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Continuiamo a parlare di aziende, responsabilità e mercato in Romania. La predominanza del tema ambientale, i finanziamenti e le mode in un'intervista a Dragos Bucurenci, fondatore di una ONG specializzata

28/07/2009 -  Claudia Iatan

In Romania, le due correnti predominanti della responsabilità sociale d'impresa (Corporate Social Responsibility o CSR) sono il coinvolgimento della comunità e le questioni ambientali: la netta preferenza delle imprese per i progetti ambientali è motivata dall'inclinazione a finanziare quelle attività i cui risultati sono visibili entro la fine del processo di implementazione. Dal momento che i fondi governativi sono momentaneamente inutilizzabili e le procedure europee lunghe e onerose, le ONG si affidano volentieri ai fondi provenienti direttamente dalle imprese. Potrebbe sembrare un vantaggio per tutti, dato che le imprese hanno la possibilità di partecipare alla risoluzione di questioni globali e le ONG possono accedere più facilmente ai fondi e ai benefici comunitari derivanti da queste iniziative. È davvero così?

Dragos Bucurenci, presidente e fondatore di MaiMultVerde (MMV), è diventato negli anni una figura di riferimento pubblico, nonché una voce importante nel dibattito ambientale in Romania. La filosofia di MMV è "azione, non protesta": motto che si traduce nell'obiettivo di sostituirsi a governo e imprese creando opportunità di volontariato per chi desidera impegnarsi nella tutela dell'ambiente.

Quali sono i principali obiettivi di MMV?

Dragos Bucurenci: MMV è una ONG ambientalista che sta tentando di costruire una nuova cultura di coinvolgimento in Romania: il suo scopo principale è creare opportunità per le persone interessate al volontariato in questo campo. Questo comprende programmi di coltivazione, pulizia ed educazione ambientale. Uno dei nostri progetti principali mira a convincere le persone ad usare la bicicletta, dato che è ancora difficile muoversi in bicicletta in città come Bucarest. Il nostro obiettivo principale è quindi quello di promuovere le attività di volontariato creando le giuste opportunità e incoraggiando le persone a parteciparvi.

Come ottenete i finanziamenti per i vostri progetti?

D.B:Tutti i nostri progetti sono finanziati da privati, attraverso fondi provenienti dai bilanci CSR delle imprese. Non abbiamo mai richiesto fondi pubblici, ma oggi abbiamo cambiato leggermente la nostra strategia e stiamo cercando di accedere ai fondi europei e ai fondi nazionali per l'ambiente, nonostante le procedure siano molto laboriose, in particolare per quanto riguarda questi ultimi.

Quali sono le procedure per ottenere i fondi dai budget CSR delle imprese?

D.B: In questo momento, in Romania si sta creando un mercato CSR, ma nonostante il dibattito sia molto acceso, credo che tale mercato abbia raggiunto solo il 10% del suo potenziale. In questo contesto, noi non facciamo fundraising, ma vera e propria attività di vendita dei nostri progetti. Questo meccanismo segue un classico processo di vendita di soluzioni, in cui noi ci rivolgiamo direttamente alle imprese dopo aver operato una selezione in base a profilo, attività e valori aziendali. Quando troviamo un'impresa che desidera impegnarsi in progetti ambientali, cerchiamo di capire quali siano i suoi interessi al fine di "personalizzare" i progetti. Ne vengono scelti 5 da proporre, di cui uno o al massimo due verranno finanziati.

Nel 2008 lei è riuscito ad ottenere 1 milione di euro per progetti ambientali. Dove si posiziona MMV nel mercato dei fondi CSR? Siete un caso unico in Romania?

D.B: Nel 2008 eravamo tra le prime 5 ONG che sono riuscite ad ottenere fondi privati per i propri progetti. Le altre sono Habitat for Humanity, OvidiuROM, Save the Children Romania e SamuSocial, che si occupa di senzatetto e nel 2007 è riuscita ad ottenere 800.000 euro. In generale, ho stimato che il valore del mercato CSR in Romania è pari a 10 milioni di euro.

Per quanto riguarda i finanziamenti, come sta andando il 2009? Com'è stata sentita la crisi finanziaria dalle ONG come MMV?

D.B:Abbiamo sentito molto la crisi, principalmente dal punto di vista psicologico - e le decisioni di un'azienda in ambito CSR hanno una forte componente psicologica. In questa situazione, le nostre competenze persuasive non sono bastate. In proporzione, nel 2009 è stato finanziato un terzo dei progetti rispetto al 2008, nonostante siano raddoppiati i nostri sforzi per la stesura e la presentazione dei progetti alle imprese. Il progetto Paper Tree, ad esempio, ha perso l'80% dei finanziamenti.

Nel novembre 2007 lei aveva affermato che la crisi avrebbe agito come tante piccole bombe a mano esplose tutte in una volta, invitando le imprese a prendere le giuste misure ed assumere un comportamento responsabile. In retrospettiva, è stato così?

