Una guerra a colpi di fotografie sui social network e la stampa. Negli ultimi mesi sembra questa la novità della comunicazione politica in Albania. Un commento del sociologo Rando Devole

15/10/2013 -  Rando Devole

Ciò che è avvenuto in Albania durante il passaggio di consegne da un governo all'altro si potrebbe definire una “battaglia fotografica”. Dalle trincee degli uffici stampa, forse per la prima volta, i comunicati hanno lasciato il campo alle fotografie negli attacchi aerei contro “il nemico”.

Istituzioni, ospedali, piazze, personalità: il tutto è stato fotografato a raffica. Con tanto di nuovo presidente del Consiglio che pubblica foto a dimostrazione del degrado dell’edificio di cui ha preso possesso e l’opposizione che risponde con altre foto per smentirlo.

Mai come questa volta, il verbo shkrep (in albanese significa sia scattare una foto che premere il grilletto) è risultato appropriato.

La fotografia per come è utilizzata nell'arena politica albanese è totalmente spogliata dei suoi aspetti artistici. Lo scatto dell'apparecchio fotografico si effettua per smascherare l'avversario, non per intraprendere una qualche interpretazione artistica della realtà. In questo senso, la foto si usa come se si fosse in un'aula giudiziaria, a mo’ di prova. Essa testimonia e non racconta, dichiara e non osserva.

Dunque le foto in politica si presentano fredde, oppure fingono di apparire tali.

Ieri/oggi

Le foto che si utilizzano nella politica albanese, particolarmente quelle della modalità comparativa del tipo ieri/oggi, mirano a raccontare la realtà, beneficiando del legame antico tra l'apparecchio fotografico e la verità.

Non è forse incontestabile che il temine “obiettivo”, se sostantivo indica il sistema ottico applicato al corpo della macchina fotografica ma se utilizzato come aggettivo significa esente da pregiudizi, passioni, interessi soggettivi? Entrambi i significati sono correlati alla verità e al reale.

Che la fotografia pretenda sempre di dire la verità è ormai risaputo, così com’è noto che, come qualsiasi altro medium, essa non ha in realtà molto a che fare con la veridicità. La foto dice: "L'ho visto con i miei occhi". Manca solo un giuramento firmato...

Ciò che è obiettivo è credibile

Dall'obiettività nasce ovviamente la credibilità. Gli utilizzatori delle foto in Albania conoscono molto bene il suo impatto sull'opinione pubblica, perciò la usano e talvolta ne abusano. “Ecco - dice il politico - è la realtà che parla. Guardate la foto. Guardate come ho trovato il Paese, l’istituzione, le strade, e così via. Non devi credere alle mie parole, ma bensì alla foto”.

L'ironia sta nel fatto che i politici albanesi, dopo aver sostituito i giornalisti con gli uffici stampa, adesso stanno rubando anche il mestiere ai fotografi e a quei giornalisti che raccontano il paese tramite la fotografia. Ai media albanesi non rimane altro che utilizzare l’ormai consunta procedura copia/incolla, non solo per i comunicati di partito, ma anche per le foto: sovrapposizione perfetta. La fine del giornalismo, ma anche della politica.

Inoltre, paradossalmente, l'Albania e la sua opinione pubblica che non hanno creduto al famoso video della tangente che vedeva  coinvolto un noto politico, sia dal punto di vista giuridico (è risultato innocente a seguito di un processo giudiziario), sia dal punto di vista politico (l'elettorato l'ha premiato durante le ultime elezioni), sembrano ora invece molto sensibili alle foto che riempiono gli organi di stampa e il web.

Più complessità

Ma l'obiettivo di questa “guerra fotografica” attualmente in corso quale sarebbe? Denigrare? Troppo banale, sebbene sia uno strumento tanto efficace nella realtà albanese.

La foto esiste grazie al desiderio di ricordare qualcosa, per fissare momenti di vita e di realtà. E se le foto di oggi avessero come finalità principale la fissazione della realtà per confrontarla con il prossimo futuro? È probabile, giacché la parte avversaria è corsa subito a pubblicare foto di raffronto tra passato e presente della capitale, per riscontrare il cambiamento positivo dall’ultima gestione.

La lotta politica albanese nei media sta diventando sempre più complessa. L'ultima battaglia delle fotografie ne è solo una delle espressioni. Dopo l'ubriacatura mediatica della recente campagna elettorale sbalordisce che la quasi totalità del dibattito in seno alla politica albanese sia in merito alle immagini, delle quali certo la realtà costituisce un elemento importante, ma comunque secondario, poiché mediatizzata e strumentalizzata allo stesso tempo.

In verità la realtà della società albanese, per la sua complessità e per i suoi impellenti problemi, dovrebbe imporsi con forza alla politica. Ma quest'ultima continua a giocare con apparecchi fotografici tra le mani, senza degnarla di un solo vero sguardo.

 

Questa pubblicazione è stata prodotta con il contributo dell'Unione Europea. La responsabilità sui contenuti di questa pubblicazione è di Osservatorio Balcani e Caucaso e non riflette in alcun modo l'opinione dell'Unione Europea. Vai alla pagina del progetto Racconta l'Europa all'Europa


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