Sono migliaia gli orfani in Albania. A partire dai 14 anni inizia per loro un vero e proprio calvario. Per legge vengono espulsi dagli orfanotrofi e spesso non hanno alternativa agli affollati dormitori nei quali, senza prospettive e in povertà, rimangono per gran parte della vita. Un approfondimento

31/01/2012 -  Marjola Rukaj

Sono circa 31mila gli orfani ospitati negli orfanotrofi in Albania. La loro età varia da 0 a 14 anni. L’80% sono bambini abbandonati dai loro genitori. Un fenomeno in crescita che rispecchia un lato oscuro della lunga transizione albanese: l’insicurezza economica ma anche conseguenza di una rivoluzione sessuale, dagli anni ’90 a questa parte, non ancora metabolizzata nel sistema sociale ed economico. Gli orfani crescono invisibili e nell’Albania di oggi rimangono tali praticamente per tutta la vita.

Di loro si parla solo in occasione delle feste di fine anno, o del giorno dedicato istituzionalmente ai bambini, il primo giugno, quando politici o VIP del mondo degli affari e dello spettacolo si prendono la briga di fare dei regali a qualche orfanotrofio, recandovisi personalmente con una scorta di cameramen e giornalisti al seguito.

Gli sguardi innocenti dei bambini e le loro parole stentate davanti ai microfoni sono un rituale presentato agli albanesi a ogni ricorrenza, che però non contribuisce di molto a migliorare la loro situazione. E l’abbandono da parte della società diventa ben più grave una volta cresciuti e al di fuori della protezione delle istituzioni.

Né bambini né adulti

Il dramma che segna gli orfani a vita inizia all’età di 14 anni. L’inizio dell’adolescenza e di un’età ancora spensierata per la maggior parte delle persone, per loro è invece il momento in cui vengono messi praticamente per strada. Perché per legge le istituzioni si prendono cura degli orfani solo fino a quest'età e quindi vengono lasciati senza tutela nonostante siano ancora minorenni. Inizia quindi il loro calvario per la sopravvivenza, scontrandosi con un vuoto legislativo che si traduce in una grave mancanza di politiche sociali a loro favore.

“La maggior parte viene mandata in condizioni misere a frequentare delle scuole professionali, e vengono ospitati in dormitori sovraffollati, in cui questi ragazzi rimangono praticamente a vita”, afferma Ilir Cumani, direttore dell’Istituto Nazionale per gli Orfani. Naturalmente le inclinazioni e i talenti dei ragazzi passano in secondo piano, la scuola professionale e il dormitorio sono il destino comune a cui quasi nessuno riesce a sottrarsi.

Questo è in realtà un fenomeno negativo degli ultimi anni. Il fatto che in passato gli orfanotrofi abbiano dato alla società albanese dei nomi illustri dell’arte, della cultura e di altre professioni dimostra che l’attenzione per lo sviluppo intellettivo e l’inserimento di questo gruppo svantaggiato nella società sia stato ben migliore rispetto a quanto lo sia oggi. "Non se ne parla che qualcuno vada all’università. Nei dormitori delle scuole professionali si trovano oggi orfani che vanno dall'età di 14 fino a 50 anni. Vivono emarginati, in estrema povertà e addirittura ospitano lì i loro partner o i loro figli. Basta dare un’occhiata al dormitorio della scuola Harry Fulz a Tirana. Nella scuola alberghiera e un paio di altri edifici, oggi si trovano 104 orfani che vanno dall’età di 14 a 54 anni. Stanno praticamente invecchiando in quei dormitori“, spiega Cumani.

Le scuole professionali pubbliche, oltre a non essere aggiornate alle esigenze del mercato albanese, sono il luogo dove finiscono gli studenti squalificati da scuole più ambite. Povertà e abbandono: quanto basta per fare degli orfani una categoria estremamente esposta alla criminalità e allo sfruttamento. "Di molti non si sa che fine abbiano fatto, dove siano andati. E’ all’ordine del giorno che i ragazzi finiscano in preda ai traffici illegali, spaccio di droga, furti e simili. E le ragazze sono spesso esposte allo sfruttamento sessuale, alla prostituzione“, commenta Cumani.