D.B: In Romania la crisi è stata amplificata, anche a causa di uno sfortunato insieme di politiche di governo. Le imprese hanno adottato una politica di panico istituzionalizzato che ha determinato un blocco generale. Il messaggio al mercato è stato "non comprate niente", un messaggio che ha poi raggiunto i consumatori. Se fossimo stati maggiormente prudenti, più del 20% dell'economia si sarebbe salvata. D'altra parte, le ONG più colpite dalla crisi sono state quelle che contavano su un solo sponsor. Noi abbiamo deciso di avere una serie di sponsor lasciando da parte i fondi europei, dato che eravamo ancora agli inizi. Un fattore che ha contribuito al diffondersi della crisi è stata l'impossibilità di usufruire dei finanziamenti del Fondo ambientale pubblico, a cui normalmente in situazioni come questa si sarebbe potuto accedere.

L'approccio di MMV nel 2009 è stato quello di creare "progetti attraenti, importanti, con un impatto reale". In che modo i progetti quest'anno erano più attraenti?

D.B:Dipende tutto dall'impresa, per alcune "attraente" significa comunicazione del marchio, per altri una migliore strategia d'impatto. Per esempio, il nostro programma sulla raccolta differenziata si rivela utile sia per l'ambiente che per coloro che producono borsette e contenitori: quindi abbiamo proposto questo progetto in base alle esigenze delle imprese che si interessano anche alla questione ambientale.

Perché una banca dovrebbe finanziare i vostri progetti ambientali?

D.B: Perché l'ambiente è un argomento che preoccupa moltissime persone che usano i servizi bancari; lo stesso ragionamento vale per gran parte dei beni di largo consumo.

Secondo lei è anche una moda essere "verde"?

D.B:Gli studi di costume affermano che le mode sono degli stati attraverso i quali la storia progredisce. Il fatto che sia una moda non svaluta necessariamente una tematica, né ci dice se passerà o se diventerà parte dei valori della società. Le questioni ambientali, come in gran parte dei paesi europei, sono divenute una moda, ma sono felice che lo siano e penso che dovremmo trarne vantaggio. Ad esempio, negli anni novanta era di moda aiutare i bambini, ora la moda è passata, ma non per questo le problematiche sono state risolte.

Questi progetti ambientali sono soprattutto stagionali o di medio-lungo termine?

D.B:Prendiamo ad esempio il progetto con cui, per la prima volta, abbiamo reso possibile il noleggio di biciclette a Bucarest. Al momento stiamo cercando di ottenere fondi per aprire più centri di noleggio, cosa che il Comune avrebbe dovuto fare già da molto tempo. Questo è un progetto di sostenibilità a medio termine; l'unico progetto a lungo termine è cambiare la mentalità delle persone. Ribadisco che il nostro scopo principale è quello di creare una cultura del volontariato, stiamo cercando di educare la gente a rispettare l'ambiente e questo si rifletterà sui cambiamenti negli anni a venire.

Nelle vostre attività ecologiche cercate di coinvolgere vip e rendere pubblica ogni iniziativa. Perché?

D.B: È una questione di comunicazione, anche nei progetti per le imprese. Per ottenere finanziamenti, dobbiamo spargere la voce, quindi colleghiamo sempre le nostre attività ad alcuni vettori di pubblica credibilità. Da un lato sono fiero di aver stimolato questo senso di responsabilità in alcuni personaggi pubblici che sono divenuti modelli per la società. Dall'altro, se non avviciniamo la stampa, l'opinione pubblica non sarà informata delle nostre attività. Abbiamo il dovere verso i nostri volontari di trovare più fondi, per continuare a creare altre opportunità.

I finanziamenti privati hanno implicazioni o vincoli specifici, dato che il primo interesse delle imprese è quello di vendere il marchio sul mercato?

D.B: Il fatto che siano interessate a vendere non è immorale, illegale o illecito, è la loro ragione d'essere. La mia unica preoccupazione è se un'impresa stia danneggiando l'ambiente con le sue attività. Chiaramente c'è sempre il sospetto che un'impresa stia facendo greenwashing, ma abbiamo contratti molto chiari che ci tutelano dal diventarne parte. Non lavoriamo con imprese che hanno una cattiva reputazione nel mercato, né con i produttori di sigarette. Ci è stata offerta una collaborazione con un'azienda importante che produce sigarette, ma noi crediamo fermamente che lottare per un futuro più sicuro per i nostri bambini sia in contraddizione con il fumo.

Non sarebbe più facile creare un fondo comune in cui le compagnie possano indirizzare i loro budget CSR, e in seguito creare un meccanismo finanziario che permetta alle ONG di avere accesso ai soldi? Questo potrebbe cambiare il pensiero generale che la CSR sia solo uno strumento di marketing.

D.B: Questo potrebbe funzionare tra 10 anni, perché è un problema legato a quanto profitto fa una compagnia. In Romania la CSR ha significato un cambiamento di paradigma rispetto alla modalità con cui le ONG in passato svolgevano i loro progetti: tale paradigma ha ancora molti difetti e forse, ad un certo punto, avrà bisogno di un sistema più accurato. Ma questo è ancora prematuro.


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