Imputati al processo Politkovskaja (Foto: Euronews)

All'udienza per l'omicidio di Anna Politkovskaja i giurati esprimono la loro sfiducia verso la corte. "Nessuno di noi ha chiesto di dibattere il processo a porte chiuse". Intanto il processo si è già fermato. Riprenderà il primo dicembre

24/11/2008 -  Anonymous User

Di Nikolaj Sergeev, Kommersant, 21 novembre 2008
Traduzione per Osservatorio Caucaso: Davide Cremaschi

Ieri 20.11.2008, ndt è risultato chiaro che la decisione del giudice del tribunale militare distrettuale di Mosca, Evgenij Zubov, che esamina il processo per l'uccisione della giornalista della "Novaja Gazeta" Anna Politkovskaja, di chiudere l'udienza ai giornalisti e al pubblico, è priva di fondamento. I membri della giuria popolare che, stando alla versione del giudice, si erano rifiutati alla vigilia del processo di presenziare all'udienza se prima non fossero stati allontanati i mass-media, giudicati pericolosi per la loro incolumità, hanno dichiarato ieri di non aver mai presentato alcuna richiesta in tal senso al presidente della corte Zubov. La giuria vuole al contrario la trasparenza del dibattito giudiziario, visto il clamore suscitato dal processo.

Mercoledì, subito dopo l'avvio del processo ai presunti responsabili dell'omicidio di Anna Politkovskaja, Evgenij Zubov ha dichiarato che avrebbe chiuso l'udienza perché i giurati si rifiutavano di entrare in aula. Troppe le telecamere e gli apparecchi fotografici. Nonostante le proteste degli avvocati, sia della difesa che della parte offesa, il giudice Zubov ha impedito l'accesso in aula non solo ai cameraman, ma anche ai reporter della carta stampata. E persino ai parenti dei processati. Così facendo, sostengono i partecipanti all'udienza, si violano le disposizioni del Codice di procedura penale. Innanzitutto perché l'unico motivo fondante per chiudere il processo è in questo caso la sicurezza dei membri della giuria popolare (articolo 241 del Codice). E in secondo luogo perché l'istanza di chiusura del processo deve essere rimessa alla discussione delle parti, cosa che nei fatti non è avvenuta.

Da quanto emerso ieri, le norme del Codice di procedura penale sono state violate anche nella sostanza. Nessuno dei giurati ha infatti lamentato di aver ricevuto minacce, né ha chiesto di eliminare dall'aula la stampa. Una dichiarazione a tale proposito è giunta da Evgenij Kolesov, un membro della giuria popolare, che di mestiere fa il copri-tetti in un'impresa di ristrutturazione. Kolesov rappresenta dodici membri della corte popolare su un totale di venti giurati presenti al processo. "Nessuno di noi ha chiesto al giudice Zubov di dibattere il processo a porte chiuse - ha rimarcato Kolesov. Non è mai stata avanzata una richiesta simile da parte nostra. Né a voce, né per iscritto". La segretaria del tribunale, spiega Evgenij Kolesov, è andata più volte dai giurati subito prima dell'inizio dell'udienza, proponendo loro di firmare un'istanza al giudice Zubov, con la quale i membri del collegio obiettavano sulla presenza della stampa in aula, giudicata un rischio per l'incolumità dei partecipanti al processo. "Ma noi abbiamo deciso di non firmare nulla - sostiene il giurato Kolesov. Che la stampa fosse stata allontanata dall'aula e che il processo era stato chiuso, noi siamo venuti a saperlo solo a seduta iniziata".

Secondo le parole del giurato Kolesov, il collegio non ha protestato contro la presenza della stampa in aula. "All'udienza - ha precisato - volevamo solo porre la questione dell'opportunità di definire una corretta gestione nel corso del processo degli apparecchi video e fotografici. Questo perché i bagliori dei flash e dei faretti potrebbero disturbare la concentrazione". "Noi non temiamo la stampa", ha aggiunto il giurato. Per l'apertura del processo sono pronti a farsi valere anche i difensori, che hanno rilasciato analoghe dichiarazioni. A favore della trasparenza del processo si sono pronunciati ieri i membri della camera sociale della Federazione russa e altre organizzazioni per i diritti umani e della società civile.

Ieri i giurati hanno rivolto al giudice Evgenij Zubov una dichiarazione collettiva (solo uno dei venti membri non l'ha sottoscritta) con cui si chiede di permettere l'ingresso nella sede processuale dei giornalisti muniti di taccuino. Lo stesso giurato Kolesov ha presentato un documento in cui dichiara di volersi ritirare dal processo. Le dichiarazioni verranno prese in esame il primo dicembre. A questa data sono state infatti aggiornate le udienze per il processo sull'uccisione di Anna Politkovskaja. Sedute che sono state interrotte con un pretesto abbastanza strano. "Nel corso delle udienze preliminari, gli avvocati Said-Akhmed Arsamerzerov e Murat Musaev, che difendono gli imputati, hanno comunicato di essere impegnati anche in un altro caso, quello per l'omicidio nel caffè "Čajka" di Kondopoga*. Hanno quindi chiesto di rimandare l'udienza per il nostro processo", ha raccontato l'avvocato di parte offesa Anna Stavickaja. "Il giudice Zubov ha però deciso che si sarebbe messo d'accordo con la corte suprema della Carelia, perché venisse data ai difensori la possibilità di presenziare al processo per l'omicidio Politkovskaja". Ieri il giudice Zubov, stando alle parole dei partecipanti al processo, ha dichiarato che sono sorti dei problemi col tribunale della Carelia e che gli avvocati dovranno presenziare alle sedute a Petrozavodsk. Gli avvocati della difesa hanno risposto a Zubov che in Carelia saranno sostituiti da altri colleghi difensori. Ma il giudice è comunque riuscito a far slittare le udienze a dicembre.

L'avvocato Musaev ritiene che lo slittamento delle udienze sia da collegarsi al fatto che il giudice Zubov vuole sciogliere il collegio dei giurati, perché poco conveniente per l'accusa, e che per concordare questa decisione gli serva tempo. Da parte loro gli avvocati ritengono che non ci sia nessun fondamento per congedare il collegio. Al contrario, ritiene l'avvocato Stavickaja, questa corte popolare ha dimostrato la propria indipendenza.

Il giudice Zubov e i direttori del tribunale militare distrettuale di Mosca ieri non erano disponibili a rilasciare dichiarazioni. Il direttore dell'Ufficio stampa del tribunale militare Aleksandr Minčanovskij ha dichiarato che il giurato Kolesov ha espresso solo un punto di vista personale. Minčanovskij non ha visto la dichiarazione dei giurati sulla chiusura del processo, né quella di segno opposto sulla sua apertura. Per questo motivo si riserva per ora di non commentarle.

I partecipanti al processo concordano sul fatto che il tribunale militare distrettuale di Mosca si è dimostrato impreparato per esaminare un processo così clamoroso. Non si è trovato un locale adatto ad ospitare un vasto pubblico, e l'incidente con i video-reporter si sarebbe potuto evitare se si fossero organizzate, prima dell'inizio delle sedute, le cosiddette "riprese di protocollo" dei processati.

* nell'estate 2006, a seguito di un episodio di violenza al bar Čajka di Kondopoga, finito con il pesante bilancio di due morti e una decina di feriti, nella cittadina della Carelia si sono scatenate rappresaglie nei confronti della comunità caucasica presente in città. Alcuni mass media hanno descritto veri e propri pogrom contro le attività commerciali e le proprietà degli immigrati


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