Oggi quattro aprile è la prima Giornata mondiale per la promozione delle azioni contro le mine indetta dalle Nazioni Unite. In questa giornata si intende richiamare l'attenzione sul lavoro svolto in numerosi paesi del mondo per eliminare la minaccia costituita dalla presenza di mine e di ordigni inesplosi

04/04/2006 -  Roberta Bertoldi

Le opere di bonifica delle aree minate attualmente si svolgono in 37 Paesi. Ogni anno decine di chilometri quadrati di territorio vengono bonificati e tornano a disposizione delle comunità per la ricostruzione e la ripresa delle attività socio-economiche. Tuttavia, la strada verso un mondo libero dalle mine è ancora lunga: 84 Paesi rimangono minati e si stima che più di 200.000 chilometri quadrati del loro territorio possano essere contaminati da mine e da ordigni inesplosi. Paesi come la Bosnia, il Ciad, la Croazia, il Niger e la Thailandia dovrebbero completare la bonifica da mine nel 2009 ma, secondo stima della Campagna internazionale Contro le Mine , è improbabile che ce la facciano. Lo stesso vale per la Cambogia, che ai sensi del Trattato di Ottawa dovrebbe completare la bonifica entro il 2010.

Ogni anno rimangono vittime di incidenti dovuti alle mine o agli ordigni inesplosi tra le 15.000 e le 20.000 persone, mentre è in costante crescita il numero di persone che, a causa di tali incidenti, sono costrette a vivere il resto della loro vita con gravi disabilità.

"Fermare questo stillicidio è possibile solo con un'adeguata mobilitazione di risorse e con il sostegno della comunità internazionale - ha detto Annalisa Formiconi, presidente della Campagna Italiana Contro le Mine - È questo l'impegno che hanno preso i paesi che aderiscono al Trattato di Ottawa che bandisce le mine antiuomo: ogni paese firmatario è tenuto a bonificare il proprio territorio dalle mine entro 10 anni dall'entrata in vigore del trattato, mentre tutti i paesi che sono in grado di farlo, che possiedono cioè sufficienti risorse, hanno l'obbligo di sostenere le azioni contro le mine e l'assistenza alle vittime nei paesi più poveri. Anche l'Italia è chiamata a fare la sua parte rinnovando il suo impegno a sostegno delle azioni contro le mine finanziando adeguatamente il Fondo istituito con la Legge 58 del marzo 2001 che, negli ultimi anni è stato più che dimezzato."

Marko Albunovic, in un recente articolo comparso su Politika racconta la terribile minaccia di questi ordigni per la regione balcanica: sul territorio di Nis, Kraljevo, Kopaonik, Kursumlija, Sjenica e Vladimirca oggi sono presenti i resti di bombe a grappolo su un territorio di 24.000.000 di metri quadrati. I campi minati coprono un territorio di 4.300.000 metri quadrati, lungo la frontiera con la Croazia, mentre una messa in sicurezza e rimozione è ancora attesa per 60 bombe aeree inesplose e altri proiettili di grande calibro in tutta la Serbia.
Il problema maggiore sostiene Petar Mihajlovic, direttore del Centro per lo sminamento della Repubblica di Serbia, è ancora rappresentato dalla mancanza di fondi. Lo sminamento di un metro quadrato di terreno infestato da mine e bombe a grappolo costa in media circa 1,3 euro mentre la rimozione di una sola bomba aerea costa fra i 100.000 e 200.000 euro.

Fino ad ora - dichiara Mihajlovic- i maggiori donatori del progetto per lo sminamento delle regioni minacciate sul territorio della Serbia sono l'Unione europea, i governi degli Stati Uniti, della Germania, della Repubblica Ceca e della Gran Bretagna.

Molti sono comunque i progetti di sminamento avviati in questi anni nella regione balcanica da Ong ed enti locali italiani.

Progetti significativi come quello in cui da circa due anni è impegnata l' Unità di bonifica umanitaria (Mine Action Unit - MAU) di Intersos che hanno permesso ad esempio la bonifica di lotti della montagna di Trebevic, sopra Sarajevo. Un lavoro lento, reso possibile fino ad ora dai finanziamenti del Governo italiano per il tramite dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i programmi di sviluppo (UNDP). Ad oggi sono stati bonificati 200.000 mq dei 600.000 mq ritenuti pericolosi.

Sensibile a questa tragedia è anche la Provincia di Roma che ha convocato il 22 e 23 marzo scorso il Primo Summit dedicato all'emergenza vittime delle mine anti-uomo e degli ordigni inesplosi (UXO).
Con questa iniziativa la Provincia di Roma si propone di creare un nuovo punto di eccellenza in campo umanitario: un Tavolo di Lavoro permanente che sia punto di riferimento a livello internazionale su questa emergenza.