Movladi Bajsarov in compagnia dell'attuale premier ceceno Kadyrov

Movladi Bajsarov, ex colonnello dei servizi segreti russi è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco a Mosca. Compariva come testimone in un caso di rapimento in Cecenia su cui stava indagando la procura di Grozny. Eliminato un testimone chiave?

22/11/2006 -  Anonymous User

Di Aleksandr Djeglov e Sergej Mashkin, a Mosca, per Kommersant, 21 novembre 2006
Traduzione per Osservatorio sui Balcani: Davide Cremaschi

Nuovi dettagli sono emersi a proposito della operazione speciale nel corso della quale la polizia cecena ha ucciso Movladi Bajsarov, ex-comandante della divisione speciale Gorec nonché colonnello dell'FSB i servizi segreti russi, eredi del KGB. Nel distretto di Staropromyslovskij la Procura di Grozny, che sta indagando sul sequestro in cui Bajsarov era coinvolto, ha dichiarato alla nostra testata che l'uomo compariva nell'inchiesta solamente come testimone e non era mai stato inserito nella lista degli inquisiti. Il testimone Bajsarov è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco da un ufficiale della guardia del servizio speciale, le cui regole di ingaggio non includevano la partecipazione al gruppo operativo che era venuto a Mosca dalla Cecenia.

"Cercavamo Bajsarov in qualità di testimone", ha detto a Kommersant Andrej Potapov, Procuratore del distretto di Staropromyslovskij. Potapov sta investigando sull'uccisione di 10 membri della famiglia Musaev, avvenute a Grozny nel 2004. "Dal momento che disponevamo di prove sulla possibile implicazione del comandante della divisione Gorec e dei suoi uomini nel delitto, il servizio operativo era stato incaricato di trovare Bajsarov e di informarlo sulla necessità di comparire presso il nostro ufficio per fornire tali prove. Non avevamo sollevato nessuna accusa nei suoi confronti. Per di più, non stiamo parlando per ora dell'uccisione dei Musaev, ma del loro sequestro. Alcuni corpi trovati recentemente sono stati identificati in via preliminare come di appartenenti a membri della famiglia ma, siccome l'identificazione non è ancora stata ultimata, non siamo in grado di affermare che appartengano proprio ai Musaev. Pertanto, al momento della sua uccisione, Bajsarov era solo il testimone di un caso di sequestro. In pratica un cittadino della Federazione russa nel rispetto della legge e che non si era macchiato di alcun crimine".

Tuttavia, quando il ministro dell'Interno della Repubblica cecena ha ricevuto istruzioni dal procuratore, ha preso l'iniziativa di dichiarare il testimone Bajsarov ricercato a livello nazionale come sospettato nel sequestro dei Musaev. Questo avvenne il 15 di novembre. Secondo Potapov invece, a quella data non era stato fatto ancora nessun progresso significativo a livello di indagini. "Stava proseguendo il solito lavoro di routine", ha detto. Questo significa che non c'era alcun motivo per il procuratore di sollevare alcuna accusa di reato contro Bajsarov. Non ce n'era nemmeno per il Ministro dell'Interno, che era stato solamente coinvolto per un supporto alle indagini sotto la direzione del procuratore.

Il caso pone anche un problema di giurisdizione. Se Bajsarov era veramente un alto ufficiale dell'FSB (dal documento rinvenutogli in tasca risultava essere un colonnello), sarebbe spettato allo stesso procuratore militare dell'FSB il compito di convocarlo per un interrogatorio. Non certo al procuratore civile, né al Ministero dell'Interno. Come dicono alcuni stretti conoscenti di Bajsarov, il Ministero dell'Interno, sotto il controllo del Primo Ministro ceceno Ramzan Kadyrov, non avrebbe preso iniziative mentre l'autorevole comandante godeva del supporto della potente struttura, tanto a Mosca, quanto a Grozny. Ma, il 14 di novembre, sotto la personale garanzia di Kadyrov, gli ultimi 33 combattenti allo sbando della sua speciale divisione Gorec decisero di arrendersi e deporre le armi. L'ex-comandante in capo della divisione, Khamzat Dudushev si sperticò addirittura in un giuramento di fedeltà al Primo Ministro, dichiarando che Bajsarov "ci ha semplicemente usati per i propri fini personali". All'incirca nello stesso momento, l'FSB ha richiamato il gruppo che aveva accompagnato Bajsarov fino a Mosca. Immediatamente dopo, a Grozny istituirono una brigata che ufficialmente avrebbe dovuto prendere Bajsarov sotto la propria custodia e consegnarlo in Cecenia. Per qualche motivo, la squadra includeva non solo membri del Dipartimento per la Lotta al Crimine Organizzato (UBOP è l'abbreviazione russa) e gli investigatori del crimine specializzati in arresti, ma anche ex-colleghi di Bajsarov provenienti dalle forze di sicurezza del Presidente ceceno Akhmat Kadyrov (dopo la riforma di quelle forze, la maggior parte dei suoi membri furono assegnati al servizio di pattugliamento e al servizio di sicurezza speciale lett. con mandato extra-territoriale).

