Il Balkan Trust for Democracy si avvia verso il suo sesto compleanno. Una panoramica di questi anni di lavoro in un'intervista a Gordana Delić, Senior Program Manager. Il primo di due articoli sui donatori in Serbia

18/08/2009 -  Risto Karajkov

Leggi il secondo articolo sulle fondazioni private in Serbia

Durante il periodo della transizione, i donatori privati hanno avuto un ruolo fondamentale nella cooperazione internazionale nell'area balcanica. Hanno infatti contribuito a finanziare i soccorsi d'emergenza e la ricostruzione, l'assistenza alla democrazia, il dialogo interetnico e la trasformazione economica, impegnandosi poi ad avvicinare la regione all'Unione Europea. Spesso hanno agito da intermediari o da partner di governi e di istituzioni internazionali come l'Unione Europea, l'ONU o gli enti umanitari governativi. BalcaniCooperazione inaugura una breve serie di profili di "vecchi" e "nuovi" donatori privati attivi nei Balcani.

Il Balkan Trust for Democracy (BTD) è stato fondato nel 2003 grazie all'impegno congiunto del German Marshal Fund (GMF), dell'Agenzia Americana per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e della Charles Stewart Mott Foundation, che hanno messo a disposizione un capitale iniziale di 30 milioni di dollari da spendere nei primi dieci anni di attività. Da allora si sono aggiunti molti altri donatori, tra cui il Rockefeller Brothers Fund, la Tipping Point Foundation, la Compagnia di San Paolo, la Robert Bosch Foundation e l'Agenzia svedese per la cooperazione (SIDA). Anche i ministeri degli Esteri di Danimarca e Grecia hanno contribuito finanziariamente.
Nel tempo, il BTD si è posizionato come uno dei maggiori donatori non istituzionali della regione. Dalla creazione, ha assegnato 18 milioni di dollari a favore della promozione della democrazia e della cooperazione regionale nell'Europa sud-orientale (SEE). Il BTD è guidato da Ivan Vejvoda, uno dei maggiori intellettuali, studiosi e analisti politici della Serbia e della regione. I paesi beneficiari sono: Albania, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Kosovo, Macedonia, Montenegro, Moldavia, Romania e Serbia. Oltre che con le ONG, il BTD opera anche con gruppi civici, media, governi e istituti educativi. Le ONG hanno ricevuto il 63% dei fondi totali assegnati negli anni finanziari 2007 e 2008. La sede principale del BTD si trova a Belgrado.

Che tipo di progetti sostiene il BTD?
Abbiamo sia progetti sovranazionali a livello regionale, sia progetti nazionali a livello dei singoli paesi. Generalmente non abbiamo priorità specifiche per paese, tuttavia teniamo continuamente sotto controllo la situazione in tutti i paesi della regione e ci diamo alcune priorità annuali, alcune aree che consideriamo importante sostenere in un determinato periodo. Per esempio, nell'ultimo periodo abbiamo dato priorità al lavoro di trasparenza e contro la corruzione in Montenegro. A livello regionale, per il secondo o terzo anno consecutivo, stiamo dando molta enfasi alle questioni giovanili, allo scopo di promuovere l'idea di un futuro all'interno della regione, prevenendo così la fuga dei cervelli. Oltre alle questioni giovanili, un'altra delle priorità a livello regionale è il lavoro di riconciliazione, specialmente all'interno del triangolo di Dayton e fra Serbia e Kosovo, ovvero, in linea di principio, le aree del dopoguerra. Il nostro lavoro di riconciliazione è incentrato sull'azione e sul futuro. Solitamente non ci occupiamo di questioni che riguardano il passato, ma cerchiamo di contribuire a normalizzare i rapporti attuali e a stabilire, o meglio, a ristabilire una qualche forma di cooperazione. Su questo fronte abbiamo molti progetti a livello regionale. Ogni anno circa il 30-35% dei nostri fondi va a programmi regionali, mentre il resto viene assegnato a progetti nazionali.

Quali sono le problematiche del vostro lavoro?

Secondo me la sfida più grande per chiunque sia coinvolto in un'attività di sviluppo consiste nel misurare l'impatto effettivo di quello che si fa. Come si fa a dire se il proprio lavoro è stato efficace? È molto difficile giudicare, perché siamo solo una piccola parte di un meccanismo molto più grande. Inoltre, questo tipo di attività spesso riguarda cambiamenti a lungo termine nella società e queste cose sono spesso difficili da quantificare. In questo senso, bisogna cercare di vedere il cambiamento in termini più qualitativi, e pensare a qual è stato il tuo contributo in quel processo. Quando abbiamo iniziato questo lavoro, il problema più grande è stato fissare gli standard di riferimento contro cui misurare l'efficacia del nostro operato. La sfida era proprio questa, ovvero come riconoscere il successo nel nostro lavoro e come riportarlo. E la sfida è ancora questa, e penso che sarà sempre la stessa per tutto il settore dello sviluppo.

