Gli ostacoli posti dai soldati russi all'avvio della missione europea di osservazione in Georgia e le divergenze tra Mosca e Bruxelles: l'analisi di Kommersant

06/10/2008 -  Anonymous User

Di Alexandr Gabuev e Georgij Dvali, Kommersant, 2 ottobre 2008
Traduzione per Osservatorio Caucaso: Davide Cremaschi

Sembra essere in seria difficoltà la realizzazione degli accordi tra Russia ed Unione europea sulla Georgia. Nel primo giorno di lavoro, la missione di osservazione dell'UE avviata ieri 1 ottobre, ndt lungo i confini dell'Abkhazija e dell'Ossezia del sud sulla base del piano Medvedev-Sarkozy, si è scontrata con problemi posti dai soldati russi. A ciò si aggiunga che Mosca e Bruxelles hanno posizioni contrastanti in merito al dispiegamento degli osservatori sul territorio delle due repubbliche. Stando ad alcune nostre fonti, sarebbe a rischio di insuccesso anche l'esito di un altro punto cruciale del piano di pace: il vertice a Ginevra sulla situazione in Caucaso.

Missione possibile

L'avvio dei lavori della missione di osservazione europea in Georgia, il cui dispiegamento viene considerato uno dei punti chiave degli accordi tra UE e Federazione russa, è stato predisposto in pompa magna. A celebrare l'importantissimo evento di martedì scorso a Tbilisi è intervenuto in prima persona l'Alto Rappresentante dell'UE per le questioni di Politica estera e di Sicurezza, Javier Solana. Con il Presidente georgiano Mikhail Saakashvili, Solana ha annunciato il successo dell'avvio dei lavori della missione. "E' il più veloce dispiegamento di forze che l'Unione europea abbia mai intrapreso. Tutti i paesi membri hanno messo in campo enormi sforzi per trovarsi qui in così poco tempo", ha dichiarato Solana, "e noi speriamo che tutte le parti rispetteranno i propri impegni come sta facendo l'Unione europea. L'obiettivo è che si realizzi il ritiro delle truppe russe". Javier Solana ha ricordato che il Presidente russo Dmitrij Medvedev ha promesso di evacuare i militari russi dalla Georgia entro il termine di 10 giorni dal dispiegamento degli osservatori UE, ossia entro il 10 ottobre.

"Non possiamo dirci soddisfatti finché l'ultimo soldato russo non avrà lasciato il territorio georgiano", ha fatto eco Mikhail Saakashvili all'ospite europeo. "Le truppe russe devono tornare da dove sono venute. Dall'altra parte del tunnel di Roki e sull'altra riva del fiume Psou, da dove sono entrate. La Georgia è ferma sui propri propositi e non arriverà al benché minimo compromesso". Il Presidente georgiano ha poi dichiarato che per il 20 ottobre a Tbilisi è in agenda una conferenza dei paesi donatori, con la partecipazione dei leader europei che si son detti senza'altro disposti a finanziare la ristabilizzazione dell'economia georgiana.

Lo staff degli osservatori della missione UE, compreso il personale tecnico, conta 300 uomini circa. A guidare la missione sarà il diplomatico tedesco Hansjörg Haber. A supportarlo il generale della Gendarmerie francese Gilles Janvier. Il mandato degli osservatori ha la durata di un anno con possibilità di proroga. Il budget dell'operazione è di 35 milioni di euro. Il quartier generale della missione sarà allestito a Tbilisi. In segno di particolare rispetto, le autorità georgiane hanno deciso di ospitarlo proprio nel centro della capitale, nella residenza di Krzanisi. Oltre al quartier generale, gli osservatori disporranno di sedi operative a Zugdidi (non distante dall'Abkhazija), a Gori (vicino all'Ossezia del sud) e nella città portuale di Poti.

Ostacoli in uniforme

Il primo giorno di lavoro degli osservatori non è trascorso senza contrattempi. Soprattutto a causa dei militari russi. Ieri mattina 1 ottobre, ndt la prima squadra di un gruppo di venti osservatori, con alcuni giornalisti al seguito, è uscita da Gori per dirigersi verso il villaggio georgiano di Karaleti, che si trova a 4 chilometri dalla frontiera dell'Ossezia del sud. Ma all'ingresso del villaggio stazionava un checkpoint russo, il cui comando si è rifiutato categoricamente di far proseguire il viaggio degli osservatori. Dopo lunghe discussioni al telefono con i propri superiori l'ufficiale russo ha infine concesso il passaggio degli osservatori nella zona di sua responsabilità, ma senza giornalisti. Del resto gli stessi europei sono sembrati parecchio restii nei loro contatti con la stampa. "Cercate di capire", diceva un membro del gruppo di monitoraggio nel tentativo di evitare le domande dei giornalisti, "noi ci troviamo qui solo per osservare e non per riportare giudizi di tipo politico".

Gli osservatori a Karaleti sono stati ancora fortunati. Come ha dichiarato il dirigente del dipartimento di informazione ed analisi del ministero dell'Interno georgiano, Shota Utiashvili, a causa del divieto dei militari russi non è stato permesso a molti gruppi di monitoraggio di entrare nelle zone cuscinetto. "La situazione è molto strana. Il 28 settembre gli europei si sono incontrati per la prima volta con i soldati russi e questi ultimi hanno detto che tutto sarebbe andato bene. E già il giorno seguente il loro rappresentante Vitalij Manushko ha detto che non avrebbero lasciato passare gli osservatori. "Evidentemente i russi non hanno ricevuto precise istruzioni", spiega Shota Utiashvili. Secondo nostre fonti presso il ministero dell'Interno georgiano, "i russi cercano qualsiasi cavillo per non ritirare le truppe dalle zone cuscinetto entro il 10 ottobre: ora chiedono che le auto degli osservatori vengano dipinte di bianco, perché possano essere viste da lontano".

