A giorni sarà pubblicato il rapporto semestrale della Commissione europea sui progressi compiuti dai Paesi dei Balcani occidentali. L'emittente albanese Top Channel è entrata in possesso del rapporto e ha anticipato la bocciatura di Tirana

06/10/2011 -  Indrit Maraku

Amaro come tutti si aspettavano, alla fine il verdetto è arrivato. L’Albania non ha fatto abbastanza per meritarsi il titolo di Paese candidato all’Unione europea. Lo dice un rapporto della Commissione europea che verrà ufficialmente pubblicato verso metà ottobre, ma del quale l’emittente di Tirana Top Channel è entrata in possesso e ne ha divulgato i contenuti. 

La causa di tutti i mali pare che sia la crisi politica nella quale il Paese si trova bloccato da circa due anni. Una situazione che lo scorso 21 gennaio ha portato alla morte di 4 persone - come ricorda il rapporto - e che “ha aumentato il clima di sfiducia verso le forze politiche e le istituzioni”. 

Inoltre, gli sforzi del Paese per raggiungere gli standard necessari sui 12 punti chiave richiesti dall’Europa risultano limitati. “C’è stato un certo progresso nella lotta alla criminalità organizzata, nel miglioramento delle condizioni di vita dei detenuti, nelle politiche sull’infanzia, ma il processo rimane insufficiente per quanto riguarda il sistema giudiziario, le politiche contro la corruzione, il diritto sulla proprietà e il trattamento della comunità rom”. Tutti problemi che vanno ad aggiungersi alle “significanti irregolarità riscontrate nelle ultime due elezioni” che legittimano una “totale riforma elettorale”. 

Dialogo unica soluzione

In Europa non hanno dubbi su come sbloccare la situazione e lo mettono nero su bianco. “Ormai è urgente che le forze politiche in Albania ritrovino e mantengano un certo livello di dialogo politico che permetterebbe il funzionamento necessario delle istituzioni democratiche, in particolare del Parlamento, oltre che il progresso verso l’integrazione nell’Ue. Il ritorno a settembre del Partito socialista [opposizione, ndr] in Parlamento è un passo promettente che dovrebbe contribuire in tal senso”. La Commissione auspica, inoltre, che gli standard richiesti alle autorità albanesi siano raggiunti “attraverso una stretta collaborazione con l’opposizione”.

Pochi giorni prima che venissero rivelati i contenuti del rapporto, il leader socialista Edi Rama aveva proposto alla maggioranza un piano di 10 punti per trovare una soluzione consensuale su temi come la riforma parlamentare, quella elettorale, la questione del governatore e del consiglio della Banca d’Albania. 

Rama aveva chiesto di rivolgersi al procuratore generale della Repubblica - la signora Ina Rama - con una lettera firmata da tutti i leader dei partiti rappresentati in Parlamento e da tutti i deputati. Una lettera riguardante “due questioni di interesse nazionale”. Il leader socialista vuole che la Procura indaghi su parlamentari e funzionari dello Stato che vengono menzionati nei cablogrammi della diplomazia Usa, pubblicati da WikiLeaks, per possibili legami con il mondo del crimine e della corruzione e che il Parlamento tolga l’immunità a chiunque i procuratori vogliano mettere sotto la lente d’ingrandimento.

La seconda “questione”, invece, è quella più spinosa perché impegna la politica ad offrire pieno supporto per fare luce sulla tragica morta di 4 sostenitori dell’opposizione durante una manifestazione di protesta lo scorso 21 gennaio nel pieno centro della capitale. “Un patto di non belligeranza  - come lo chiama Rama - nei confronti della Procura e del procuratore capo fino alla fine del suo mandato, offrendo la piena disponibilità dei firmatari per farsi interrogare e garantendo che a nessuna delle persone coinvolte nell’inchiesta verrà offerta protezione politica”. 

Immediatamente dopo i fatti di gennaio, il Premier Berisha aveva accusato il leader socialista di aver organizzato un golpe andato male, con l’aiuto - secondo lui - del Presidente della Repubblica, Bamir Topi e del procuratore capo Ina Rama. Quest’ultima venne definita da Berisha “comare del golpe” o addirittura “puttana del boulevard”. 

Infatti, il numero uno dei democratici ci ha messo poco a rifiutare l’offerta dei socialisti e in un’intervista televisiva ha citato l’indipendenza istituzionale tra Procura e Parlamento come motivo della sua decisione. “Non si poteva chiedere ai deputati di scrivere una lettera a Ina Rama, un potere completamente indipendente. In un Paese libero questo sarebbe inimmaginabile. [...] Tu hai il diritto di scrivere a chi vuoi, ma non puoi chiedere agli altri di scrivere lettere”.

Clima politico triste e assurdo

Berisha non è stato l’unico a rilasciare interviste negli ultimi giorni. Quella del Presidente della Repubblica, Bamir Topi, è stata seguita con molta attenzione visti i pessimi rapporti tra i due. Dopo essersi tolto qualche sassolino dalla scarpa e aver ricordato a Berisha che nonostante la pacatezza che il suo ruolo gli impone lui rimane un uomo politico, Topi ha parlato di un “clima pieno di tristezza che sta sfiorando l’assurdo”. 

“Siamo di fronte ad uno scontro di ego dei politici - ha detto il Presidente nel programma Top Story - oggi l’opinione pubblica è molto delusa. La politica di oggi non è civile, è senza etica. Senti solo offese che arrivano a coinvolgere familiari e parenti. I politici devono capire che non esistono solo per [servire] se stessi”. 

Una situazione della quale sono responsabili tutte le parti, ha detto l’ambasciatore Usa a Tirana riferendosi anche alla bocciatura europea. Secondo Alexander Arvizu il lungo boicottaggio del Parlamento da parte dei socialisti sicuramente non ha aiutato “ma è compito della maggioranza creare le condizioni per invitare l’opposizione al dialogo. Penso che la maggioranza abbia più possibilità di offrire proposte realistiche in modo tale che l’opposizione le accetti o quanto meno abbia la possibilità di prenderle in considerazione”.

Intanto Edi Rama ha rilanciato e dalle pagine del suo blog (edirama.al) ha chiesto a Berisha di sfidarsi in un dibattito pubblico sulle sue 10 proposte. Perché “è tempo che [...] io e Sali [Berisha] andiamo davanti agli albanesi che rappresentiamo per confrontarci su ciò che ci sentono dire separatamente”. 

Un’ottima idea, l’ha definita l’ambasciatore dell’Osce a Tirana, Eugen Wollfarth, che ha detto di guardare positivamente a qualsiasi tentativo di dialogo, ricordando però che esso “debba svolgersi in Parlamento e concentrarsi sulla riforma elettorale”. Più pragmatico, invece, l’ambasciatore Usa Arvizu convinto che “sarebbe meglio se i due avessero prima un incontro privato e poi un dibattito pubblico”.


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