascondere la mancanza di interesse nel continuare la conversazione con me. Un altro ha aggiunto che gli antropologi in Albania si interessano di più di fenomeni del folclore e del patrimonio culturale storico piuttosto che di tali “banalità contemporanee“.

Ma basta parlare con i proprietari delle nuove costruzioni per capire che dietro tali “banalità“ si nasconde una realtà condivisa da tutti gli albanesi nell’Albania del postcomunismo. I cambiamenti che sono sopravvenuti radicali, il fenomeno dei nuovi ricchi che solo vent’anni fa vivevano appena al disopra della soglia della sopravvivenza, mentre ora nell’Albania capitalista si sono trovati proprietari di immobili e imprenditori. La paura di perdere ciò che si è raggiunto, la scarsa interiorizzazione della nuova realtà, senza escludere le crisi di identità collettive che caratterizzano la società albanese. Ma anche la crescente diffidenza nel prossimo e le poche certezze relativamente al sistema giudiziario, che spesso legittimano come unica alternativa l’auto-giustizia. Tutto questo necessiterebbe senza dubbio dell'attenzione degli esperti.


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