Voi come l'avete affrontata?

Noi abbiamo deciso che il modo migliore era semplicemente raccontare la storia dei nostri beneficiari. Abbiamo una newsletter che divulghiamo regolarmente e nella quale raccontiamo le storie dei progetti che sosteniamo, dimostrando di fatto che ciò che facciamo ha un significato e che i frutti si vedono. Inoltre dimostriamo che la sovvenzione ha effetto anche una volta scaduta, e che davvero aiuta a migliorare la qualità della vita. Questa è un aspetto della vicenda, l'altro aspetto è che abbiamo progettato un formato per i rapporti che includa anche gli aspetti quantitativi delle attività che sosteniamo. Tuttavia siamo più interessati all'aspetto qualitativo, perché dal nostro punto di vista è sempre meglio raccontare la storia di quello che è successo. In questo modo possiamo veicolare il senso di quello che abbiamo fatto, aiutando gli altri a capire.

Hai detto che la sostenibilità è un criterio importante...

È importante, ma non è sempre l'aspetto fondamentale. Il nostro obiettivo principale si definisce come "creare un collegamento fra i cittadini e il governo" e in questo senso ci interessa tutto quello che può contribuire a collegare i cittadini con le istituzioni. Tutto ciò che può aiutare i singoli a diventare cittadini attivi e a prendere parte nel processo di decision making può essere di interesse per il BTD. Si tratta di una definizione ampia, che può includere diversi tipi di attività. Oltre a questo, dobbiamo anche valutare le particolarità di ogni progetto, nel senso, questo progetto è realistico? La sua realizzazione è fattibile? Pertanto sì, la sostenibilità è importante, ma non è per niente il fattore predominante, perché noi vediamo il progetto nel suo complesso. Ogni anno riceviamo molte proposte di progetti, cerchiamo di selezionare le migliori e le più realistiche e corriamo il rischio con alcuni progetti veramente innovativi, se capiamo che in questo modo possiamo contribuire a produrre delle buone pratiche. Quando ciò si verifica, come è successo per esempio con uno dei nostri progetti in Romania, cerchiamo di condividere queste buone pratiche, di farle conoscere ad altre organizzazioni all'interno della regione e spesso ciò porta a ulteriori collaborazioni, a progetti congiunti o alla riproposizione di tali procedure ottimali. In questo modo non bisogna ripartire da zero ogni singola volta.

Che consigli puoi dare alle organizzazioni balcaniche che vogliano cooperare con il BTD?

Il mio consiglio è prima di tutto di essere realisti. Spesso riceviamo proposte che non sono realistiche negli scopi che si prefiggono di raggiungere. Quindi in primo luogo bisogna avere aspettative realistiche. In secondo luogo, devono cercare di lavorare coinvolgendo quante più organizzazioni possibili perché non si deve trattare dell'attività di un singolo. Inoltre devono essere innovativi, ovviamente, e per noi al BTD l'innovazione è sempre stata molto importante. Inoltre quando parlo di innovazione non significa che ogni volta bisogna esordire con qualcosa di nuovo, ma spesso può essere il modo di avvicinarsi al problema a essere innovativo. Ad esempio, è possibile avere un approccio diverso e guardare le cose da una prospettiva diversa dal solito, come avere forme di istruzione alternative. Nella nostra regione, ciò viene visto ancora con una buona dose di diffidenza. Per esempio, proprio adesso in Montenegro abbiamo un eccellente progetto con una ONG che fornisce un'istruzione informale ai giovani sul sistema giudiziario. Il programma riguarda l'accesso alla UE e pertanto fa parte del sistema giudiziario. Dal momento che questi giovani non hanno studiato niente di tutto ciò a scuola, una volta usciti dalla scuola stessa non hanno nessun tipo di conoscenza in merito. La riforma del sistema giudiziario tocca anche l'aspetto educativo, non riguarda solo la riforma delle istituzioni. È proprio questo che riteniamo innovativo in questo progetto. Nessun altro in Montenegro stava facendo nulla di simile, pertanto si è trattato di un elemento fondamentale nella decisione di finanziare il progetto. C'è un altro esempio legato alle attività educative. Nella regione l'educazione ufficiale non riconosce la simulazione come strumento didattico, pertanto può succedere che i giovani studino la UE ma che non sappiano cosa significhi e come appaia. Semplicemente memorizzano delle informazioni senza comprenderne la sostanza. Così, ad esempio, abbiamo finanziato una ONG di Niš che aveva un progetto che comprendeva questo tipo di simulazione. Il progetto ha avuto molto successo e di conseguenza è stato ripetuto a livello regionale. Mettevano in atto delle bellissime simulazioni, in modo che i giovani capissero veramente come funziona il Parlamento europeo o cosa significhi essere un Commissario presso la Commissione Europeo. Questo ai giovani è servito davvero tanto e ha notevolmente aumentato le loro conoscenze.


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