Altre fonti presso la dirigenza di Abkhazija ed Ossezia del sud riconoscono che alcuni problemi circa il passaggio degli osservatori europei nelle zone cuscinetto ci sono effettivamente stati. "Ci sono stati problemi, ma è una questione che riguarda la responsabilità delle forze di peacekeeping russe. Nelle vicinanza c'è la frontiera dell'Ossezia del sud, con i nostri posti di blocco. Forse là non è ancora tutto pronto perché abbia inizio il monitoraggio", ha spiegato a Kommersant' Irina Gagloeva, capo del Comitato per l'informazione e la stampa dell'Ossezia del sud. A sua volta il ministro degli Esteri abkhazo Sergej Shamba ha dichiarato che "le truppe russe non sono obbligate a lasciar passare gli europei fino alle frontiere dell'Abkhazija - entro il 10 ottobre devono essere dislocati sul territorio da Poti a Senaki, per arrivare ad occupare tutta la zona di sicurezza dopo il ritiro delle truppe di peacekeeping russe".

Fonti di Kommersant presso il ministero degli Esteri russo hanno definito i problemi degli osservatori europei come "difficoltà tecniche". "Sta andando avanti il processo di definizione dei meccanismi di interazione tra i nostri peacekeeper e quelli europei, e questo richiede tempo e sforzi precisi. Problemi in situazioni simili sono sempre inevitabili", ha dichiarato Igor' Ljakin-Frolov, vicedirettore del Dipartimento per l'informazione e la stampa del ministero degli Esteri russo.

Divergenze senza fine

Javier Solana

Nel frattempo i contrasti tra Mosca e Bruxelles sulla missione di osservazione dell'Unione europea non si limitano solo alle questioni tecniche. In visita a Tbilisi, Javier Solana ha dichiarato che gli osservatori UE verranno presto dispiegati su tutto il territorio della Georgia. Così facendo ha fatto capire che Bruxelles conta di avviare missioni di monitoraggio in Abkhazija e in Ossezia del sud. "L'invio di osservatori europei fin dentro le zone del conflitto è un naturale obiettivo dell'Unione europea", ha detto a Kommersant' un funzionario dell'apparato esecutivo dell'Alta rappresentanza dell'UE. Ben più perentorio Mikhail Saakashvili: stando alle sue dichiarazioni, il Presidente francese in persona, Nicolas Sarkozy, gli ha promesso di inviare osservatori nella zona di conflitto ed ha persino sancito questa promessa con la firma di un documento ufficiale (v. Kommersant, 10 settembre).

Al contrario, Mosca interpreta l'accordo Medvedev-Sarkozy in modo del tutto differente. "Gli osservatori UE verranno di fatto dislocati su tutto il territorio della Georgia. Ciò significa escluse Abkhazija ed Ossezia del sud, che sono Stati indipendenti", ha dichiarato Igor' Ljakin-Frolov. "Sul nostro territorio gli osservatori occidentali non verranno affatto", ha assicurato Sergej Shamba. Dichiarazioni dello stesso tenore sono state rilasciate ai nostri colleghi anche da membri del governo dell'Ossezia del sud. Forse a dar loro certezza è giunta la notizia che un altro membro delle Nazioni Unite si è detto disposto a riconoscere Sukhumi e Tskhinvali. Ieri l'ambasciatore somalo in Russia, Mokhamed Handulle, ha dichiarato che il suo paese è pronto ad unirsi a Russia e Nicaragua nel riconoscere le due repubbliche. In cambio la Somalia si aspetta dalla Russia l'avvio di una cooperazione tecnica e militare.

Sono oggetto di controversie anche altri importanti punti dell'accordo Medvedev-Sarkozy sottoscritto l'8 settembre. A far discutere è soprattutto l'organizzazione dei colloqui sul mantenimento della sicurezza nella regione, che dovrebbero cominciare a Ginevra il 15 ottobre. "Siamo sicuri che l'incontro si farà. Resta tuttavia ancora da concordare la struttura e il livello di questo appuntamento", ha dichiarato Igor' Ljakin-Frolov. Un funzionario di rilievo di Piazza Smolensk la sede del ministero degli Esteri russo a Mosca, ndr, che ha in carico le relazioni con la Georgia, ha riferito a Kommersant che "le discussioni preliminari con gli europei sulla questione avranno inizio il 2 ottobre". Nel frattempo un funzionario di altro rango del governo georgiano ha dichiarato che l'incontro avrà luogo non prima del 19 ottobre e ad un livello ristretto ai soli esperti.

Sergej Shamba ha spiegato i motivi di questi ritardi: "I russi hanno posto precise condizioni: le discussioni avverranno solo con la partecipazione dei rappresentanti di Abkhazija ed Ossezia del sud". E dal ministero degli Esteri ribadiscono che "affrontare senza osseti ed abkhazi a Ginevra la questione della sicurezza in Caucaso appare del tutto inopportuno". Nel frattempo, stando ad informazioni pervenute da circoli diplomatici occidentali, la partecipazione di Sukhumi e di Tskhinvali in qualità di Stati indipendenti è per Bruxelles assolutamente inammissibile. Ciò significa che la realizzazione dei punti-chiave del piano Medvedev-Sarkozy potrebbe trovarsi a rischio. E di conseguenza anche l'intero piano.


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