La Procura del distretto meridionale di Mosca ha aperto un fascicolo sull'uccisione di Bajsarov classificandolo come omicidio premeditato (art. 105 del codice penale della Federazione russa), rilevando che gli sono state inferte 11 ferite d'arma da fuoco durante il suo arresto mentre si trovava lungo il Leninskij Prospekt. Ha subito 5 ferite al torace e le altre sei rispettivamente alla testa, al collo, nello stomaco, nella spalla destra, nel fianco destro e nell'avambraccio sinistro. L'autopsia ha rivelato che sette ferite sono dovute a colpi di fucile automatico AKS-74U, l'arma che appartiene a Sultan Rashaev, luogotenente maggiore del servizio di sicurezza speciale. Non è ancora chiaro chi altri abbia sparato a Bajsarov. Oltre ai bossoli delle munizioni del fucile automatico, sono stati rinvenuti sulla scena del crimine anche bossoli di proiettili compatibili sia con la pistola Stechkin, usato dalle forze cecene, sia con revolver classici in dotazione alla polizia. Tutti i colpi sono stati sparati da distanza ravvicinata.

"L'imputazione non è stata avviata nei confronti di persone specifiche, ma in seguito all'uccisione di Bajsarov", ha detto a Kommersant Svetlana Petrenko, responsabile dell'ufficio stampa della Procura di Mosca. "Una valutazione sull'opportunità dell'utilizzo di armi da parte della polizia verrà esaminata come parte dell'inchiesta". In realtà, fonti della polizia ritengono che le dichiarazioni della Petrenko non corrispondono alla normale prassi. A Kommersant è stato spiegato che "se non c'è motivo di dubitare sull'opportunità di aver usato un'arma, in quel caso la Procura rigetta immediatamente l'istanza di fatto criminoso sulle basi di un esame pre-istruttorio". La Procura del distretto meridionale sta portando avanti un'indagine anche per "porto d'armi illegale" sulla base delle due pistole e di una granata artigianale che sono state rinvenute addosso a Bajsarov. Ma il comandante non ha avuto il tempo di usare queste sue armi.

Il Presidente ceceno Alu Alkhanov, che era stato sostenuto anche dal comandante Bajsarov, ha tenuto ieri a Grozny una conferenza stampa. Ha dichiarato di non essere preparato a parlare dell'operazione speciale che aveva avuto luogo a Mosca, perché era a conoscenza solo di quanto riferito dalla stampa. Ha comunque espresso le sue condoglianze alla famiglia del comandante della Gorec. "So che Bajsarov e la sua divisione", ha detto il Presidente Alkhanov, "avevano preso parte attiva nella lotta al Wahhabismo e al terrorismo sul territorio della Cecenia".

"Movladi Bajsarov era stato alla Duma due settimane fa", ha raccontato a Kommersant Gennadij Gudkov, membro della Commissione della Duma di Stato per la Sicurezza. "Incontrò molte persone. Venne anche da me. Bajsarov mi parlò della neutralizzazione della divisione Gorec e della situazione della Repubblica in generale. Adesso scopro che è stato freddato nel centro di Mosca. Se davvero non era colpevole e nemmeno ricercato, allora si è trattato di un omicidio. I ceceni che lo fanno fuori a Mosca ... è veramente terribile. Sicuramente tratteremo il caso nel corso della prossima riunione della Commissione". Il presidente della Commissione Sicurezza Viktor Iljukhin ha dichiarato che la Procura Generale Russa dovrà portare avanti un accertamento giudiziario sull'operazione speciale. E che la Duma di Stato dovrà intraprendere un accertamento politico.


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