Non è un Paese per orfani

All’origine del problema è come sempre quell’effetto domino tra malfunzionamento dello stato, riforme affrettate e conflitto tra la governance locale, quella centrale e una società civile inefficiente e corrotta. A complicare le cose, secondo gli esperti, è stata una delibera del Consiglio dei ministri del 2006, che decentralizzando il problema lo passava alle competenze delle autorità locali, quindi a comuni e provincie delle località dove si trovano i 26 orfanotrofi albanesi.

Una decentralizzazione tutto dire, che passa per trafile burocratiche e schemi di potere anche più complessi e instabili rispetto al governo centrale. Una riforma spesso non sostenuta da adeguati finanziamenti. Se poi a livello locale vi è al governo una giunta non in linea politicamente con il governo centrale, l'accesso ai finanziamenti statali diventa ancor più ridotto. Di conseguenza gli orfani sono tutt’altro che una priorità per le autorità locali. In compenso, in tutte le città in cui si trovano degli orfanotrofi, i dormitori occupati dagli orfani adulti, o maggiori di 14 anni, sono parte del paesaggio urbano, tacitamente tollerato e trascurato.

Su questo tema l’Albania ha ricevuto per diverse volte dei memoranda poco lusinghieri da parte di Amnesty International. Parole dure e proposte di misure da adottare per migliorare la situazione. "Abbiamo enfatizzato la necessità di intervenire nell’inserimento sociale degli orfani dall’età di 14 anni. Ma l’Albania non ha mai preso sul serio questo problema“, afferma Mirela Shira, responsabile dell’Europa sud-orientale presso Amnesty International.

Eppure nonostante la mancanza di volontà mostrata finora, il problema degli orfani sarà una sfida con cui lo Stato albanese dovrà prima o poi fare i conti, dato che tra l’altro è anche una delle condizioni che l’Albania deve adempiere nell’ambito del rispetto dei diritti umani, per raggiungere i tanto ambiti standard di Bruxelles. Ad aggravare la situazione inoltre la pessima gestione delle poche risorse a disposizione. Ilir Cumani afferma che dall’UE è arrivato anche il dovuto sostegno economico, ben 26 milioni di euro per provvedere a garantire le condizioni minime di alloggio agli orfani che occupano attualmente i dormitori. Risorse le cui tracce si perdono però nei meandri delle burocrazie e della società civile.

Al posto di una soluzione

L’impresa di rintracciare qualche abitante dei dormitori occupati si è rivelata impossibile. Né io né i miei conoscenti siamo stati in grado di individuare qualcuno tra le nostre cerchie di conoscenze e di amicizie che provenisse dall’orfanotrofio e men che meno qualcuno che tuttora risieda nei dormitori occupati. L’unica possibilità era scontrarsi con la giustificata diffidenza di chi vi abita. Naturale vedersi chiudere la porta in faccia da chi si sente emarginato e sfiduciato.

Senza essere riuscita a entrare in contatto con nessuno, mentre mi allontano da un dormitorio sovraffollato e ai limiti della dignità, noto dei blocchi di palazzi appena costruiti. Sono per lo più disabitati come la maggior parte delle nuove costruzioni a causa della crisi economica attuale, che ha colpito tra l’altro proprio l’edilizia, il fiore all’occhiello dell’Albania capitalista. E’ troppo notare il paradosso: da una parte il dramma degli orfani, dall’altra l’avidità dei magnati dell’edilizia che preferiscono non vendere pur di non abbassare i prezzi. E in tutto ciò nessuna politica sociale di alloggio che miri a migliorare la situazione almeno di un po'.


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