Centrali idroelettriche portate al limite, letti dei fiumi saccheggiati, abusi edilizi. Sarebbero queste le cause secondo l'opposizione al governo Berisha delle recenti inondazioni che hanno sconvolto il nord dell'Albania. Un approfondimento

25/01/2010 -  Marjola Rukaj

Il nuovo anno è iniziato in Albania all'insegna della crisi politica. Alla marcata conflittualità che regna nel paese in seguito ai risultati contestati delle elezioni dello scorso giugno si è aggiunta, ad acuire ulteriormente la crisi interna, l'emergenza in seguito all'inondazione dell'area nord-occidentale del paese.

Le precipitazioni delle ultime settimane hanno fatto sì che i fiumi e i laghi albanesi raggiungessero la piena, spesso allagando le pianure intorno. La situazione più grave ha riguardato la regione di Scutari, una zona ricca dal punto di vista idrico, dove si trovano alcune delle idrocentrali più importanti del paese. Più di 10 mila ettari sono stati sommersi dalle acque di fiumi e laghi, non risparmiando alcuni quartieri della città di Scutari, il più importante centro urbano dell'Albania settentrionale. Centinaia le abitazioni danneggiate dall'alluvione i cui abitanti sono stati costretti a trovare alloggio temporaneo nelle case dello studente di Scutari.

Le aree allagate sono diventate luogo di pellegrinaggio per politici sia di destra che di sinistra. Non hanno perso occasione di trasformare l'emergenza in un'ulteriore tappa della crisi tra il PD di Sali Berisha al governo, e il Partito Socialista di Edi Rama, all'opposizione. Molte le accuse reciproche e ne è scaturito un dibattito ampio nel paese.

La domanda che in molti si sono posti era se si poteva evitare di finire nello stato d'emergenza. Il premier Berisha ha definito la situazione "una catastrofe naturale da dover affrontare come un'emergenza", mentre l'opposizione ha attribuito la responsabilità dell'accaduto proprio al governo Berisha per non aver gestito con la dovuta accortezza la situazione prima che diventasse critica.

Nell'innalzamento del livello dell'acqua che ha portato interi territori ad essere sommersi ha infatti contribuito tragicamente l'apertura delle dighe delle idrocentrali di Vau i Dejes e di Koman. Secondo l'opposizione si è lasciato colpevolmente che l'acqua raggiungesse livelli record, per poter sfruttare al massimo la produzione dell'elettricità nelle idrocentrali, creando in tal modo un surplus d'energia destinato all'esportazione, salvo poi aprire le dighe all'ultimo. Secondo la prassi i bacini dovevano essere parzialmente svuotati molto prima, per evitare di raggiungere livelli di riempimento pericolosi.

Secondo Mero Baze, uno dei giornalisti più coraggiosi di Tirana, tale scelta "è stata effettuata da Berisha per perseguire interessi personali e principalmente per riuscire a vendere energia alla società Rudnap, di proprietà di Damir Fazlic", uomo d'affari serbo-bosniaco, molto discusso in Albania per i suoi legami poco trasparenti con il governo Berisha.

E le inondazioni di queste settimane appaiono ancor più paradossali se si ascoltano le opinioni degli esperti ambientalisti, secondo i quali le zone in questione sono storicamente zone a bassa probabilità di inondazione. Negli anni più recenti però non è stato così. Ad aver aggravato la situazione anche qui, come nel resto del paese, vi è stato sicuramente lo sproporzionato sfruttamento dei fiumi per ricavarne materiale edile: l'edilizia è il settore più florido dell'economia albanese e questo ha spinto allo sfruttamento dei letti dei fiumi. Il fenomeno dilagante è stato facilitato dalla consueta prassi di licenze rilasciate con notevole clemenza tecnica.

Da non sottovalutare anche la mancanza di infrastrutture adeguate allo sviluppo urbano dai ritmi galoppanti che caratterizza il paese dopo il crollo del comunismo. A favorire l'inondazione, da qualche anno a questa parte, sono le insufficienti strutture di arginatura, mentre i centri abitati della pianura nord-occidentale nei pressi di Scutari sono caratterizzati da una massiccia presenza di costruzioni abusive, arbitrarie, senza alcun tipo di studio ambientale e urbanistico dell'area.

Il premier definendo la catastrofe "un raro e straordinario fenomeno naturale dovuto al riscaldamento globale" si è complimentato con gli abitanti dei territori sommersi dalle acque per aver affrontato la situazione con grande coraggio. Inoltre ai limiti del cinismo dall'aula del Kuvend, il parlamento, ha affermato che la città di Scutari e le zone intorno ad essa rappresentano un vero e proprio miracolo, ritenendo merito del suo governo il fatto che le inondazioni non abbiano causato nessun morto.

Nonostante le parole di Berisha la catastrofe non giova assolutamente alla reputazione del premier e del suo partito, che ha nell'area in questione la sua roccaforte elettorale. Enorme lo scontento degli abitanti, i quali non hanno esitato ad esprimere davanti alle telecamere delle televisioni di Tirana parole durissime in presenza dei politici della zona, tra cui la presidente del parlamento albanese Jozefina Topalli.

La catastrofe ha colto il paese balcanico in una grave crisi politica ed economica. L'opposizione guidata da Edi Rama, si rifiuta di entrare in parlamento, non riconoscendo la legittimità del riconfermato governo del premier Berisha. Il boicottaggio parlamentare non è stato interrotto neanche in occasione della seduta parlamentare straordinaria sull'emergenza. Mentre d'altra parte le casse dello stato sembrano in stato a dir poco penoso, in non pochi comuni le paghe dell'amministrazione pubblica segnano già qualche mese di ritardo e i ritardi nella consegna delle pensioni alle persone disabili hanno costretto questi ultimi a protestare in piazza diverse volte negli ultimi mesi. Nonostante questa situazione Berisha non ha esitato a proporre l'utilizzo della metà delle remunerazioni mensili dell'amministrazione pubblica per soccorrere gli abitanti delle zone colpite dall'inondazione.

Alcuni analisti suggeriscono ora l'apertura di un'inchiesta giudiziaria per appurare le vere cause dell'inondazione. Da parte sua il governo ha istituito le strutture necessarie ad affrontare l'emergenza, iniziando dalla valutazione dei danni e promettendo di risarcire gli abitanti delle aree colpite. E la questione si è aggiunta alla lunga lista delle discordie tra maggioranza e opposizione.


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