I tagli previsti nell'ultima Finanziaria sollevano molte contrarietà. Secondo alcuni l'Italia rischia il blocco delle attività di cooperazione e il mancato rispetto dell'impegno assunto per il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio

08/10/2008 -  Nicole Corritore

La Finanziaria 2009 approvata di recente dal Consiglio dei ministri e che questa settimana è in via di discussione alla Camera dei deputati, conferma i tagli alla Cooperazione allo sviluppo già preannunciati nei mesi estivi dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Molte organizzazioni non governative e alcune rappresentanze politiche rilanciano l'allarme.

Il piano finanziario prevede infatti 411 milioni di Euro in meno, dunque la disponibilità economica per l'anno a venire risulterà del 56% inferiore al 2008: "La nuova Finanziaria prevede un taglio di metà delle risorse destinate alla cooperazione allo sviluppo, il che significa che nel 2009 la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo del ministero degli Esteri non avrà risorse per nessun nuovo intervento di cooperazione". E' questa la denuncia di Marco De Ponte, direttore di Action Aid, organizzazione internazionale indipendente impegnata nella lotta alle cause della povertà e dell'esclusione sociale.

A dimostrazione di queste preoccupazioni, anche l'interrogazione presentata giorni fa al ministro dell'Economia e delle finanze e al ministro degli Esteri, dai deputati Luigi Bobba (vicepresidente della commissione Lavoro), Franco Narducci (vice presidente della commissione Esteri e presidente dell'Unaie), Savino Pezzotta (membro della commissione Attività produttive). Nel testo si chiede come l'Italia intenderà rispondere all'impegno assunto con la comunità internazionale, che prevedeva il raggiungimento della percentuale dello 0.51 % del PIL destinata alla lotta alla povertà entro il 2010, per portarsi poi allo 0.7% previsto per il 2015 quale realizzazione degli Obiettivi del Millennio a cui tutti i membri delle Nazioni Unite devono rispondere.

Nell'interrogazione viene posto ai ministri dellEconomia e degli Esteri un quesito preciso: "...se ritengano, così come sottolineato dal sottosegretario Scotti, ricollocare i fondi, recuperati dall'Italia con il rientro del debito argentino, per finanziare l'impegno preso con i Paesi in via sviluppo". Altrettanto chiedono i deputati di opposizione Mario Barbi e Alessandro Maran, nell'interrogazione presentata in commissione Esteri di Montecitorio: "...(Scotti) esprimeva apprezzamento per la decisione della presidente (argentina), e il giorno successivo rilasciava una dichiarazione in cui precisava che l'Italia contava di recuperare 400 milioni di dollari, che potevano essere utilizzati per mantenere gli impegni internazionali assunti dal Paese in tema di cooperazione".

In breve, quanto quindi si risponderà alle immediate esigenze delle ONG: "Le dichiarazioni del sottosegretario Scotti hanno generato comprensibili aspettative tra le organizzazioni non governative che si trovano a fronteggiare una situazione economica sempre più difficile che sta pregiudicando molti dei progetti di cooperazione già avviati o in corso di approvazione in diverse aree del mondo".

Fanno da contraltare le dichiarazioni di Elisabetta Belloni, nuovo capo della Direzione Generale Cooperazione allo sviluppo, rilasciate durante l'incontro pubblico organizzato da LINK 2007 lo scorso 18 settembre a Roma: "I tagli durissimi alla cooperazione allo sviluppo devono diventare un'occasione importante per avviare una riflessione seria su che cosa sia la cooperazione e per razionalizzare e rendere più efficace il lavoro all'interno della Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo".

Dunque secondo la Belloni è vero che i tagli sono di innegabile portata ma se si cambia il funzionamento del settore, nulla è impossibile: "...razionalizzazione del lavoro intesa come accelerazione delle procedure di approvazione, controllo e monitoraggio dei progetti, in un contesto normativo che non è sempre chiaro". Rispetto alla vetusta Legge 49/87, che a distanza di più di vent'anni dalla sua approvazione regolamenta ancora il settore, il nuovo capo DGCS dichiara che non crede in una riforma radicale ma che siano necessari alcuni aggiustamenti.

Si sottolinea invece nell'interrogazione presentata al Ministro Tremonti, l'urgenza della riforma della legislazione nazionale esistente, se si intende mantenere centrale la posizione italiana nel quadro del sistema delle relazioni internazionali in continua evoluzione. Della stessa opinione il direttore di Action Aid, che oltre a denunciare le ripercussioni interne sottolinea il rischio che l'Italia perda credibilità internazionale.

Secondo De Ponte, a meno che non si ricorra ad uno stanziamento straordinario di risorse, anche i 130 milioni del contributo italiano promesso al Fondo globale per la lotta all'Aids, tubercolosi e malaria potrebbe gravare sulle disponibilità economiche della Legge 49. Conclude De Ponte: "Si tratta di misure in netto contrasto con il ruolo che ci si aspetta l'Italia giochi nella lotta alla povertà in vista del Summit del G8 del 2009. La credibilità del nostro paese in tema di cooperazione internazionale è messa a dura prova. Ci auguriamo che nei prossimi mesi il governo sappia fare le scelte politiche giuste per far conquistare al ministero degli Esteri il ruolo di protagonista nella cooperazione allo sviluppo italiana e arrivare all'appuntamento del prossimo luglio con le carte in regola".

Ma a che punto è l'Italia rispetto agli impegni economici e strategici assunti per il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio, adottati nel 2001 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite? Le voci del mondo non governativo parlano chiaro: siamo già scesi al diciottesimo posto tra i 22 paesi donatori del DAC-OCSE (Comitato per l'Assistenza allo Sviluppo organo nato in seno all'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) in termini di percentuale di PIL destinata alla cooperazione allo sviluppo.

Un quadro nettamente ribadito nel dossier "Siamo ancora in tempo? L'Italia e gli Obiettivi del Millennio" redatto dal gruppo LINK 2007 e reso pubblico nelle scorse settimane. LINK 2007, associazione che riunisce in rete molte ONG italiane (AVSI, CESVI, CISP, COOPI, COSV, Medici con l'Africa CUAMM, GVC, ICU, INTERSOS, LVIA, MOVIMONDO), è nata l'anno scorso con l'intento di creare spazi di partecipazione attiva del settore non governativo alla definizione delle strategie di cooperazione allo sviluppo, in Italia e in Europa.

Nel dettagliato documento, oltre ad analizzare lo stato dell'arte del raggiungimento degli Obiettivi del Millennio, si tenta di dare alcune risposte rispetto alle modalità di reperimento delle risorse necessarie al settore della cooperazione, alle possibili vie per rendere più efficacie l'azione italiana nell'immediato e dunque come l'Italia può contribuire concretamente al conseguimento di tali Obiettivi. Perché, come scrive Savino Pezzotta nell'introduzione al testo di analisi, mancano solo sette anni e si sta camminando a rilento, sebbene le risorse economiche, scientifiche e tecniche per vincere la povertà esistano eccome: "Gli Obiettivi del Millennio sarebbero alla portata dell'umanità se si volesse veramente raggiungerli. Se questo non avviene è solo per responsabilità politica degli Stati, in particolare quelli che posseggono più risorse".


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